Ora tutti si ribellano al fairplay finanziario

Ora tutti si ribellano al fairplay finanziario

Il mondo del calcio prepara un attacco frontale e massiccio nientemeno che contro Michel Platini, il presidente dell’Uefa nonché unico (ri)candidato alle prossime elezioni in programma a Vienna il 24 marzo. I club sono in grande fermento, il fuoco cova sotto la cenere: materia del contendere il famigerato fair play finanziario (decisione Uefa) e di riflesso l’abolizione dei fondi d’investimento (le cosiddette “terze parti”, decisione Fifa). All’Unione Europea, stanno già studiando il caso. Pronti a sferrare il colpo decisivo alla Corte di Giustizia comunitaria. 

L’uomo di Bosman

C’è un nome, soprattutto, che dovrebbe dantescamente “far tremar le vene e i polsi” a Platini. Il personaggio in questione è il celebre avvocato belga Jean-Louis Dupont, sommo esperto di diritto europeo, ma soprattutto colui che vent’anni fa inferse una stoccata “mortale” all’Uefa (il presidente dell’epoca era lo svedese Lennart Johansson) con la famosa “Sentenza Bosman” che di fatto liberò i giocatori comunitari dal vincolo permettendo loro di trasferirsi gratuitamente in un altro club alla scadenza naturale del contratto. Una rivoluzione epocale di cui si parla ancora oggi e alla quale sono grati tutti i calciatori. Dupont sostiene che la sentenza sul fair play finanziario limiti i redditi di giocatori e agenti, riducendo così l’attività di trasferimento e garantendo ai club più grandi d’Europa di restare dominanti. Secondo il legale belga esistono gli estremi per la cosiddetta violazione delle regole sulla concorrenza perché non si può impedire a un investitore di spendere quello che vuole per l’acquisto di un giocatore, limitandone il progetto sportivo. Dupont usa espressamente il termine “crimine” per definire la decisione d’imperio emessa dall’Uefa. Insomma, anche se il divieto sugli eccessi di spesa potrebbe considerarsi legale, i motivi di appello ci sono tutti perché il massimo organo del calcio europeo sarebbe in grado di raggiungere i propri obiettivi tramite una misura assai meno restrittiva.

“Oligopoleague”

Dal canto suo il professor Nicolas Petit, insigne cattedratico alla Facoltà di Giurisprudenza di Liegi, ha recentemente pubblicato una relazione sulla discussa decisione Uefa dal titolo eloquente: “Financial Fair Play or Oligopoleague?”. E il sottotitolo è ancora più penetrante: “Come uccidere il calcio”. «La filosofia che ha ispirato il governo del calcio europeo per ridurre i “rossi” in bilancio – scrive il prof. Petit – si basa sul principio che un club non può spendere più di ciò che ha generato nella precedente stagione. Dunque se il Real Madrid ha prodotto un reddito di 500 milioni di euro (biglietti, sponsorizzazioni, diritti televisivi, merchandising, eccetera), potrà investire sul mercato la stessa cifra onde garantire il “breakeven”, la chiusura in pareggio del bilancio. E se lo Standard Liegi ha generato un reddito di 25 milioni di euro, altrettanti ne potrà spendere nella campagna-acquisti. Ora è fin troppo evidente che in quattro anni il club spagnolo potrà mettere sul piatto delle acquisizioni qualcosa come due miliardi a fronte dei soli 100 milioni dello Standard». La forbice è troppo ampia, non c’è concorrenza: anzi, è violata. Ed è fin troppo chiaro perché il Real Madrid sia campione d’Europa e del mondo mentre ai piccoli club non restano che le briciole. Una lotta impari, con l’imprimatur dell’Uefa…

Laurent in Qatar

C’è poi un altro caso di cui gli operatori di mercato e i rappresentanti dei club hanno discusso alla kermesse calcistica di Dubai. Storcendo la bocca. A nessuno piace che Laurent Platini, 35 anni, laureato in legge e primogenito del presidente Uefa, lavori per conto di un’azienda-leader del Qatar, nazione al centro di scandali e polemiche per la presunta corruzione relativa all’assegnazione dei Mondiali 2022. Da quasi quattro anni Platini jr, dopo aver lasciato la direzione giuridica del Paris Saint Germain e di Lagardere Sport, è infatti “assoldato” dalla Burrda Sport, società controllata dal Qatar Sports Investments facente capo nientemeno che al ricchissimo emiro qatariota Tamim Al Thani, proprietario dal PSG. Incroci pericolosi con in ballo interessi e milioni.

(Tuttosport)

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