Buffa: programmare è fondamentale, Gsa nella condizione ideale

Buffa: programmare è fondamentale, Gsa nella condizione ideale

Ospite d’eccezione alla kermesse Goal a Grappoli, il noto giornalista e telecronista sportivo ha parlato a MUD della società friulana e del futuro del basket italiano

Il basket raccontato da lui è proprio un’altra cosa. Ospite d’eccezione alla kermesse enogastronomica-sportiva Goal a Grappoli – tenutasi ieri sera all’azienda Keber di Zegla di Cormons (in provincia di Cormons) – il giornalista e telecronista Federico Buffa ha concesso qualche battuta a MUD per parlare della Gsa Udine e della strada che dovrebbe intraprendere la pallacanestro italiana per tornare di nuovo grande.

Buffa, lei è abituato a commentare il basket ai massimi livelli, ma a Udine abbiamo assistito alla “rinascita” del movimento con la Gsa Udine promossa in serie A2 lo scorso anno e a un passo dei play-off in questa stagione…

Mi sono accorto di ciò dallo spazio dedicato dalla stampa locale a questa squadra. C’è stato il titolo d’altri tempi. Vuol dire che la passione c’è, come anche a Trieste. Vuol dire che se la squadra va bene qui il pubblico impazzisce.

Che consiglio darebbe alla società per il prossimo campionato?

La società è nella situazione ideale. Una delle cose che mette in difficoltà un club è arrivare dove non hai programmato. Tutt riesce meglio quando programmi gli obiettivi, perchè così “sei pronto”. In un mondo così labile come quello della pallacanestro italiana, se non hai le spalle coperte, se non sei sicuro di ciò che stai facendo, rischi tantissimo. Sono, dunque, nella miglior situazione possibile. Sanno da che cosa partono e non vengono presi di sorpresa da un loro successo. E’ utile in questo movimento.

Infine, allargando lo sguardo al movimento italiano, da dove si dovrebbe ripartire? Quale sarebbe il primo mattone da posare per riportare il basket nostrano ai fasti di un tempo?

Ciò che dicono tutti quanti quelli che lavorano nel settore, a cominciare dal mio amico Carlo Recalcati è che o si ricomincia a pensare a che cosa si deve con i giocatori italiani giovani oppure è evidente che non andiamo da nessuna parte. Cè sempre un “precariato” che non guadagna nè la simpatia del pubblico nè la contonuità delle società.

C’è un giovane in Italia che può essere considerato l’esempio?

Prova tu a fare un nome.

Matteo Montano della Fortitudo Bologna. Che ne pensa?

E’ senza dubbio uno dei giocatori migliori che ci sia in Italia. Ti capisco.

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