Rugby Udine, il calvario di Amura sta per terminare

Rugby Udine, il calvario di Amura sta per terminare

La seconda linea vicentina è assente dallo scorso novembre per un gravissimo infortunio al ginocchio, ma ora guarda al futuro con fiducia: “Ormai questa stagione è archiviata, spero di rifarmi la prossima”. Intanto la squadra è vicinissima alla salvezza: “Vogliamo chiudere i conti domenica”

Un passettino alla volta verso l’obiettivo. Nonostante la sconfitta di domenica scorsa contro Lumezzane, la Rugby Udine ha un piede e trequarti nella serie A 2016-2017. Manca solo la certezza matematica – che potrebbe arrivare domenica all’Otello Gerli contro Paese (calcio d’inizio alle 15.30) , praticamente già retrocessa in B1 -, per festeggiare l’ambito traguardo. Ma di fronte gli uomini di coach Maurizio Teghini si troveranno quella che è stata finora la loro “bestia nera” e, quindi, nonostante il divario in classifica, i differenti valori tecnici e le diverse motivazioni, non saranno ammesse distrazioni. A sostenere la squadra, nell’ultimo turno casalingo del campionato, ci sarà anche Stefano Amura, seconda linea originaria di Schio (in provincia di Vicenza) classe ’92, assente dai campi di gioco dallo scorso novembre, quando un terribile infortunio ha interrotto anzitempo la sua stagione.

Amura, innanzitutto come sta?

Sto recuperando… A novembre ho rotto il crociato ed entrambi i menischi del ginocchio sinistro e a dicembre mi sono operato. Adesso al quarto mese di riabilitazione, piano piano sto recuperando e spero entro un paio di mesi di concludere l’iter. Ormai ho perso la stagione e il mio pensiero è già proiettato alla prossima, ma non sono stati mesi facili. Subito dopo l’infortunio ho vissuto una fase difficile, mi sono un po’ demoralizzato, tanto che venire a vedere alle partite mi dava quasi “fastidio”. Adesso che il recupero sta avanzando e mi sto riprendendo bene, sta tornando la voglia di rientrare in campo. Sono veramente molto motivato per l’anno prossimo.

Intanto la squadra sta lottando per raggiungere la salvezza, traguardo che è mancato d’un soffio nell’ultima gara con il Lumezzane…

Ormai credo che, a meno di clamorosi imprevisti, la squadra sia salva. Potevano fare sicuramente di meglio, ma ciò che conta è raggiungere il risultato finale.

Domenica, nell’ultima gara al Gerli, la Rugby Udine si troverà davanti quel “terribile” Paese che ha creato non pochi problemi…

Sì, il Paese sembrava inizialmente una squadra assolutamente alla portata. Alla fine, invece, si sono dimostrati a sorpresa gli avversari più duri.

Contro i veneti potrebbe arrivare la salvezza matematica, avete già cominciato a pensare ai festeggiamenti? O rinvierete tutto dopo l’ultima gara con Padova?

Non ho ancora sentito nulla a riguardo, credo che attenderemo la fine della stagione. Tutta la concentrazione deve essere rivolta alla sfida con Paese.

Parliamo un po’ di lei, tralasciando i problemi fisici che l’hanno colpita in questa stagione, come giudica questo anno e mezzo a Udine?

Sicuramente positivo. Sono arrivato in Friuli a gennaio del 2015 dal Rugby Vicenza, che è la squadra dove sono cresciuto. In Veneto giocavo principalmente come pilone, mentre da quando sono a Udine gioco come seconda linea. Io ero un pilone tuttavia abbastanza anomalo per la mia altezza, non ho una struttura fisica da vero pilone, ma è un ruolo che ho sempre ricoperto con facilità. Qui ho trovato probabilmente la posizione più adatta a me, in una squadra che fa della velocità la sua arma in più puntando meno sulla fisicità e questo fa sì che esprimiamo un gioco più dinamico, più divertente. Ma il motivo che mi ha spinto ad accettare l’offerta della Rugby Udine è che volevo fare prima di tutto un’esperienza di vita, lontano da casa, in una società nuova. Qui ho trovato un ambiente diverso dal Vicenza per certi aspetti, ma nel quale mi sono trovato bene sia nel rapporto con i compagni sia nelle relazioni con club e dirigenza.

 

(foto: Mario RIVA)

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