Rugby Udine, Cibin: la prossima gara vale doppio

Rugby Udine, Cibin: la prossima gara vale doppio

Domenica pomeriggio i bianconeri saranno di scena a San Pietro in Cariano contro il Valpolicella: “Un’eventuale vittoria significherebbe ipotecare la salvezza”. Stagione più che positiva per il giovane pilone di San Donà: “Non pensavo di arrivare così presto in serie A, sono molto soddisfatto”

Quattro giornate per conquistare la salvezza. Dopo la pausa per le festività pasquali, domenica la Rugby Udine sarà in campo per la quartultima sfida di campionato che la vedrà opposta al Valpolicella (calcio di inizio alle 15.30) a San Pietro in Cariano (in provincia di Verona). Con 21 punti, i bianconeri guidano la Poule 2 Retrocessione con 6 punti di vantaggio dalla diretta inseguitrice, il Lumezzane. La gara di domenica, quindi, potrebbe consentire al team di coach Maurizio Teghini di fare il decisivo passo verso la Serie A 2016-2017. Ne è convinto Alessandro Cibin, pilone classe ’93 originario di San Donà di Piave che dopo due stagioni in Serie C nelle file della Leonorso, è diventato uno dei punti di forza della Rugby Udine.

Cibin, possiamo dire che la gara con il Valpolicella vale doppio?

Sì, è una sfida molto importante, visto che mancano solo quattro partite al termine della stagione. Vincendo domenica si potrebbe creare un ampio margine di vantaggio sulle altre e mettere così una seria ipoteca sulla salvezza. Per portare a casa la vittoria, però, dovremmo giocare molto meglio rispetto all’andata. Comunque ci stiamo allenando bene e daremo il massimo, come sempre. Ci sono tutte le premesse per una buona prestazione da parte nostra.

Quali sono i punti di forza degli avversari?

Si tratta di una squadra fisica, con giocatori molto possenti. Non sono molto veloci e tentano sempre di utilizzare la mischia. Noi, dunque, cercheremo di sfruttare la velocità dei nostri trequarti e la capacità di muovere la palla veloce, provando a spiazzarli almeno su questo aspetto visto che dal punto di vista fisico siamo molto più leggeri.

Proprio la mischia è stata il vostro tallone d’Achille in questa stagione…

Sì, un po’ per il peso perché siamo palesemente più leggeri rispetto gli altri, un po’ perché comunque ci sono tanti innesti nuovi e i meccanismi sono ancora da oliare. Comunque stiamo migliorando.

Se dovesse fare un primo bilancio della stagione…?

Direi che in casa abbiamo fatto molto bene. A parte un paio di episodi, abbiamo portato a casa tutte le partite. Dovevamo sicuramente giocare meglio fuori casa, in particolare nella prima fase del campionato. Le sconfitte a Treviso con Casale e Paese ancora bruciano… Se fossero andate diversamente, ci saremmo qualificati per il girone promozione. In generale, comunque il bilancio è positivo considerando che la squadra è nuova, giovane e la salvezza non è lontanissima: adesso puntiamo a centrare l’obiettivo nel più breve tempo possibile.

Personalmente si ritiene soddisfatto del suo rendimento? Considerando che fino a un anno fa giocava in Serie C…

Non mi aspettavo di poter arrivare così presto in Serie A, dopo due anni giocati solo quasi per divertimento. Inoltre quest’anno sono stato impiegato parecchio, teoricamente non dovevo essere il titolare, però alla fine ho avuto molto spazio, quindi sono soddisfatto della mia stagione.

Il suo ruolo è abbastanza particolare… come si diventa pilone/tallonatore?

Diciamo che il risultato della partita lo vedi alla fine. Vedi pochissima gente in campo, ti concentri solo sul tuo avversario diretto, gli altri li trovi al terzo tempo (sorride, ndr). E’ un ruolo duro, però fondamentale per lo sviluppo del gioco. Non sembra, ma richiede tanta tecnica. Un pilone, volendo, potrebbe essere impiegato anche in un altro ruolo, mentre una terza linea per esempio non potrebbe mai fare il pilone, non solo per preparazione fisica ma anche per questioni tecniche.

Si è dato un obiettivo a lungo termine?

Sono arrivato a Udine principalmente per motivi di studio e quindi il mio obiettivo principale è conseguire la Laurea Magistrale in Scienze e tecnologie alimentari. Poi, una volta terminati gli studi, vedremo.

Infine, parliamo di Nazionale. La scorsa settimana la Federugby ha annunciato l’ingaggio di Conor O’Shea per la panchina azzurra. Cosa ne pensa?

Seguo con interesse la Nazionale perché attualmente ci sono un paio di giovani con i quali ho giocato nelle selezioni giovanili, come Michele Campagnaro e Matteo Zanusso. Mi fa piacere che siano arrivati a certi livelli, si vedeva già anni fa che erano forti. Sul cambio di allenatore dico che forse è meglio così… I risultati degli ultimi anni sotto la gestione di Jacques Brunel non sono stati eccellenti, né in termini di punteggio né per qualità del gioco. Adesso con il cambio di tecnico e di tutti i dirigenti del settore giovanile ci auguriamo che l’Italia possa fare un passo in avanti.

(foto: Mario RIVA)

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