Therry Adam a Udine per raccontare la sua battaglia più grande

Therry Adam a Udine per raccontare la sua battaglia più grande

Thierry Adam, noto volto dello sport in Friuli, imprenditore del settore a Udine (palestra Modulor), fitness coach di molte squadre e campioni, a raccontare per la prima volta la sua storia di sopravvissuto a ben due tumori cerebrali

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Un messaggio di speranza e di guarigione per dimostrare come combattere contro il tumore e farcela contro ogni previsione, anche quando tutti ti danno per spacciato. Sarà l’allenatore italofrancese Thierry Adam, noto volto dello sport in Friuli, imprenditore del settore a Udine (palestra Modulor), fitness coach di molte squadre e campioni, a raccontare per la prima volta la sua storia di sopravvissuto a ben due tumori cerebrali, l’ultimo dei quali, due anni fa quando ha deciso di sottoporsi all’awake surgery (chirurgia da sveglio, senza anestesia) alla Neurochirurgia di Udine con il dr. Miran Skrap che lo operò anche la prima volta, 14 anni fa. Sarà lui l’atteso testimonial sabato 14 maggio, alla Libreria Friuli di Udine, ore 18, quando si terrà il primo incontro declinato secondo la chiave di lettura ‘diritti civili’ sul libro dedicato da Irene Giurovich al suo compagno Adriano Ioan A muso duro. Mille sogni da raccontare (edizioni Segno) che vedrà accanto all’autrice il segretario dell’Ordine degli avvocati di Udine, il legale Gianluca Visonà. A lui il compito di affrontare la ‘questione civile’ presente nel racconto autobiografico, dopo la presentazione di Vincenzo Rossi, presidente del Club Cotronesi e Toscani amici del FVG promotore dell’evento, assieme al Club Unesco e al Comune di Udine in veste di patrocinatore.

“La testimonianza portata da Thierry Adam che con coraggio ha deciso di renderla pubblica – spiega Giurovich – è un inno a non arrendersi mai. A guardare in faccia la malattia e combatterla, indipendentemente dall’esito. Adam, nel suo lavoro, prepara a vincere, sì, ma anche a come saper perdere ed accettare la sconfitta. Ed è un insegnamento che vale anche per imparare a guardare in faccia alla malattia”.

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