Guidolin: La mia Udinese da Scudetto se fosse rimasta com’era

Guidolin: La mia Udinese da Scudetto se fosse rimasta com’era

Guidolin in una intervista al Corriere della Sera ha raccontato che l’Udinese del 2011 è stata la squadra più forte da lui mai allenata. “Se fosse stata mantenuta com’era, l’anno dopo potevamo giocare per lo scudetto”

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Francesco Guidolin torna a parlare della sua carriera, del suo calcio, delle sue aspirazioni in una intervista al Corriere della Sera.  «Mi piace allenare ed essere manager di questo club, nel campionato più bello del mondo: essere tra i 20 allenatori di Premier League è affascinante e importante».

Sul sito del club Guidolin ha voluto lasciare un messaggio dopo la morte di Johan Cruyff. Il perché lo spiega lui stesso:  «È stato l’idolo della mia adolescenza, assieme a Eddy Merckx. Erano gli anni 70, provavo a portare i capelli come lui, le basette lunghe. Era il 68 calcistico. Qualcuno di più bravo ci sarà stato, ma per me il Pallone d’oro di sempre va a Cruyff. Sono giorni tristi per me».

Poi la rivelazione sull’Udinese, la squadra più forte da lui allenata:  «Quella con Sanchez e Di Natale, capace di arrivare ai preliminari di Champions: se fosse stata mantenuta com’era, l’anno dopo potevamo giocare per lo scudetto».

Poi un’altra rivelazione:  «Sarri ha avuto l’occasione alla quale io ho rinunciato, una delle 6/7 chiamate che ho ricevuto quando ero fermo. Non ho alcun rimpianto e anzi faccio i complimenti a Sarri. Del resto non avevo dubbi…Quello dell’allenatore bravo solo in provincia è un luogo comune tutto italiano. Sono convinto che avrei potuto fare molto bene anch’io».

A chi dice che Guidolin soffrirebbe la pressione della panchina azzurra li risponde che  «mi sento molto in equilibrio in questo momento particolare della mia vita. E anche molto tranquillo. Vivo il calcio con grande intensità, senza la quale non sarei diventato il settimo allenatore con più presenze della storia della serie A. Per quello che ho fatto non devo ringraziare nessuno. E penso di avere l’equilibrio e la lucidità per poter gestire ogni situazione. Anche sulla panchina della Nazionale».

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