L’Udinese sarebbe per il no a una A a 18 squadre

L’Udinese sarebbe per il no a una A a 18 squadre

L’Udinese sarebbe  tra le squadre schierate per il ‘no’ a una Serie A con 18 squadre. Dopo aver visto sfumate le comproprietà, dopo aver visto una riforma sulle rose che penalizza soprattutto le medio piccole, ora non vorrebbe cedere su questo tema.

Con il club bianconero ci sarebbero, comunque, quasi tutte le medio piccole e la frattura in Lega su questa questione è evidente. “Solo una questione di tempo”, spiegano i dirigenti riuniti in assemblea che si sono dati di nuovo appuntamento a venerdì prossimo per cominciare a definire una linea comune. Per il ‘sì’ ci sarebbero comunque anche alcune squadre considerate ‘medie’, che sarebbero pronte a correre il rischio in virtù del fatto che in seguito la torta dei diritti tv porterebbe loro più introiti.

Trovare una mediazione non sarà cosa semplice. I club di Serie A sono pronti ad accettare questo ritorno al format in vigore fino al 2004, ma a condizione di non vedere ridotti i ricavi proprio dai diritti tv ed escludendo quindi un aumento delle quote di mutualità, come è emerso anche dal breve briefing con cui è stata aperta la riunione in Lega.

Di mutualità si è parlato anche in mattinata, prima dell’assemblea, quando la Lega ha ospitato la riunione della Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici a squadre. Ma si è trattato solo di tecnicismi e pare non ci sia stato spazio per confronti sulle riforme fra il presidente della Lega Serie A Maurizio Beretta e quello della Federcalcio Carlo Tavecchio.

Il problema  è che per arrivare al “taglio” di due squadre, dovranno aumentare le retrocessioni – il meccanismo è ancora da studiare e verranno valutati anche play-off e play-out -, e questo non piace a chi deve lottare per la salvezza, inoltre per chi scenderà in serie B diventerà ancora più complicata la risalita. Lo spettro, insomma, è perdere la ricca fetta dei diritti tv, che, secondo molti, non potrebbe nemmeno essere compensata da un aumento del cosiddetto paracadute.

Ma se i club tentennano su questa riforma, in Federazione l’idea piace e la si porta avanti a fari spenti. Tanto che c’è già chi paventa l’arrivo di un commissario ad acta, davanti ad una mancata intesa.

Tra i grossi club, però, c’è chi appoggia la riduzione  che garantirebbe – oltre a maggiori introiti da spartirsi –  anche una riduzione di un calendario troppo fitto che  penalizza a livello europeo.

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