Italbasket molto Gentile. Shalom, Israèl.

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Una di quelle gare da sogno, un’escalation continua, un terzo quarto splendor. Soprattutto Alex Gentile, 27 punti di cui 13 nel terzo parziale, ha caricato la squadra sulle spalle quando Bargnani, ottimo il suo avvio, si infortuna e rinuncia.

Ci voleva, nella giornata che ci porta via, per un malore improvviso, Moses Eugene Malone, uno dei più grandi centri della storia del basket a stelle e strisce. Quando raggiunse Philadelphia da Houston, nel 1982, diede la solidità necessaria a sostenere il talento puro e semplicemente unico del signor Julius Winfield Erving the second, per tutti noi amici della retina simply Doctor J. Mai sopra le righe, prese e diede botte a gente come K.A. Jabbar, the chief Robert Parish, rispettandoli e ricevendone lo stesso sentimento.

La Nazionale all-star del cielo ha deciso che la fantasia di Drazen Petrovic aveva bisogno di chili a rimbalzo, e l’Altissimo si è preso prima Darryl Dawkins, the chocolate thunder, ed oggi a venti giorni di distanza Moses Malone. Vi sia lieve la terra, amici miei, e grato il cielo per averci fatto innamorare follemente di questo sport meraviglioso. Ché a sedici anni pazienza se quella che ci piaceva se ne andava con il tipo che faceva Sansone di cognome, aveva gli occhi verdi e giocava da Dio al pallone, se dall’altra parte, per la prima volta, si saltava sotto canestro e con le unghie, dal basso dei nostri 178cm, si toccava il ferro verniciato dell’anello, non ancora snodabile. Hvala, thanks a lot. You got it, Dio, tu ti prendi Dawkins e Chamberlain ed io mi tengo Drazen e Moses. Vinca il migliore.

Okay, basket giocato.

Belinelli punteggia la gara con le sue triple, bellissima la sparata nel primo quarto; Cusin lotta come un leone sotto le plance, meglio di Melli che fatica un po’ nella seconda ripresa quando grazie al talento di Mekel Israele si rifà sotto. Nessuna paura: Pianigiani leva Melli e Aradori, inserisce i senatori (non Belinelli) e la forbice si riallarga, con Gentile che ne mette otto di fila e zittisce l’infervoratissimo tecnico israeliano Edelstein. Al riposo siamo sopra di dieci. Ma è al rientro in campo che l’Italbasket mette in campo il basket maravilla, primo dell’anno: difesa durissima contro Mekel e un impalpabile Casspi (il prossimo compagno a Sacramento, Beli, lo fa nero), Israele a quattro punti realizzati in tutto il quarto; Cusin vince i duelli contro Fisher e compagnia; Gentile imperversa, addirittura il Cincia mette la bomba e il divario si allarga a venticinque punti. Gara in giàss senza timore di rimonte.

Che appunto non ci saranno, in un ultimo quarto del tutto accademico. Il divario si stabilizza sui trenta punti (vantaggio finale), partecipano alla festa anche Achille Polonara ed un Della Valle ottimo dalla distanza. Datome in semi-borghese si esalta, Beli e Bargnani si fanno massaggiare in panca; ci aspetta probabilmente la Lituania ai quarti.

E contro i baltici sarà un’altra cosa, tutta un’altra cosa. Detto questo (stanno disputando proprio ora i loro ottavi contro la migliore Georgia di sempre), di scontato non c’è nulla: i talentuosi croati di Velimir Perasovic sono stati spazzati via dai cechi del naturalizzato Schild, ventun punti di svantaggio difficilmente pronosticabili alla vigilia. E quindi contro Sabonis jr e Kavaliauskas ce la giocheremo.

Avanti così, con fiducia. Fino alla fine, più forti degli infortuni: questa Nazionale sta acquisendo personalità e sicurezza man mano che avanza. E senza esaltarsi bisogna guardare con rispetto ma senza timore qualsiasi avversario.

Franco Canciani @MondoUdinese

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