Calcio e lingua: parla come calci! Udine docet

Calcio e lingua: parla come calci! Udine docet

Interessante inchiesta del Corsport a firma di Mattia Mallucci sulla lingua parlata nel calcio ai tempi dell’invasione straniera. A Udine è un tema scottante, col 76 per cento della rosa oramai foresta.

Il il dott. Raymond Siebetcheu*, titolare di un assegno di ricerca all’Università per Stranieri di Siena. Siebetcheu segue dal 2012 il progetto “Multisport” (coordinato dai professori Massimo Vedovelli e Andrea Villarini), ha  intrapreso uno studio atto ad analizzare le dinamiche linguistiche e culturali nell’ambito delle migrazioni sportive e il loro impatto nella scuola e nella società italiana.

“Molte squadre si sono attrezzate in questo senso -spiega il dott. Siebetcheu- e, nell’ambito della mia ricerca, ho potuto riscontrare che alcune, come Roma e Udinese, sono particolarmente all’avanguardia sotto questo punto di vista. Ci sono dei corsi mirati per i loro calciatori stranieri, che ne facilitano l’inserimento”.

Sapere cosa vuole da te l’allenatore è vitale per potersi ritagliare un ruolo da titolare:”E’ l’elemento distintivo principale -dice ancora Siebetcheu- Perché un calciatore ha fretta di imparare la lingua del paese in cui gioca, possibilmente con lezioni giornaliere di brevissima durata, mentre uno studente è disposto a seguire lezioni di lingua con calma e per più ore al giorno. Il giocatore deve capire le indicazioni dell’allenatore, ma anche confrontarsi con i compagni di squadra. C’è poi spesso la necessità di poter capire e poi rispondere adeguatamente alle domande dei giornalisti, e quella di costruire un buon feeling con i propri tifosi. Il calcio, a livello di comunicazione non verbale, può essere una lingua comune -aggiunge-, ma al calciatore serve una minima competenza linguistica per potersi sentire veramente a proprio agio”.

Lo studioso poi spiega una  sua personale soluzione:  “Ho elaborato, finora con risultati soddisfacenti, diverse attività ludiche attraverso dei giochi linguistici durante gli allenamenti. Questi giochi consentono di sviluppare contemporaneamente tanto le quattro abilità linguistiche (parlato, ascolto, lettura e scrittura) quanto le abilità tecnico-calcistiche. Ad esempio in riferimento al gioco linguistico ‘le parole in gioco’, utilizzo dei palloni con sopra le lettere dell’alfabeto. Vengono composte delle squadre di due-tre elementi che devono comporre nel minor tempo possibile parole legate a un campo lessicale ben preciso. Se ad esempio si lavora sulle parti del corpo i giocatori sono chiamati a scrivere correttamente parole come “mano”, “piede”, “petto”, ecc. Vince la squadra che ci riesce per prima. Alcuni giocatori professionisti non parlano l’italiano anche dopo alcuni anni che giocano in Serie A? -commenta ancora Siebetcheu- Ovviamente c’è chi ha più difficoltà perché, ad esempio, per un ispanofono è più facile imparare l’italiano rispetto ad un arabofono. Tuttavia, il vero problema non è solo legato alla tipologia linguistica, ma a vari fattori tra cui la motivazione”.

Già la motivazione, quella che muove montagne e fa raggiungere gli obiettivi: a Udine l’esempio di Ali Adnan è sotto gli occhi di tutti. Ha una motivazione eccellente, che ha sopperito in pochi mesi a difficoltà linguistiche enormi. Anche se, alla fine, il calcio è una lingua molto semplice: se sei un campione, poco importa parlare, per te lo fanno i tuoi piedi.

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