Rugby Udine, Corbanese: “La fascia ha un suo peso”

Rugby Udine, Corbanese: “La fascia ha un suo peso”

Il tallonatore veneto è stato promosso capitano: “Un onore, che implica molte responsabilità, non è un compito facile”. E sulla stagione in corso sottolinea: “Vogliamo raggiungere la pool promozione”

Un legame sempre più stretto con il “suo” Friuli. Dal 2013 Nicola Corbanese veste la casacca della Rugby Udine (oggi Rugby Udine Union Fvg), ma da quest’anno ha una responsabilità in più: guidare lo spogliatoio, grazie alla fascia da capitano, “suggerita” dal nuovo coach Alan Edmond. Il tallonatore veneto classe ’90, ormai friulano d’adozione, si conferma pedina fondamentale nella formazione bianconera, impegnata a difendere la serie A e a proiettarsi verso una seconda fase del campionato più soddisfacente dello scorso anno. In attesa del prossimo match – in programma domenica 4 dicembre alle 14.30 all’Otello Gerli di via del Maglio contro il Casale -, Nicola racconta come ha vissuto le prime giornate a MondoUdinese.it.

Corbanese, partiamo dalla principale novità che la riguarda: la fascia di capitano… più oneri o più onori?

Sono onorato di essere capitano di questa squadra. Anche se, non pensavo, ma è veramente dura fare il capitano. Devi parlare e ascoltare i giocatori, l’allenatore, devi sempre metterti in mezzo a tutti… è una grande responsabilità. Comunque è anche un grande onore. Anche se non sono friulano, dopo quattro anni qui, mi sento molto legato a questa terra. Il Friuli è nel mio cuore.

Ma i suoi compagni l’aiutano o le complicano la vita?

Fortunatamente posso contare su Amedeo (Di Pietro, ndr) e ogni tanto gli dico: “Fa ti un po’ di robe” e lui mi aiuta. Comunque mi aiutano tutti.

La squadra è ancora in fase di rodaggio, ma quali sono le prospettive per quest’anno?

Speriamo di concludere il girone tra i primi tre posti per accedere alla pool promozione e stare più tranquilli. Ci stiamo allenando molto bene proprio per centrare questo obiettivo.

Il campionato scorso può essere considerato una “lezione”…

L’anno scorso ci sono stati diversi fattori che non ci hanno avvantaggiato. Siamo arrivati quarti nel girone e quindi abbiamo sofferto altri tre, quattro mesi. Anche perchè se finisci tra i primi tre, prosegui il tuo cammino senza aver nulla da perdere. Ma se va diversamente, come nel passato campionato, resti in bilico fino alla fine. E’ un’esperienza che ci è servita e che non vogliamo ripetere.

Un’altra importante novità di quest’anno è l’ingaggio di Alan Edmond come coach e director. State assimilando bene le sue idee di gioco?

I cambiamenti richiedono sempre tempo, all’inizio non è semplice. Adesso, dopo alcuni mesi di lavoro, la squadra si sta abituando al suo gioco… l’impatto non è stato facilissimo, ci è voluto un po’ di tempo per abituarsi al suo stile di gioco. Ora la squadra sta rispondendo bene, vedo tutti molto attivi durante gli allenamenti. Speriamo di crescere ulteriormente, io comunque già lo conoscevo. Quando militavo al Mogliano, lui allenava il settore giovanile con buoni risultati. Poi è andato in Australia e ci siamo ritrovati a Udine. Probabilmente è per questo che ha spinto perchè diventassi capitano.

Lo scorso anno il punto di forza di questa squadra era la velocità. Per contro il punto debole era la mischia… e ora?

Anche quest’anno il punto di forza rimane la velocità. Abbiamo dei buoni trequarti. Per quanto riguarda la mischia ci siamo rinforzati. Sono arrivati tre buoni giocatori e finora non stiamo facendo così male. Ce la stiamo cavando, diciamo che non è il nostro punto debole.

Infine, parliamo di Nazionale. Sabato l’Italia è stata sconfitta pesantemente dalla Nuova Zelanda. Chi si aspettava l’inizio di un nuovo corso è stato deluso. Ripartiamo dalla meta di Boni per le prossime gare con Sudafrica e Tonga?

Sappiamo che la Nuova Zelanda è un gradino al di sopra di tutti. Hanno un gioco pazzesco, accelerano sempre, con loro sono ottanta minuti di accelerazioni… Un gioco così ce lo sogniamo in Italia. Sinceramente non ho visto bene la Nazionale, speriamo di ripartire dalla meta di Boni, avvenuta grazie all’intercetto di “Ugo” Gori. Però l’Italia riesce a fare mete solo tramite intercetto… E comunque la Nuova Zelanda è la Nuova Zelanda. Gli azzurri sono scesi in campo anche con un po’ di timore reverenziale, si notava. Vedremo cosa succederà sabato a Firenze contro il Sudafrica.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy