Donadoni, ecco i suoi segreti. “Non si deve stressare i giocatori”

Donadoni, ecco i suoi segreti. “Non si deve stressare i giocatori”

“La bravura è comprendere il momento giusto per dire la cosa giusta. Come idea di gioco propendo più per il 4-3-3. Ma quello che conta è sempre l’interpretazione”. I segreti del successo di Donadoni sono tanti e ora che anche il Bologna sta fecondo miracoli, molte big iniziano a pensare davvero a lui

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I segreti del successo del Bologna sono i segreti di Roberto Donadoni, l’allenatore che dopo il suo arrivo ha dato una marcia europea au felsinei.
Il tecnico racconta i suoi segreti a Tuttosport. «Lo scopo non è quello di stressare i giocatori facendoli stare tutto il giorno al campo. L’idea, al contrario, è quella di diluire il lavoro su un arco temporale maggiore, in modo tale da permettere una più facile assimilazione dei concetti. Di solito, quando c’è il doppio, i ragazzi arrivano alle 9.30 e vanno via alle 16.30. Diciamo che ci sono lavori peggiori… (risata)».

Altri espedienti motivazionali li racconta così: «La bravura è comprendere il momento giusto per dire la cosa giusta. Ricordo ai tempi della Nazionale, quando dovevamo vincere assolutamente contro la Scozia, e cercai di stimolare la squadra focalizzando l’attenzione su chi giocava meno. Il concetto era: se negli occhi di chi non gioca vedo lo spirito giusto, quelli che vanno in campo devono essere ancora più determinati. In passato ho partecipato a corsi con mental coach e avevo anche pensato di inserire una figura simile nel mio staff, ma alla fine non lo ho mai fatto».

Donadoni impiega soprattutto il 3-5-2 e il 4-3-3, cambiandoli anche in corsa… «Dipende molto dalle caratteristiche dei giocatori e comunque, a livello di concetti, cambia prevalentemente per i difensori. Variare spesso viene interpretato come un rimedio, invece… ciò che ti permette di cambiare è la conoscenza e la preparazione: devi essere bravo a trasmettere un bagaglio di nozioni differenti. Questo dà la possibilità ai giocatori di essere meno specialisti e più duttili. Un vantaggio non da poco: può consentire loro di giocare maggiormente nell’arco di una stagione. Come idea di gioco propendo più per il 4-3-3. Ma quello che conta è sempre l’interpretazione: se ho Giaccherini, Mounier e Destro è logico giocare con due ali e un centravanti. Se invece, al posto di uno dei due esterni, ho Floccari, di conseguenza il 4-3-3 si sviluppa in modo diverso, con due punte più vicine tra loro».

 

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