La Gsa Udine si congeda, Micalich: gettate le basi per il futuro

La Gsa Udine si congeda, Micalich: gettate le basi per il futuro

Il general manager bianconero traccia il bilancio del primo campionato in A2: “Rifarei tutto, perchè ogni esperienza ha insegnato qualcosa”. E per la prossima stagione: “Avanti con Lardo”. Già nel roster 2017-2018 Fall e Pinton

Ultima corsa per la Gsa Udine. Domani alle 20.30 i ragazzi di coach Lino Lardo scenderanno in campo per l’ultima volta al palasport di Cividale contro la Fortitudo Bologna. Qualunque sia l’esito del big-match – per il quale ci si attende il sold out -, sarà una festa tutta bianconera. Sì, perchè conquistare la salvezza con tre giornate d’anticipo, arrivare noni e battere big-team del calibro di De Longhi Treviso in un girone di ferro come questo, rappresenta un’impresa degna di nota. E soprattutto il punto di partenza per un futuro ambizioso. Di questo e molto altro abbiamo parlato con il general manager bianconero Davide Micalich, protagonista del nostro approfondimento settimanale dedicato al basket.

Micalich, siamo arrivati al termine di una stagione molto intensa. La nota più lieta è aver rivisto così tanto calore ed entusiasmo attorno alla squadra. E’ d’accordo?

Direi che questo è senza dubbio il più grande risultato che abbiamo ottenuto. Abbiamo visto un entusiasmo, una simpatia nei confronti di questa squadra clamorosa, che io percepisco quotidianamente, qualcosa che tocco quasi con mano. Io che ho vissuto da vicino tutti gli ultimi anni con vari ruoli, devo dire che non ho mai visto una simile simpatia, questa è una cosa che ci fa molto piacere. Il fatto di dover giocare a Cividale da grande problema si è trasformato, invece, in una grande opportunità, un po’ perchè abbiamo conquistato una nuova parte di tifoseria, i cividalesi si sono molto affezionati, un po’ perchè gli udinesi si sono abituati a recarsi a Cividale, in un salotto bello, con grande educazione e partecipazione. Molto bravo il Settore D a fare da capofila, l’apoteosi c’è stata sabato scorso a Treviso, dove c’è stato un tifo fantastico. Si è creata una grande simbiosi tra la squadra e la propria tifoseria. Questa è la cosa di cui sono maggiormente orgoglioso, era un nostro obiettivo. Era importante creare un legame profondo con la città e questo ci spinge, anche a me personalmente, ad andare avanti nei momenti di scoramento, quando le cose sono più difficili.

Questa è stata una stagione con molti alti e bassi e dai diversi volti, non solo perchè ci sono stati molti cambiamenti nella rosa. Ma qual è stata la vittoria che l’ha emozionata maggiormente?

Forse perchè è l’ultima, ma dico quella di Treviso. E’ stata qualcosa di incredibile. La squadra non aveva più niente alla classifica, se non un piccolo sogno play-off. Il PalaVerde è un luogo incredibile per il basket. Loro giocavano per il primo posto… siamo andati a vincere in casa della prima in classifica, davanti a 5mila tifosi avversari, recuperando 17 punti. Credo che quella sia la vittoria più bella. Poi, non vorrei essere additato come campanilista o partigiano, però la stagione è girata con Trieste. Contro l’Alma abbiamo disputato la partita perfetta. Lì la società è stata a brava a compattarsi con l’allenatore, alla vigilia del derby la squadra è andata in ritiro, non abbiamo perso le staffe, siamo maturati. Abbiamo imparato tanto, come è avvenuto nel corso di tutta la stagione. Rispetto un anno fa, non partiamo sullo 0-0, ma sull’1-0.

E il passo falso che più ha fatto male?

Non c’è passo falso. Dovevamo compiere il nostro percorso. Prendiamo ad esempio Forlì: è salita la scorsa estate come noi e ha fatto molta fatica durante tutta la stagione. Hanno rifatto la squadra due, tre volte… Questo non è un campionato facile. Dopo Imola, quando ci siamo avvicinati pericolosamente al baratro, ho detto “portiamo la barca in porto” e poi avremo tempo di pensare a cosa è andato bene e cosa è andato male. Io rifarei tutto, tutto ci è servito per trovare l’alchimia giusta, trovare nuovi equilibri, avevamo un cordone molto forte con la squadra dello scorso anno che è stato difficile da tagliare, lo abbiamo fatto un po’ per volta. Adesso credo che la squadra abbia trovato la sua identità. Ma soprattutto, indipendentemente dagli attori, credo che abbiamo trovato la nostra dimensione da serie A. A cominciare dal rapporto con la tifoseria, ma anche nel rapporto con le istituzioni sportivi e con gli agenti per quanto riguarda il mercato. E’ stato un anno fondamentale, un corso accelerato e ora siamo con due piedi in serie A.

La scorsa estate la società ha confermato 7/11 della squadra protagonista della promozione dalla serie B all’A2. Quest’anno opererete la stessa scelta o ci sarà una “rivoluzione”?

Se ho un difetto è che ragiono molto più spesso con il cuore che con la testa, mi affeziono… E credo che ci debba essere riconoscenza in questo mondo. Lo scorso anno tutti insieme, con il presidente e con il coach, abbiamo ritenuto corretto premiare chi ci aveva portato in serie A. Ora con calma valuteremo quali tasselli inserire in un progetto che vuole essere vincente, ovvero migliorare rispetto questa stagione e accedere ai play-off. Quest’anno ci è mancata una vittoria per arrivarci, nonostante tanti cambiamenti. Quindi non è una cosa impossibile. Intanto diciamo una cosa che appare scontata e non lo è: l’allenatore della prossima stagione sarà ancora Lino Lardo. Ha un contratto, ma soprattutto ha dimostrato sul campo di dimostrarlo. Poi cercheremo di confermare i due stranieri, Stan Okoye e Rain Veideman. Stiamo facendo dei ragionamenti e in base a questo opereremo delle scelte. Ci sono poi due giocatori che rimarranno sicuramente: Mauro Pinton e Aka Fall, entrambi sotto contratto. Faremo delle valutazioni in merito agli altri giocatori, ma ciò che conta è mantenere l’identità acquisita e crescere di livello. Questa è una grande famiglia. Lo spartito c’è già: c’è un allenatore che detta le regole in campo, c’è una società che sta crescendo e ora inseriremo i giocatori migliori, che siano quelli già presenti o altri lo valuteremo.

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