Un “raggio” Laser per la Gsa Udine, Lardo: l’uomo giusto per noi

Un “raggio” Laser per la Gsa Udine, Lardo: l’uomo giusto per noi

L’Apu ha scelto il play da affiancare a Nobile: Tyler Laser, ex Kavala. ll coach bianconero, attualmente impegnato al Gallo Camp 2016 di Danilo Gallinari a Jesolo, si è detto soddisfatto: “E’ un giocatore esperto, può diventare un leader di questa squadra”. Ma il roster non è ancora completo

Un nuovo play per la Gsa Udine. Arriva dagli Stati Uniti, ma ha giocato l’ultima stagione in Grecia, il playmaker d’esperienza che affiancherà Vittorio Nobile nella stagione 2016-2017. Si tratta di Tyler Laser, americano classe ’88 originario del Michigan, cresciuto nell’Eastern Illinois University e reduce da una stagione in Grecia, nelle file del Kavala (squadra della massima categoria retrocessa a fine stagione in A2). Senza dubbio un tassello importante per una formazione, l’Apu di coach Lino Lardo, che intende difendere con grinta la promozione in serie A2. Ieri abbiamo raggiunto proprio il tecnico bianconero, head coach al Gallo Camp 2016, evento organizzato dalla stella dell’Italbasket Danilo Gallinari a Jesolo per i ragazzi dagli 8 ai 16 anni.

Coach, la Gsa Udine ha individuato in Tyler Laser il play per l’A2. Che tipo di giocatore è? Ed è quello che cercava?

Abbiamo visto e tastato parecchi playmaker, c’erano delle belle soluzioni soprattutto in funzione del nostro budget. Tyler LaserAbbiamo preso in considerazione alcuni rookie, poi ho pensato che era meglio, per le caratteristiche della nostra squadra, prendere un playmaker con maggiore esperienza. Laser mi piace perchè è un giocatore molto equilibrato, ha buonissimi fondamentali e ha anche delle ottime doti realizzative. Può diventare leader di questa squadra. Crediamo che possa essere il nostro playmaker titolare, anche se gli ho già spiegato che noi abbiamo un giovane interessante da aiutare nella crescita, Vittorio Nobile. Tyler è molto incuriosito ed eccitato a fare questa esperienza a Udine. L’ho visto molto motivato, credo sia il giocatore giusto per noi.

Fatte le debite proporzioni, assomiglia un po’ a Mauro Pinton?

Sì, sicuramente è un po’ più potente dal punto di vista fisico. Ha maggiori doti di playmaker ed è un po’ più penetratore rispetto a Mauro. Ciò che conta, comunque, è che dal primo momento in cui gli abbiamo spiegato il nostro progetto, gli è piaciuta l’idea. Gli abbiamo spiegato la storia di Udine e si è messo subito a disposizione. Arriva da un campionato difficile come quello greco di A1, anche se ha giocato in una squadra che sicuramente non ha fatto bene. Eppure, in un torneo tanto competitivo, è stato uno dei migliori playmaker. Può portare una buona dose di esperienza.

All’appello mancano ancora un’ala e un pivot. A che punto siamo?

Insomma… il buon Poltro (Davide Poltroneri, ndr) ci ha messo un po’ in difficoltà, perchè avevamo puntato anche su di lui. Ovviamente accettiamo la sua scelta, ma si è creato un problema. Abbiamo confermato 7 decimi del roster e questi devono costituire il nucleo trainante di questa squadra. L’idea era di trovare un centro americano e un 3 italiano. Ci siamo interessati da vicino a Jonathan Tavernari, naturalizzato italiano, ma ci siamo un attimo fermati perchè vogliamo vederci chiaro e capire di fare la scelta giusta. Siamo ancora in un momento di stand-by, potremmo anche rivedere tutto e andare su un pivot italiano e un’ala americana, anche se il centro italiano è molto più difficile da trovare. Tuttavia noi non dobbiamo farci prendere dalla fretta. Aver scelto il play è un passo importante, ora dobbiamo aggiungere ancora due tasselli. Io mi divido tra il camp e il telefono, sono sempre a stretto contatto con il general manager (Davide Micalich, ndr).

Gsa Udine Lardo Gallo Camp 1Parliamo ora della sua esperienza al Gallo Camp. Come ha trovato i ragazzi?

Ormai è il quarto anno che sono responsabile della parte tecnica di questo camp. Abbiamo 220 ragazzi provenienti da tutta Italia, ovviamente il richiamo di Danilo Gallinari è altissimo. Oltretutto Danilo è un ragazzo disponibile, un esempio per tutti i partecipanti che hanno un’età compresa tra gli 8 e i 16 anni. Il livello è abbastanza buono, perchè tutti giocano già a basket. Abbiamo un buon staff di allenatori, è una bellissima esperienza e ne vale la pena viverla.

Oggi si dice spesso che i giocatori, anche professionisti, difettano un po’ nei fondamentali. E’ questo il punto di partenza del camp?

Sì, sì. Intanto abbiamo la possibilità di avere Danilo che gira in tutti i gruppi, 12 per l’esattezza suddivisi per età, e dà dei consigli preziosi ai ragazzini. Inoltre lavoriamo sui fondamentali e su alcuni aspetti che durante l’anno non hanno l’opportunità di provare. Questo camp, dunque, è sia un momento di svago che di apprendimento. Accanto agli esercizi, disputiamo anche delle gare per sviluppare il senso agonistico. La risposta è che ogni anno i ragazzi sono contenti e ritornano quello successivo. Si creano inoltre belle amicizie che durano nel tempo.

E Gallinari, invece, ha superato la delusione al preolimpico? La mancata qualificazione a Rio 2016 è stata un vero colpo al cuore…

L’ho trovato molto abbacchiato… Lo avevo visto e sentito prima del torneo, durante la preparazione, ci credeva molto come ci credevano tutti gli azzurri. E’ molto dispiaciuto, negli ultimi anni si è sempre messo a disposizione della Nazionale… Brucia tanto. Penso che l’esperienza ai camp, a ridosso di questa grandissima delusione, possa magari aiutarlo a ritrovare entusiasmo.

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