Hallfredsson, portabandiera dell’Udinese a Euro 2016: “Noi come la Grecia 2004? Chissà..”

Hallfredsson, portabandiera dell’Udinese a Euro 2016: “Noi come la Grecia 2004? Chissà..”

L’islandese Hallfredsson assieme a Torje e Zielinski sono gli unici bianconeri presenti a Euro 2016: ma se gli ultimi due sono destinati a non vostre la maglia dell’Udinese la prossima stagione, Emil lo farà

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Emil Hallfredsson è l’unico rappresentante dell’Udinese a Euro2016, visto che Torje e Zielinski non rientrano nei piani bianconeri.   «Quando una squadra si diverte a giocare, beh, può succedere di tutto. Per noi è una grande, bella, concreta magia», ha spiegato l’islandese alla Gazzetta dello Sport, non nascondendo i suoi sogni e quelli della sua Nazionale.  «Noi come la Grecia nel 2004? Chissà…A volte l’impossibile si cambia i connotati…».

Questo è pure l’anno del miracolo-Leicester. Altri sogni?

«Il 14 debutteremo in una fase finale dell’Europeo contro Cristiano Ronaldo: avvio tosto, per capire di che pasta siamo fatti».

Siete qui avendo fatto fuori l’Olanda: pasta buona.

«La molla dell’orgoglio scattò dopo il k.o. nello spareggio contro la Croazia per Brasile 2014: potevamo disintegrarci, ci siamo fortificati. Oggi ogni gara è “noi contro di loro”. A testa alta. Mentre anni fa potevamo solo pensare di prendere meno gol possibile...».

Obiettivo dichiarabile? 

«Possiamo fare grandi cose. Abbiamo un vantaggio: ci sentiamo un club più che una nazionale. Siamo amici, affiatati. Merito di Lagerback che ha portato la sua esperienza. Per prima cosa ci ha inserito il chip del “Tutto è possibile”: si può vincere, sempre. E non si gioca mai con meno di due punte».

Nel 2004 batteste la nazionale di Lippi all’esordio: in Italia risero ma erano i prodromi di una crescita totale. 

«La vera crescita è esplosa negli ultimi 5 anni. Ci hanno anche aiutato due fattori: la costruzione di alcuni campi al coperto per allenarci anche quando fuori c’è il gelo, e questo ha portato e porterà nuove leve con tecnica e preparazione. Poi, l’innesto nel nostro movimento di tecnici professionisti. Una volta correvamo dietro al pallone e basta. La nostra forza? L’esserci ritrovati tutti al momento giusto, col tecnico perfetto e con l’esperienza dei campionati esteri sulle spalle».

 

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