Un’ottima GSA suona la terza

Un’ottima GSA suona la terza

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Mi riaffaccio live, come detto, dopo decine di anni al palcoscenico del basket targato Udine. Anni, tanti, di volontario autòctono esilio: mi sono fatto una cultura in materia di pallacanestro giocata oltre il grande stagno, di canestri ed entusiasmo da college, di serate griffate NBA a seguire Ben Wallace, LeBron, Jason Kidd, Kevin Garnett.

Ma rieccomi qui. Al vecchio ed accogliente palasport Manlio Benedetti di Udine, piccolo e caldo come la cantina di casa dove respiravamo piano. Il pubblico gremisce gli spalti, i tifosi hanno fame di basket ad iniziare dal lodevole Settore D, che segue la squadra ovunque e dovunque.

Saltai la prima in casa a causa di una malattia di stagione con richiesta-di-esorcismo incorporata, ma la seguii, così come la seconda (e seconda vittoria) a Pavia, grazie alle valenti dirette streaming abilmente commentate da Massimo Fontanini; stasera però, contro l’Urania Porta Vittoria, terza franchigia di Milano, gloriosa fucìna di talenti, ho preteso d’esserci.

Perché la band di Lino Lardo è, l’ho già detto, vessillifera del basket che piace a me, e che modestamente (dal punto di vista tecnico) giocavo da ragazzo: run and gun, corri e tira per farne uno in più degi avversari.

Il primo quarto è esattamente questo: velocità tanta, precisione media, qualità e rotazioni favorevoli ai bianchineri friulani che lo chiudono sopra di sette, 20-13. Fra gli avversari lo scarsicrinito play Mariani pare suonare una musica diversa dal resto della banda, per cui quando lui imposta una rumba gli rispondono con un ritmo lento del maestro Gàmbara. Nel secondo parziale Udine è più volte sul punto di dilagare, ma i meneghini sono tenuti a galla da tre diversi fattori: un impressionante numero di secondi e terzi tiri concessi da una distratta difesa di casa; una buona e calda mano nei tiri pesanti, specie con Paleari e Stijepovic; le solite pause di riflessione che l’A.P.U. si prende in attacco, ove Zacchetti è spesso impreciso e Poltroneri non mortifero come nella prime due gare disputate. Si va al riposo sopra di dieci, 40-30.

Terzo parziale che vede i milanesi recuperare solo nel finale una parte del distacco, dopo esser stati sull’orlo del baratro (anche a -17) chiudendola 46-59. Il quarto quarto non è granché e vive sul filo dei nervi; i wildcats cercano di ribaltare una situazione che li ha sempre visti sotto, limano il distacco sotto i dieci punti per la prima volta dopo mezz’ora ma Vanuzzo sigla il +11 finale.

Mi piace sempre di più, la Pallacanestro Udinese di Pedone, Micalich e coach Lardo: il roster c’è, ad iniziare dai 178 centimetri della formica al tritolo Gianluchino Marchetti, per passare a Truccolo, Pinton, Nobile. Vanuzzo sorveglia dall’alto i suoi nipotini, anche l’infortunato Michele Ferrari, stirato alla schiena dopo poco più di un quarto ed amorevolmente maneggiato dal massaggiatore per tutto il resto della gara.

Ovvio: la squadra non è perfetta. Manca continuità quando si tratta di dare consistenza agli strappi che l’innato talento produce; manca il tocco mortale che chiuda le gare, tenendo (sportivamente parlando) la testa sotto il pelo dell’acqua all’avversario; manca concentrazione ed applicazione difensiva, troppi rimbalzi concessi agli avversari e qualche palla in uscita dal rimbalzo conquistato in difesa gestita con frenesia e distrazione.

Se però una squadra gioca a sprazzi e la domina con questa facilità, contro una franchigia esperta come l’Urania, beh il futuro è appetitoso.

Porta Vittoria, presentatasi al Benedetti da capolista in coabitazione con i bianchineri, è risultata schiava della mancanza assoluta di rotazione di qualità (hanno quasi sempre giocato Paleari, Mariani, il montenegrino Stijepovic e Federico DeBettin) e dello psicocoaching di un esagitato Ghizzinardi, talmente agitato da non accorgersi che il metro arbitrale stile rugby adottato dai mediocri fischietti di oggi, dei quali temo sentiremo ancora parlare, favoriva la spigolosa difesa dei suoi wildcats spesso ben oltre le righe alla ricerca, sotto canestro, di arginare la potenza di Castelli e le penetrazioni di un Poltroneri non brillante come al solito. Non parlo del tecnico a Truccolo, che seguiva di qualche secondo una sequela di impropéri ed insulti lanciati da Mariani all’indirizzo di un ineffabile Andretta. Mai avuta simpatia per gli arbitri, eppure arbitrare la gara di oggi era elementare. Pazienza.

Domenica prossima di scena al Benedetti un’altra formazione lombarda, il Basket Orzinuovi di capitan Rudy Valenti. Anch’esso a punteggio pieno, oggi ha liquidato l’Alto Sebino e si preannuncia come un avversario di gran livello… Esattamente come l’Urania. Ma se GSA gioca come sa, riesce a dare continuità e riduce al minimo le distrazioni difensive, coach Lino ha a disposizione quella che descriverei come Unstoppable Basket Machine.

APU GSA 76

MILANO 65

20-13, 40-30, 59-46

APU GSA UDINE

Castelli 12, Marchetti 13, Zacchetti 4, Truccolo 9, Nobile 9, Pinton 9, Ferrari 4, Vanuzzo 2, Poltroneri 14; non entrato: Norbedo. Coach Lardo.

URANIA MILANO

Ganguzza 2, Stijpeovic 17, Marra, Torgano 8, Paleari 22, De Bettin 7, De Min 2, Mariani 7; non entrati: Alippi e Verga. Coach Ghizzinardi.

Arbitri Spessot e Andretta.

Note Tiri liberi: Apu Gsa 11/16, Urania 12/15. Rimbalzi: Apu Gsa 34 (Castelli, Marchetti e Vanuzzo 6 a testa), Urania 30 (Stijepovic 8). 5 falli: Stijepovic al 39’ (71-64) e Truccolo al 39’ (74-64); tecnico a Truccolo al 23’ (49-37). Spettatori: 500 circa.

 

 

 

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