Apu, Vanuzzo sale in cattedra: ripartiamo dai giovani

Apu, Vanuzzo sale in cattedra: ripartiamo dai giovani

Il capitano della formazione bianconera è stato lo “special guest” dell’incontro di formazione dei giornalisti organizzato dall’Ordine e dall’Ussi Fvg. Tra i relatori anche il preparatore Giacomo Braida e il coach Lino Lardo

Un basket eccessivamente fisico, che investe scarse risorse sui giovani e con i “veri” playmaker da ritrovare. E’ questo il ritratto dell’attuale pallacanestro italiana tracciata nel corso dell’incontro di aggiornamento organizzato dall’Ordine dei giornalisti Fvg e dalla sezione Fvg dell’Unione stampa sportiva italiana (Ussi) tenutosi questa mattina nella sede della Fondazione Crup in via Manin, dal titolo “I media e il basket moderno”. Tra i relatori il capitano della Gsa Udine (e campione d’Italia in carica con la Dinamo Sassari) Manuel Vanuzzo e Giacomo Braida, preparatore atletico, che ha vissuto importanti esperienze tra Snaidero Udine, Trieste, Verona, nazionale macedone,… e attualmente è consulente per l’Apu Gsa Udine. Presenti in sala, oltre a numerosi giornalisti, anche il general manager della Gsa Davide Micalich accompagnato dall’allenatore Lino Lardo, l’ex allenatore Flavio Pressacco (che proprio nei giorni scorsi ha ricevuto un importante riconoscimento alla carriera) e l’esperto tecnico Mario Blasone. Introdotti dal presidente dell’Ussi Fvg Piero Micoli e dal vice-presidente Edi Fabris, Braida e Vanuzzo hanno affrontato diversi temi di grande attualità inerenti il mondo della palla a spicchi.

Ussi Fvg Giacomo BraidaAttraverso l’utilizzo di slide molto esplicative, Braida ha indicato le principali differenze tra il basket contemporaneo e quello passato: “Il basket attuale si contraddistingue dal basket degli anni Ottanta innanzitutto per l’atletismo. Adesso la potenza fisica è diventata un elemento essenziale”. Un elemento che pone in primo piano il valore della preparazione fisica. “Quando ho iniziato questa carriera – ha raccontato Braida – allenavo squadre di dilettanti, come la Cbu nel 2004. Erano previsti solo 2-3 allenamenti a settimana, con un’ora, un’ora e mezza dedicata alla preparazione. Decisamente poco per poter mettere in pratica tutto ciò che avevo in mente. Se pensiamo che quando allenavo i professionisti facevamo 8-10 allenamenti a settimana, di cui 2-3 dedicati alla preparazione fisica, si nota subito la differenza. Ecco perchè ho iniziato un lavoro “preventivo” cercando di ottimizzare il lavoro in base al tempo che avevo a disposizione”.

Sul tema è intervenuto anche Vanuzzo: “Se il basket fosse solo atletismo sarei già un ex giocatore… Invece contano anche le doti tecniche e l’intelligenza cestistica, anche se spesso viene messa in disparte. In Italia si punta tanto sui giocatori di colore, che, com’è noto, hanno fisici ben superiori. Ora c’è una pallacanestro molto americanizzata”. E proprio la massiccia presenza di stranieri nel basket nostrano è una delle questioni “calde” che la Federazione non è ancora riuscita risolvere. “Le squadre che fanno le Coppe – prosegue il capitano della Gsa Udine – hanno rose da 12 elementi con 7 stranieri, a Sassari lo scorso anno avevamo 8 giocatori di colore. Purtroppo negli anni è stata abbandonata la cura del settore giovanile e ciò si ripercuote anche sulla Nazionale. Società che puntino sia al professionismo che ai settori giovanili sono poche. Se penso che quando ero alla Benetton, eravamo in 12 e tutti sono arrivati almeno in serie B, addirittura 6-7 si sono affermati tra A1 e A2…”. Oggi sarebbe quasi utopia…

Così come è cambiato anche il ruolo del playmaker. Sul tema si è incentrato l’intervento di un ex play e Ussi Fvg Lino Lardoattuale tecnico, Lardo: “Ci siamo dimenticati della tecnica e della tattica concentrandoci sull’atletismo. Ho visto giovani – anche provenienti da college americani – con molte lacune nei fondamentali. Per esempio nell’insegnamento del pick’n’roll, l’80 per cento dei fondamentali è sul palleggio, non sul passaggio o sul tiro. La responsabilità è alla base, dobbiamo ripartire dai fondamentali. Da sempre il play è stato l’allenatore in campo, le squadre vincenti hanno sempre avuto grandi playmaker. Oggi il ruolo è un po’ cambiato. Il gioco più veloce, più atletico non permette di avere un vero leader in campo. Dobbiamo invece ricominciare a pensare a quel ruolo come ruolo importante. Negli ultimi anni la squadra più vincente, ovvero Siena, aveva un leader in campo che non era il playmaker, ma Shaun Stonerook. Quando giocavo mi sentivo allenatore in campo. I play devono sapere tutto e di tutti, ma oggi gli atleti fanno un po’ fatica a capirlo. Ripeto è un ruolo da ritrovare e valorizzare, serve quell’intelligenza che nel gioco di squadra oggi sta mancando”.

Al termine delle relazioni, condite da aneddoti e interventi da parte del professor Pressacco e di coach Blasone – senza dimenticare la lettura del giornalista Eddi Bortolussi di un significativo estratto del libro di Micalich sulla figura del playmaker -, il presidente Micoli ha consegnato a Vanuzzo e Braida le targhe “Amici Preziosi dell’Ussi Fvg”, in segno di stima e riconoscenza.

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