Lovisa carica il Pordenone: “Arriveremo alla finale”

Lovisa carica il Pordenone: “Arriveremo alla finale”

Il Pordenone ha un piede e mezzo nei playoff per la Serie B. Ma il presidente Lovisa guarda oltre: “Arriveremo fino in fondo”. E su Tedino: “Ha altri due anni di contratto. Se lo vorrà resterà. Davanti a proposte allettanti, però, nessuno potrebbe fermarlo. Il mio modello resta il Bayern di Monaco, dove gli allenatori vanno e vengono, ma il club resta forte, indipendentemente da chi siede in panca e da chi gioca”

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Il presidente Mauro Lovisa è certissimo: «Pochi ci credono. Io sono fra quei pochi. Arriveremo alla finale playoff e, magari, la vinceremo pure», ha affermato a Il Gazzettino. Non è uno slogan. L’aria che si respira sulle sponde del Noncello è tiepida, primaverile, sbarazzina. C’è la consapevolezza che manca poco alla matematica certezza di partecipare alla fase finale del campionato, ma c’è anche la certezza che a quel punto c’è poco da perdere e sono gli altri a dover temere il Pordenone miracolo che, dopo la Juve e il Napoli, sta ottenendo più punti di tutti da gennaio a oggi.

«Stiamo adeguando  anche la LegaPro -prosegue Lovisa – , che si chiamerà di nuovo serie C e verrà strutturata su criteri econonomici, con fidejussioni proporzionali ai fatturati. Ma credetemi: la B è tutto un altro mondo, con introiti, incassi e contributi molto superiori, dovuti anche ai diritti televisivi. Noi vogliamo arrivare lì».

Il tutto con Bruno Tedino in sella. E’ difficile immaginare un Pordenone che scinde l’entusiasmo del patron dal pragmatismo del tecnico: «Bruno ha altri due anni di contratto – dice Lovisa -. Se lo vorrà resterà. Davanti a proposte allettanti, però, nessuno potrebbe fermarlo. Non lo farei io per primo. Se fosse arrivata a me, quando giocavo, una chiamata da una piazza importante non ci avrei pensato un solo istante. E poi Bruno è bravo: logico che lo cerchino. Il punto di riferimento però non è il tecnico. È la società. Il mio modello resta il Bayern di Monaco, dove gli allenatori vanno e vengono, ma il club resta forte, indipendentemente da chi siede in panca e da chi gioca. Così  deve essere il Pordenone».

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