Giro del Friuli: le precisazioni degli organizzatori

Giro del Friuli: le precisazioni degli organizzatori

Situazione delicata, la società organizzatrice Gs Giro ciclistico del Friuli Venezia Giulia, a tutela del proprio buon nome e dell’impegno profuso in questi anni per la crescita di questo evento, e nel rispetto dei propri collaboratori e sostenitori, intende chiarire alcuni punti

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La situazione del Giro della Regione Friuli Venezia Giulia è indubbiamente delicata, specialmente dopo la delibera del 25 gennaio u.s. del Consiglio Federale della FCI di cancellare la corsa dal calendario internazionale Uci.

Tuttavia, dopo la divulgazione di certe notizie da parte della stampa, e ci riferiamo in particolare all’articolo del Messaggero Veneto del 13 aprile a firma Antonio Simeoli dal titolo “Giro del Friuli under 23 game over dopo 52 edizioni”, la società organizzatrice Gs Giro ciclistico del Friuli Venezia Giulia, a tutela del proprio buon nome e dell’impegno profuso in questi anni per la crescita di questo evento, e nel rispetto dei propri collaboratori e sostenitori, intende chiarire alcuni punti.

Il Giro della Regione è stato cancellato dal calendario internazionale ma nessuna spiegazione in merito è giunta direttamente agli organizzatori. Non riteniamo che nessuna delle motivazioni che l’articolo suppone alla base della decisione siano sufficienti, tanto più che l’ultima comunicazione pervenutaci dall’Uci è un comunicato del 6 ottobre 2015 che riguardava l’edizione numero 52 della corsa, svoltasi il mese precedente, nel quale si dava un giudizio alla manifestazione nel complesso positivo, e si rimarcavano persino alcuni pregi organizzativi. Lo stesso comunicato è giunto in contemporanea alla FCI, che ha successivamente inserito la corsa nel calendario 2016.

La delibera del 25 gennaio della Struttura Tecnica Federale porta come motivazione della cancellazione il mancato versamento della cauzione per l’effettuazione del Giro del 2016 (e non a garanzia dei premi come indicato nell’articolo). Ma può essere questo un motivo sufficiente per cancellare dal calendario la corsa a tappe per dilettanti più antica d’Italia? E’ ragione sufficiente per toglierla a una società che la organizza da quasi trent’anni e che nel 2015 ha ricevuto dal Coni la Stella di bronzo al Merito Sportivo per tale organizzazione, su segnalazione della stessa FCI? Se così fosse, chi ha pagato la cauzione del Giro Bio, che è inserito in calendario regolarmente dopo tre anni di sospensione?

In particolare, vorremmo controbattere alle dichiarazioni del presidente della FCI regionale Bruno Battistella, che adduce come causa della cancellazione della corsa non il mancato pagamento della cauzione, bensì la “gestione dilettantistica” della manifestazione.

In particolare Battistella parla di presunti ritardi nei pagamenti alle squadre, e dei numerosi solleciti di queste, solleciti che a noi non sono mai pervenuti. Anzi: per facilitare la gestione dei pagamenti, soprattutto quelli delle squadre straniere, e per allinearci a quanto avviene nelle gare internazionali, per il 2016 erano già stati presi accordi per trasferire l’onere dei pagamenti all’Accpi (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani), provvedendo a inviare loro la quota dei premi sette giorni prima della gara. Le stesse squadre stanno continuando a inviarci richieste di partecipazione da tutti i continenti (60 quelle pervenute fino ad oggi per l’edizione 53) a riprova dei buoni rapporti esistenti con le società che prendono parte al Giro della Regione.

Non capiamo inoltre   il riferimento a “sponsor non gratificati”, inspiegabile e quasi offensivo se si pensa ai complimenti e all’appoggio sempre ricevuti dalle aziende e dai consorzi che hanno sostenuto la corsa in tanti anni. Se questi sponsor non fossero stati gratificati dalla partnership con il Giro, non ci avrebbero appoggiato per più edizioni consecutive, come Quadrifoglio Sistemi di Arredo di Mansuè (TV) e Ceccarelli Group di Udine, o alcuni istituti di credito come la BCC Pordenonese, o CrediFriuli di Udine. Si pensi anche alla IDR Imago di Udine che dopo alcuni anni di sostegno ha deciso di fare il salto e diventare main sponsor del Giro 2015, o al consorzio turistico dell’Osttirol, che ci sta vicino con entusiasmo ormai da due anni, oltre naturalmente alla Regione Friuli Venezia Giulia stessa e al consorzio Carnia Welcome, e senza dimenticare la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.

E queste dichiarazioni sono ancora più preoccupanti perché dette dallo stesso presidente FCI regionale che non più tardi del novembre scorso consegnò alla nostra società una targa da parte del comitato regionale FVG “per l’ottima organizzazione della 52a edizione del Giro”. Che se ne sia dimenticato?

Battistella e Di Rocco nell’articolo parlano di un peggioramento del livello organizzativo di anno in anno, che ora sarebbe al di sotto dei minimi criteri di organizzazione (senza specificare quali). Queste dichiarazioni però darebbero adito a una mancanza di professionalità non solo nostra ma anche di tutti i servizi in corsa, a partire dalla Polizia Stradale del Friuli Venezia Giulia, passando per le moto staffette Gruppo Lario Scorte di Mozzate (Co), il gruppo allestimento palchi Bike Service di Ozzano nell’Emilia (Bo), gli autisti del gruppo Amici Pro Cycling di Calderara sul Reno (Bo), l’assistenza sanitaria curata dal comitato Crocerossa Italiana di Udine, il cambio ruote del Gruppo Servizi Corse di Bergamo, e il servizio radio corsa e interprete del Team Radio Corsa Toscana insieme al GMT Radio Sport di Treviso che si occupa dei collegamenti in gara, senza dimenticare l’ottimo servizio video curato da Atlantide Videoservice di Perugia, che ha mandato in onda le immagini del Giro del Friuli Venezia Giulia in tutto il mondo. Tutte persone che lavorano abitualmente in corse professionistiche e dilettantistiche di alto livello, e a cui va il nostro grazie.

E’ facile parlare di ritardi nei pagamenti, ma non si nomina il fatto che in questi anni non c’è mai stato il giusto rispetto da parte delle istituzioni nei confronti del Giro regionale. Quanti amministratori pubblici hanno promesso cifre poi mai erogate? Pensiamo ad esempio a quel consigliere regionale (già presidente del Giro della Regione), che nel 2012 propose e garantì cifre importanti salvo poi non dare alcun riscontro e scompensando così il bilancio del Giro di quell’anno. Coloro che hanno rispettato gli accordi economici purtroppo costituiscono un’eccezione e non una regola e l’elenco delle promesse non mantenute è molto lungo.

Non merita commento il paragone del Giro della Regione con un Giro d’Italia o un campionato italiano di ciclocross, vista la differenza di contributi assegnati. Basti pensare che la Regione ha assegnato al campionato italiano di ciclocross (svoltosi in Friuli a gennaio 2016) 120 mila euro per due giorni di gare (con spese di vitto e alloggio a carico dei partecipanti), mentre l’ultima edizione del Giro Regionale, nel 2015, ne ricevette 67 mila per cinque tappe con tutte le spese a proprio carico e una logistica molto più complessa.

Ancora più azzardato poi il paragone con il Giro d’Italia, che da un lato ci lusinga perché significa che nonostante la nostra “capacità organizzativa dilettantistica” siamo riusciti a portare il Giro della Regione ad altissimi livelli, ma i due supporti economici non rimangono neanche lontanamente paragonabili.

Nell’articolo di Simeoli si parla anche di fornitori che hanno intentato cause per essere saldati, ma ci teniamo a specificare che non abbiamo mai ricevuto nessun decreto ingiuntivo da parte di nessuna struttura ricettiva né da altri fornitori di servizi in dieci edizioni.

In questi anni abbiamo tentato il tutto per tutto per salvare questo Giro, anche a costo di posticiparlo o accorciarlo, mentre molti altri attorno a noi chiudevano i battenti; ma a quanto pare, secondo la FCI, se lo avessimo lasciato morire sarebbe stato meglio. Leggere certe dichiarazioni che mettono in discussione la nostra capacità organizzativa, mentre a noi direttamente non è giunta alcuna comunicazione ufficiale, e mentre nella realtà dei fatti continuano ad arrivarci parole di sostegno da squadre e sponsor, non può che farci chiedere: che ci sia qualcos’altro sotto?

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