Vista da Verona: Dov’è finita l’Udinese dei Pozzo?

Vista da Verona: Dov’è finita l’Udinese dei Pozzo?

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L’Udinese di oggi vista dal punto di vista di Verona, dove il portale TgGialloblu analizza un modello che, visto da fuori, non splende più come un tempo.

C’era una volta l’Udinese dei Pozzo, modello per tutte le provinciali. Negli ultimi anni però la magia sembra essersi interrotta: due anni fa, con l’ultima stagione di Guidolin, i bianconeri si accontentarono di una posizione di metà classifica, mentre l’anno scorso Stramaccioni quasi rischiava di portare i friulani in serie B. Quest’anno con Colantuono, cacciato da Bergamo dopo cinque stagioni intense (a dimostrazione del fatto che se non ti chiami Alex Ferguson è difficile mantenere buoni risultati sulla stessa panchina per tante stagioni), le difficoltà restano: solo sette punti conquistati e tecnico romano già in discussione. Inevitabile, quindi, etichettare Verona-Udinese di domenica prossima come sfida salvezza che già ad ottobre assume estrema importanza per entrambe.

MAESTRO GUIDOLIN. Giampaolo Pozzo acquistò l’Udinese nel 1986, appena retrocessa ed orfana di Zico. Dopo un passaggio anche in Serie C, arrivarono le prime soddisfazioni negli anni novanta. Con Alberto Zaccheroni (e il trio delle meraviglie Poggi-Bierhoff-Marcio Amoroso) arrivò uno storico terzo posto nell’anno dei Mondiali in Francia. Ma è con Francesco Guidolin (uno dei migliori allenatori italiani: al momento senza panchina dopo l’anno sabbatico ma pronto a rimettersi in discussione) che arriva il vero miracolo Udinese. Nei primi tre anni con il tecnico veneto, i friulani arrivano quarti, quinti e terzi e sfiorano per due volte la fase a gruppi della Champions League: eliminati ai preliminari prima dall’Arsenal e poi dal Braga, perdendo ai rigori decisivi con l’errore clamoroso di “O Mago” Maicosuel che fece un cucchiaio imbarazzante che finì tra le braccia del portiere dei portoghesi.

TIFOSI DI CARTONE REVIVAL. Finita l’era Guidolin, i risultati non sono più arrivati. In questi anni l’impero dei Pozzo ha varcato i confini italiani: acquistando il Watford nel 2012 dopo tre anni dall’acquisizione del Granada. E forse l’Udinese è stata un po’ trascurata. Più che sul mercato si è puntato allo stadio di proprietà, fiore all’occhiello per ogni società calcistica: il nuovo stadio Friuli è quasi completato. Per contrastare la carenza di spettatori al Friuli, “la genialità” a volte non conosce limiti: il nuovo stadio è composto da sedili colorati alternati, così da creare un “effetto ottico riempitivo” in grado di mascherare le deprimenti zone desertiche sugli spalti. Restando nelle terre friulane-giuliane, torna mestamente alla mente Fantinel (ex Presidente della Triestina che nonostante i grossi guai finanziari prese il posto del Verona nel ripescaggio in Serie B del 2010), che per risparmiare i soldi sulla manutenzione decise di chiudere al Nereo Rocco la tribuna dello stadio di fronte alle telecamere, sostituendo ai tifosi veri delle sagome di cartone raffiguranti foto di spettatori delle stagioni passate.

AGGRAPPATI A TOTÒ. Gli investimenti per la nuova stagione non sono certo stati esaltanti: l’acquisto più importante è stato il cileno Manuel Iturra (che alla fine non è un vero e proprio acquisto visto che arriva dal “satellite” Granada) mentre pesa la cessione di Allan al Napoli, perno del centrocampo. Al Bentegodi l’Udinese dovrà rinunciare a Duvan Zapata (fermo per quattro mesi): è tutto sulle spalle, come sempre, di Antonio Di Natale. L’attaccante napoletano, che tra due giorni raggiungerà le 38 primavere, è l’equivalente di Luca Toni per l’Hellas: è il fulcro del gioco della sua squadra. Come Toni fa parte di quell’élite dei bomber immarcescibili che è quasi impossibile sostituire: senza di loro si è condannati a faticare, e molto…

FONTE TGGIALLOBLU

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