De Agostini: «Caro Verona, la ricetta è una: non mollare»

De Agostini: «Caro Verona, la ricetta è una: non mollare»

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Udine è casa sua, Verona lo è stata due anni dopo lo scudetto. Una stagione sola, prima di andarsene alla Juventus e poi all’Inter. Gigi De Agostini vive nella piccola Tricesimo, tornato là dove aveva iniziato, diviso fra la sua attività con le vecchie glorie della Juve e il figlio Michele che gioca nel Prato. Uno degli ultimi terzini sinistri del calcio italiano aspetta Udinese-Hellas, anche perché il suo Verona mai era stato tanto in difficoltà negli ultimi anni. 
Il principale motivo di questo momento negativo?
«Dal mio campo d’osservazione, comunque lontano, posso credere che i nuovi non si siano inseriti ancora nel migliore dei modi. L’anno scorso la squadra era ben rodata, anche senza grandi nomi. Uno come Maietta, ad esempio, non l’avrei mandato via. Il suo lo faceva sempre. Il problema dei gol subiti vedo che non è stato risolto».
La ricetta per uscirne?
«Stringersi tutti attorno alla squadra e al suo allenatore fra società e tifosi. Mandorlini va solo elogiato, ha preso in mano il Verona in un momento particolarmente problematico nella vecchia Serie C e l’ha portata prima in Serie B e poi guidata ad un ottimo campionato di Serie A. Ha saputo mantenere la categoria alla grande, ma conosco le regole del calcio. Ci ho vissuto vent’anni. La storia puoi raccontarla come vuoi ma se non raccogli risultati tutti alla fine vengono messi in dubbio. Anche se uno come Mandorlini ha fatto bene ovunque è andato».
Come giudica le difficoltà che sta incontrando Marquez?
«Uno come lui è sempre stato abituato a determinate squadre, a contesti di grande qualità e in mezzo a giocatori di classe che facevano sempre o quasi partita d’attacco. Quando devi lottare per altri obiettivi e con compagni di diversa caratura non è detto che le cose funzionino come invece è sempre stato nella sua grande carriera».
Toni invece è sempre più bravo. Chi prenderebbe fra lui e Di Natale?
«Tutti e due, sarebbero la mia coppia di attaccanti ideale. Uno come prima punta, l’altro a girarci attorno. Avrebbero pochi rivali anche adesso che non sono più giovanissimi».
Ai Mondiali li avrebbe portati entrambi?
«La gente che fa gol la porterei sempre e ovunque, soprattutto in competizioni di poco più di un mese in cui l’esperienza incide molto due come loro sarebbero stati un grande valore aggiunto per l’Italia».
L’Udinese rimpiange Guidolin?
«Ha fatto cose straordinarie, difficilmente ripetibili. L’Udinese deve molto a lui, ma la società ha deciso che era ora di guardare avanti».
A Udine ha visto anche Nico Lopez. È davvero un potenziale crack?
«Sta facendo abbastanza bene, lo sto vedendo soprattutto a Verona perché a Udine non giocava molto. Mandorlini lo utilizza di più. Giusto, perché uno come lui ha solo bisogno di giocare. Non è ancora Iturbe, ma anche Iturbe sta soffrendo il passaggio alla Roma e ad un ambiente tutto nuovo».
L’Udinese quanto vale veramente?
«Secondo me meno di quanto dice ora la classifica. I punti sono tanti, ma l’Udinese si esprime ancora a corrente alternata. Il suo primo tempo con l’Inter è stato inguardabile, in tante partite è stato salvato solo da Karnezis e Di Natale. L’Udinese ha nelle corde le qualità per giocare ad alti livelli, salvo cadere spesso e volentieri in prestazioni anonime. E il Verona avrà molle supplementari proprio perché ha bisogno assoluto di punti»

ratto da larena.it

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