Pordenone, De Agostini: anche la Reggiana tra le “mine vaganti”

Pordenone, De Agostini: anche la Reggiana tra le “mine vaganti”

Questa sera i neroverdi affronteranno gli emiliani al Bottecchia: “E’ una delle squadre che mira a entrare ai play-off. Ma noi ci faremo trovare pronti, vogliamo difendere il terzo posto”. Dopo due mesi e mezzo di assenza per infortunio, il difensore friulano è pronto a dare il massimo: “Riuscire ad approdare in serie B sarebbe il coronamento di un percorso iniziato da tempo”

Nuovo impegno casalingo per il Pordenone di Bruno Tedino che questa sera (calcio di inizio alle 20.30) affronterà la Reggiana allo stadio Bottecchia. Terzi in classifica con 50 punti, i Ramarri vogliono riprendere il cammino play-off dopo la battuta d’arresto con l’Alessandria, quarta a meno uno dai neroverdi e semifinalista di Coppa Italia. Tra i 24 convocati figura anche Michele De Agostini, assente dal 16 gennaio scorso per infortunio. Il difensore friulano classe ’83, figlio d’arte (il padre Gigi ha giocato in serie A con le casacche di Udinese, Juventus e Inter), è pronto a dare il proprio contributo nelle ultime sei gare della regular season per coronare il grande sogno.

De Agostini, il ko con l’Alessandria è stato superato?

Sì, noi subito dopo le sconfitte non ci pensiamo troppo. Ovviamente analizziamo gli errori commessi, però ripartiamo subito con la nostra mentalità che è quella sempre di proporre il nostro gioco.

A questo punto della stagione la gara interna con la Reggiana diventa fondamentale…

Sì, sarà una gara-chiave per la corsa ai play-off, penso sia un po’ come la partita contro il Padova. La Reggiana arriverà a Pordenone con l’obiettivo di ridurre lo svantaggio dalla zona play-off, attualmente distante cinque punti. Troveranno però un Pordenone agguerrito, noi vogliamo rimanere nei primi tre posti assolutamente.

Ma tra i team che attualmente sono fuori, secondo lei chi ha maggiore possibilità di inserirsi?

Quasi tutte sono delle mine vaganti… Si tratta di grandi squadre, come Padova, Pavia o la Reggiana stessa, dovremo stare attenti a tutti. Non ci sono partite scontate. Noi però giocheremo quattro gare in casa, delle sei che mancano al termine della stagione regolare, dovremo cercare di raccogliere più punti possibile.

A inizio stagione le aspettative erano decisamente inferiori. Ma adesso cominciate ad avvertire un po’ di pressione per un obiettivo così importante o state mantenendo la serenità che vi ha sempre contraddistinto?

Siamo sempre sereni, anzi. Ci divertiamo, siamo un bel gruppo, stiamo bene insieme. Già quando eravamo in ritiro, avevo detto a molti amici e conoscenti che questa squadra era forte e ci mancava ancora qualche elemento. Avevo visto del potenziale in questo gruppo.

Sulla sua casacca, porta un cognome importante… ci può dire quanto le è vicino papà Gigi? E che consigli le sta dando?

Lui mi segue da una decina di anni, se può viene sempre a vedermi giocare. Consigli? Me ne ha dati tantissimi, è una delle poche persone che ho ascoltato durante la mia carriera assieme agli allenatori che ho avuto. E’ contento di vedermi adesso vicino a casa, dopo gli otto anni a Prato e l’esperienza a Busto Arsizio. Sicuramente per me non è un peso portare il suo cognome, anzi è un motivo di vanto. Avere un papà che ha fatto una carriera del genere non è da tutti e io ne sono molto orgoglioso.

E quanto è stato importante nella sua crescita professionale?

E’ stato molto importante. Fin da bambino mi ha introdotto nel mondo del calcio, ma non mi ha mai spinto. Non posso definirmi un “raccomandato”, perché sono partito da Tricesimo e dall’Eccellenza sono andato in serie B, l’ho fatto da solo. Credo che anche lui sia molto contento che sia andata in questo modo.

Tricesimo, Pro Patria e Prato tra le sue esperienze più importanti… non c’è mai stato un contatto con l’Udinese?

In realtà sono stato sei, sette mesi all’Udinese, nei Giovanissimi. Però non mi divertivo e allora ho detto a mio papà che volevo tornare a Tricesimo. Quando sei ragazzino vuoi giocare a calcio principalmente per divertirti. Evidentemente non avevo nemmeno tanto spazio, non mi ricordo benissimo… Comunque non è stato un problema essere andato via. Parliamo di livelli diversi. L’Udinese è da sempre in serie A, io ho giocato solo in C… Chiaro che sarebbe stato bello arrivare a certi traguardi, ho lavorato per migliorarmi, ma sono comunque contento di come sia andata la mia carriera.

Dunque, riuscire a coronare il grande sogno con la maglia del Pordenone che significato avrebbe per lei?

Significherebbe tanto… Ho già espresso la volontà di voler chiudere la carriera qui. Ho 32 anni, quindi, non ho ancora moltissime chance. Sarebbe bello vincere e andare in serie B con questa squadra, sarebbe il coronamento di un percorso iniziato diversi anni fa. E, inoltre, farlo proprio qui in Friuli sarebbe una cosa doppiamente meravigliosa.

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