Chiacchiere da Var

Chiacchiere da Var

Fabio Baldas, ex arbitro internazionale, analizza le decisioni arbitrali della 17esima giornata di campionato, facendo il punto sulla gestione del Var da parte degli assistenti di gara

di Redazione

Fabio Baldas, ex arbitro internazionale, analizza le decisioni arbitrali della 17esima giornata di campionato, facendo il punto sulla gestione del Var da parte degli assistenti di gara:

“Ricordiamo che non solo l’arbitro va a giudizio, anche gli assistenti al Var hanno la loro parte di responsabilità nella direzione di gara. Vediamo alcuni esempi.

In Benevento-Spal, l’arbitro Pasqua fischia fallo di mano sul limite dell’area di rigore contro il Benevento, decidendo quindi per la volontarietà del gesto. Richiamato dal Var, gli assistenti suggeriscono che la mano era dentro l’area (per cui dovrebbe scattare il rigore), ma, nel contempo,  rettificano la visione arbitrale sostenendo l’involontarietà del gesto; Pasqua quindi modifica la propria decisione togliendo il fallo e scatenando ovviamente le proteste degli spallini. In questo caso l’errore non è nell’opinione del Var che in effetti ha giudicato l’episodio correttamente, ma nel fatto che gli è consentito richiamare l’arbitro per indicare che la mano era in area, non poteva però intervenire sul giudizio di volontarietà o meno di un fallo in quanto l’ipotesi non rientra da regolamento nelle competenze del Var, valicando cioè quanto di sua spettanza”.

Altro episodio: in Sampdoria- Sassuolo, i neroverdi guadagnano un rigore. Il portiere para e dalla respinta nasce un batti e ribatti finché un giocatore blucerchiato non l’ha praticamente presa con le mani. Il Var inspiegabilmente non è intervenuto.

In questi casi non è il direttore di gara ad aver usato male lo strumento, sono gli assistenti al Var,  comunque arbitri di Serie A, ad aver sbagliato, pur subendo nelle decisioni minore tensione rispetto al direttore di gara. Sono episodi quindi che vanno discussi al pari degli errori arbitrali in campo, in modo da riuscire a fare un uso sempre più corretto della tecnologia.

Cosa pensa del ‘caso’ Giacomelli?

“Giacomelli è stato deferito perché il regolamento dell’Aia prevede espressamente il divieto di “partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili in modo anonimo, ovvero mediante utilizzo di nomi di fantasia o nickname atti a impedire l’immediata identificazione del suo autore”. Il direttore di gara era registrato su Facebook come “Jack O’Melly”, oltretutto postando una sua foto con Totti nell’atto di calciare un rigore. L’episodio ha scatenato le ire dei laziali i quali avevano già avviato una class-action nei confronti del direttore di gara per l’arbitraggio di Lazio-Torino. Oltre che andare molto ingenuamente contro il regolamento, Giacomelli di certo non ha brillato per fair-play nei confronti dei tifosi capitolini”.

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