Trost a Eugene: ”Primo round verso Rio”

Trost a Eugene: ”Primo round verso Rio”

L’artista friulana esordisce sabato 28 maggio in Diamond League. Ad attenderla ci saranno Cunningham, Beitia e Licwinko, le tre medagliate dei Mondiali Indoor di Portland

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Il 2016 di Alessia Trost riparte dall’ultima puntata. Da Portland, Oregon, Stati Uniti. A due mesi dalla fine dei Mondiali Indoor, l’altista azzurra ieri mattina all’alba è volata oltreoceano dove sabato 28 maggio (ore 22:09 in Italia) farà il suo debutto all’aperto al Prefontaine Classic di Eugene, quarta tappa IAAF Diamond League. “Da Portland ho finito e da qui si ricomincia. Possibilmente in meglio! – dichiara la 23enne pordenonese delle Fiamme Gialle -. I Mondiali Indoor sono stati una bella lezione nel senso che sono tornata a casa…si può dire incazzatissima!?! Mi sentivo in condizione, venivo da una serie di buone gare, ma non sono riuscita ad esprimermi al momento giusto. Quel settimo posto con solo 1,93 mi ha messo addosso ancora più cattiveria”.

Sabato sarà la prima occasione per rifarsi?
“Le mie unghie sono affilate e sono pronta a tirarle fuori. La scorsa settimana ho avuto un lieve affaticamento muscolare, risolto con un paio di giorni di riposo. A Eugene si va in pedana poco dopo le 13, mi piace l’idea anche per misurarmi con l’impatto del fuso orario (9 ore di differenza rispetto all’Italia, ndr). La concorrenza è subito al top con il podio dei Mondiali Indoor al completo: Cunningham, Beitia e Licwinko”.

A proposito di Ruth Beitia, un’avversaria, ma anche un’atleta insieme alla quale hai appena condiviso un periodo di allenamento in Spagna tra il centro di Sant Cugat e Santander.
“Io e Ruth abbiamo un bellissimo rapporto. Da quando abbiamo iniziato a gareggiare insieme si è sempre comportata un po’ come una chioccia con me. Dovessi definirla con un termine spagnolo sicuramente userei “maja”, una persona davvero carina. Tra l’altro abbiamo scoperto di avere un sacco di cose in comune e che i nostri allenatori Gianfranco Chessa e Ramon Torralbo sotto alcuni aspetti sembrano quasi separati alla nascita. Rientro da questa esperienza con qualche piccolo cambiamento: niente più preavvio, ma rincorsa a nove passi, alcuni lavori di pliometria e un maggiore uso dei balzi verticali”.

In Spagna c’erano anche Gianmarco Tamberi e Desirée Rossit.
“Con Gimbo c’è grande sintonia. L’atletica e il salto in alto sono stati i denominatori comuni con cui siamo cresciuti e vissuto tante esperienze in azzurro. Per dirla in spagnolo, lui sembra un “loco” nel senso più simpatico del termine (folle, ndr), ma in realtà è un vero campione e in questo momento è concentratissimo e focalizzato al massimo sui Giochi Olimpici. Sono molto contenta per Desirée, l’1,94 appena fatto in Belgio l’ha proiettata ad un altro livello dove la stavamo già aspettando tutti da tempo”.

La tua road map verso Rio?
“Penso che il miglior allenamento sia gareggiare. E’ per questo che dopo Eugene mi aspettano i meeting di Oslo (9 giugno), Stoccolma (16 giugno), poi gli Assoluti di Rieti (24-26 giugno) e gli Europei di Amsterdam (6-10 luglio). La data  cerchiata in rosso sulla mia agenda è il 18 agosto, il giorno della qualificazione a Rio, la mia Olimpiade inizierà da lì”.

E i 2 metri?
“Ruth (Beitia, ndr) mi ha confidato che dopo averli saltati la prima volta non ci ha capito più nulla. Forse fanno quest’effetto, ma per me è ora di tornarci. Prima sarà fondamentale trovare una solida stabilità su misure come 1,95 e 1,97 ad ogni gara. Certo che me lo ricordo quel 29 gennaio di tre anni fa a Trinec: avevo superato l’asticella con la spensieratezza di una ragazza di nemmeno vent’anni, la stessa con cui a marzo ho visto saltare e vincere l’oro mondiale alla 18enne Vashti Cunningham, un vero talento e un’avversaria da tenere d’occhio già dall’imminente futuro”.

Alessio Giovannini – Fidal.it

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