Rugby Udine, Curtolo sogna in grande: salvezza e il prossimo anno…

Rugby Udine, Curtolo sogna in grande: salvezza e il prossimo anno…

Tra i giovani maggiormente impiegati da coach Teghini in questa stagione c’è il mediano di mischia classe ’90 cresciuto nella Benetton Treviso. “L’obiettivo principale è rimanere nella categoria e per il futuro vorrei giocare i play-off”. A due giorni dall’inizio del Sei Nazioni, ecco la sua previsione: “Se lo contenderanno Francia e Inghilterra”

Nuova battuta d’arresto per la Rugby Udine 1928 che, dopo la bella vittoria a Torino nella prima gara della Poule 2 Retrocessione di serie A, domenica non è riuscita a bissare il successo contro il Valpolicella cedendo punti preziosi tra le mura amiche. Ancora una volta hanno pesato le tante assenze, una costante in questa complicata stagione bianconera. Ecco perché le due settimane di sosta previste dal calendario sono viste positivamente da coach Maurizio Teghini: per il ritorno in campo, infatti, previsto per domenica 21 febbraio nuovamente all’Otello Gerli contro il Lumezzane, dovrebbero tornare a disposizione i tanti infortunati. Nel frattempo sono i giovani a ritagliarsi spazi importanti, come Federico Curtolo, mediano di mischia classe ’90 originario di Conegliano Veneto, che rappresenta uno dei prospetti più interessanti del team friulano. Cresciuto nelle giovanili della Benetton Treviso, in passato ha vestito le casacche di Mogliano e Petrarca, intervallate da due importanti esperienze all’estero (allo Stade Français Under 23 e in Australia) e da un precedente passaggio a Udine. Conosciamolo meglio.

Curtolo, partiamo dalla stretta attualità: cosa non ha funzionato domenica?

Sapevamo che sarebbe stata una partita impegnativa, perché il Valpolicella è una squadra fisica, ben organizzata, con un’apertura buona che sapeva usare bene il piede. Noi ci siamo presentati nuovamente senza diversi elementi, soprattutto quelli più esperti. Di conseguenza abbiamo avuto qualche difficoltà a inizio partita, perché abbiamo giocato sui loro punti forti anziché sui nostri. Abbiamo peccato un po’ di inesperienza a livello di collettivo. Verso la fine della gara eravamo riusciti anche a superarli grazie a due mete, poi un po’ di indisciplina ci è costata cara e alla fine non siamo riusciti a ribaltare il risultato.

Le due settimane di sosta serviranno soprattutto per recuperare gli infortunati…

Sicuramente gli infortuni ci hanno penalizzato parecchio. Ci sono mancati i giocatori più esperti, che nelle gare più difficili ci avrebbero fatto comodo. In queste due settimane sono sicuro che molti rientreranno e questo non può che essere positivo. Anche perché alla ripresa affronteremo in casa il Lumezzane, squadra particolarmente ostica. Per noi sarà fondamentale vincere per allontanarci dalla zona retrocessione.

Parliamo ora di lei. Nel suo curriculum spiccano le stagioni all’estero con lo Stade Français e in Australia. Quanto l’hanno aiutata nella sua crescita e cosa le hanno lasciato?

Ogni esperienza è stata interessante a modo suo, perché mi ha consentito di scoprire un modo nuovo di vivere il mondo del rugby. In particolare come approccio al gioco, che è diverso da quello italiano, ai singoli viene data maggiore libertà di esprimersi in campo. In Italia ci sono più schemi pre-ordinati. In Francia si gioca d’istinto. In Australia questo aspetto è ancora più marcato, si utilizzano pochissimi schemi e questo consente di vedere un gioco più spettacolare. Ci si concentra di più sull’attacco che sulla difesa, a differenza di quanto avviene in Italia.

Immagino che ci sia un abisso anche per quanto riguarda strutture e tecnici, soprattutto in Francia dove c’è una grande tradizione legata al rugby…

Ho avuto la fortuna di fare un’esperienza in un club di altissimo livello, dove strutture e tecnici erano di alto profilo. Mi riferisco, per esempio, alla cura nel seguire i giocatori, alla preparazione degli allenamenti, tutti aspetti fondamentali per vedere i risultati in campo.

E ora qual è il suo obiettivo personale?

Intanto per quest’anno una salvezza tranquilla. E poi magari il prossimo anno puntare a qualcosa di più, il mio sogno sarebbe quantomeno arrivare ai play-off con la Rugby Udine. Da quando sono arrivato qui tre anni fa è sempre stato il mio obiettivo, per il quale ho cercato di lavorarci sempre. Speriamo di arrivarci un giorno.

Infine, sabato comincia il Sei Nazioni: che idea si è fatto dell’Italia? E quale squadra vede favorita per il titolo?

Questo sarà un anno di transizione, perché veniamo dal Mondiale e solitamente dopo il Mondiale le squadre tendono a fare dei cambiamenti e a ringiovanire le rose, quindi i valori delle squadre non sono ben definiti. L’Italia stessa si presenta con tanti giovani, molti dei quali senza cap in Nazionale. Sarà una bella sfida. Abbiamo la fortuna di avere la Scozia in casa (sabato 27 febbraio a Roma, ndr), quindi speriamo di portarne a casa almeno una. Per quanto riguarda le altre selezioni, credo che la Francia possa disputare un bel Sei Nazioni. Hanno cambiato tecnico, è arrivato Guy Noves, ex allenatore del Tolosa. Inoltre l’Inghilterra avrà voglia di rifarsi dal Mondiale (Paese organizzatore ed eliminata al termine della fase a gironi, ndr). Quindi secondo me se la giocheranno francesi e inglesi.

(foto: Mario Riva)

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