Gsa Udine, l’appello di Traini: più spazio ai giovani italiani

Gsa Udine, l’appello di Traini: più spazio ai giovani italiani

Il nuovo play dell’Apu analizza la situazione del basket in Italia: “Ai nostri rookie non vengono date le stesse possibilità concesse agli stranieri. In A1 sono ormai davvero pochi i talenti italiani, ecco perchè il campionato più vero è l’A2”

E’ uno degli acquisti lastminute e ha portato una ventata di esuberanza nello spogliatoio della Gsa Udine. Andrea Traini, playmaker classe ’92 originario di Loreto (in provincia di Ancona) ha già rotto il ghiaccio domenica in occasione della prima sfida di campionato di serie A2 contro Ravenna, persa dai friulani per 61-70. Sei i punti messi a segno dall’ex Recanati, che ha lasciato intravvedere qualità molto interessanti. Nella sua prima intervista a MondoUdinese.it Traini – il Pavone – parla dell’Apu, dei suoi nuovi compagni ma anche della Nazionale e del sistema basket in Italia.

Traini, quali sono le sue prime impressioni dopo la gara con Ravenna?

Fa un po’ male la sconfitta, in quanto mentre giocavo avevo la sensazione che l’avremmo portata a casa. Sicuramente dispiace, però sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno e ci sono state alcune cose positive. Non voglio trovare la giustificazione che io e Stan (Okoye, ndr) eravamo arrivati da tre giorni, ma è un dato di fatto. Nonostante ciò e considerando che, come molti dicono, Ravenna è una squadra da play-off, siamo ancora senza un americano e con il gruppo in costruzione, abbiamo fatto una grande prestazione. Però l’abbiamo persa e i due punti se li sono presi loro…

Soprattutto nel terzo quarto, quando siete riusciti a bloccare Ravenna e a recuperare lo svantaggio maturato nella prima parte di gara…

Sì, diciamo che in un quarto e mezzo della partita, abbiamo preso il break. Ma nel terzo quarto abbiamo recuperato bene e abbiamo giocato un po’ meglio.

Parlando di lei, che tipo di play è?

Di solito preferisco che siano gli altri a dirlo. Comunque sono un giocatore molto istintivo, amo correre, ma allo stesso tempo mi piace far giocare la squadra, non mi piace tanto forzare. Tuttavia quando ci sono responsabilità, come tiri importanti, me li prendo tranquillamente. Non gioco mai con paura. Ovviamente se vai bene arrivano gli applausi, in caso contrario fai i conti con l’altro lato della medaglia.

Come si sta trovando a livello di gruppo?

Tutti sono stati fin dall’inizio molto disponibili e gentili, soprattutto in allenamento per spiegarmi, per esempio, con quali schemi preferiscono giocare. Anche perchè non ho mai giocato con nessuno di loro, alcuni li ho incontrati solo da avversario.

E con il coach Lino Lardo?

Il coach dice poche cose, ma in modo molto deciso, quindi per ora bene. Prima di venire qui a Udine mi aveva chiesto delle cose in particolare, soprattutto dal punto di vista difensivo. Mi disse che non accettava errori da quel punto di vista e io concordavo con lui. Basti pensare che domenica, nel momento in cui abbiamo alzato l’intensità difensiva, abbiamo raddrizzato la gara. Se hai una difesa solida, hai anche più fiducia in attacco e rimani sempre in partita.

Lardo è stato un noto play… può essere che si riveda in lei?

Non saprei. Però essendo stato playmaker, i consigli che mi dà li faccio miei. Sa di cosa parla e i suoi suggerimenti sono preziosi. C’è un rapporto di confronto, di dialogo con lui.

Cosa l’ha spinta ad accettare la proposta di Udine?

Sono sincero, è stata un’estate burroscosa, perchè non ho avuto offerte. Ero stato a Caserta tre settimane, volevano firmarmi, ma non potevano farlo per un discorso di stranieri. Dopodichè si è fatta avanti Udine. Quando il mio procuratore mi parlò di quest’offerta fui contento, perchè so che Udine è una piazza storica, me la ricordo ai tempi della Snaidero. Qui ci sono una progettualità e una società solida.

Immagino che lei non abbia seguito la cavalcata della Gsa Udine dalla B alla A2…

No, non ho visto, sapevo solo che erano fortissimi. Dalle mie parti c’era Montegranaro, che si è qualificata per le Final Four. Tutti sostenavano che era sicuro che sarebbero saliti.

Ora una domanda personale: ci spiega questo look molto “rock”?

Non c’è un motivo particolare. Quest’estate ero indeciso tra il tagliare e fare qualcosa e allora ho optato per queste ciocche blu e verdi, che ora si sono schiarite. Però rappresentano anche la mia personalità fuori dal campo. Molti dicono che sia un look da pavone.

Ha un play di riferimento?

Fin da piccolo mi è sempre piaciuto Gianmarco Pozzecco. Lo guardavo e rimanevo a bocca aperta… Stiamo parlando di uno dei play più forti che ci siano stati in Italia.

In estate ha seguito il preolimpico della Nazionale? Si è dato una spiegazione sul perchè una delle migliori formazioni degli ultimi anni non sia riuscita a qualificarsi per Rio 2016?

Ho visto qualche partita. E’ vero che fosse una delle nazionali più forti sulla carta, però bisogna allargare il discorso al sistema basket in Italia. Vediamo per esempio quanti italiani giocano in serie A… Undici squadre in A1 hanno lottato per l’opzione sette stranieri, ma di cosa stiamo parlando? Mi sembra che l’A2, che prevede solo due stranieri, sia più un campionato italiano rispetto l’A1. Non voglio dire che debbano giocare gli italiani in quanto tali, ma bisognerebbe dare loro la stessa possibilità che viene data a un straniero. Tra un rookie straniero e un rookie italiano, si preferisce sempre quello straniero. E’ come se nel nostro campionato facessimo crescere gli altri… Se uno è bravo trova lo spazio, ma deve avere la stessa opportunità. Le altre nazionali fanno giocare i loro, perchè i giocatori vanno seguiti e costruiti in casa propria. Il gap è evidente: ci sono ragazzi di altri campionati che esordiscono in serie A a 17-18 anni, da noi spesso accade dopo i 22…

Lei ha vestito le casacche azzurre di Under 16, 18 e 20, conquistando anche un argento agli Europei Under 20 del 2011… Poteva ambire a qualcosa di più?

No, a Pesaro, quando ho avuto la possibilità di giocare grazie a coach Giampiero Ticchi, purtroppo mi sono infortunato. Io quella famosa chance ce l’ho avuta… Ma nel momento migliore della mia carriera, mi è capitato l’infortunio, seguito da altri… La fortuna non è stata dalla mia parte.

Speriamo che riesca a “raccogliere” in questa stagione, che si preannuncia molto impegnativa ma anche interessante, visto l’alto livello di competitività…

Lo scorso anno era il girone Ovest più forte. Quest’anno, invece, il girone Est è proprio “gustoso” da giocare. Ci sono le due squadre di Bologna, Treviso, ma anche Udine, che è una piazza storica… Mai come adesso è un campionato italiano vero, di alto livello. Da una parte è difficile, ma allo stesso tempo è motivante.

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