Basket: Italbasket, il sogno finisce qui

Basket: Italbasket, il sogno finisce qui

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Gara bellissima fra la miglior Lituania degli ultimi tempi ed un’eroica Italia di basket, la quale nonostante le moderate dichiarazioni di tecnici e giocatori, ha acquisito personalità e sicurezza. Che stasera non è bastata.

La Lituania era alla portata. Ma solo a due condizioni: che l’Italia giocasse alla grande, e che i baltici non si scoprissero i Miami Heat.

Stasera la difesa italiana non è quasi mai riuscita a capire il gioco lituano: ha permesso, forse lui se l’è preso, spazio e canestri alla stella NBA Valanciunas, uno che domina l’area pitturata ma, dall’alto dei 213 cm, continua la tradizione dei centri dalla mano educata made in Vilnius (se mi si passa la metonimia): doppia doppia con 26 punti e 15 rimbalzi catturati per una valutazione di 38. Non bastasse questo, Kalnietis ha smazzato 11 assist e  concesso ai propri compagni percentuali stellari dall’arco dei 6,75. C’è voluta dunque una grande Lituania per eliminare quest’Italia.

Gli azzurri di Pianigiani hanno sofferto i baltici dal fischio d’inizio all’ultimo dei 45′ di gioco, culminato con un supplementare; hanno anche avuto la palla della vittoria, sprecata in malo modo da un Gentile comunque positivo; hanno ricucito con calma e pazienza i due strappi causati dai punti di Valanciunas, Maciulis e Kuzminkas; hanno avuto meno di altre volte dal Gallo, Belinelli a intermittenza e non benissimo in difesa, superlativo il Mago Bargnani. I dieci punti finali di differenza sono bugiardi e non dipingono l’effettiva distanza fra le squadre: la Lituania ha vinto il primo quarto di un punto, l’Italia l’ultimo con la stessa distanza e i due quarti di mezzo sono finiti in parità. Segno che l’esito è stato determinato anche da episodi. Una schiacciata sbagliata di Gentile, un tiro da tre incredibile di Maciulis a 100 secondi dalla fine et les jeux sont fait. In particolare la gara italiana è terminata quando Belinelli e Hackett si capiscono come un barese ed un salentino, palla sugli spalti. Si era a -5, con la possibilità di portarsi ad un solo possesso di distanza. Sliding doors che stavolta puniscono i nostri. Gara in ghiaccio grazie a tre punti (tu quoque!) di Paulias Jankunas, trentunenne di Kaunas.

L’Europeo dei nostri non è finito: c’è da conquistare un piazzamento per i tornei preolimpici, per il quale serve arrivare quantomeno settimi. La prossima gara sarà una semifinale poco nobile, quella contro la Cechia che oggi ha fatto soffrire per tre quarti di gara i serbi (per me) favoriti alla finale contro la Francia. Dall’altra parte, semifinale per la coriacea Spagna di Scariolo che disinnesca Spanoulis e con un Gasòl in formato NBA la porta a casa, nona volta consecutiva in semi negli ultimi nove tornei internazionali disputati.

All’Italia manca ancora qualcosa per sedere al tavolo dei grandi: due anni fa in Slovenia finì alla stessa maniera, contro la stessa formazione baltica. Manca la capacità di opporre un centro puro forte sotto l’anello contro i vari Valanciunas, Gasòl e compagnia cantante. Mancano quaranta minuti di attenzione, difetto notato già in estate; manca la capacità per gli esterni di leggere passaggi perimetrici sull’arco impedendo troppo facili tiri pesanti. E con tutto questo, ce la siamo giocata con la Lituania fino al quarantaquattresimo minuto di gara.

Recriminare sarebbe ingeneroso, bisogna chinarsi di fronte ai vincenti con il cappellaccio a toccar la punta delle babbucce. Ricomporsi, ché il torneo non è concluso, e centrare Rio 2016, mai dimenticando che un’Italia decisamente migliore di questa, ma anche quella salita di tono nel corso degli anni, terminò la propria parabola di crescita ad Atene 2004, ultima apparizione olimpica con annesso argento (grandissima fu l’Argentina di Hugòl Sconochini e Ginòbili, allenati da Rubén Magnano). Servono due, tre inserimenti di peso e ritornare nel giro delle grandissime non sarà impresa. Ma per arrivarci quantomeno vicini, intanto, bisogna battere i cechi di Vesely e Satoranski.

Franco Canciani @MondoUdinese

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