Spalletti, un passato in bianconero

Spalletti, un passato in bianconero

Due anni fa Luciano Spalletti disse: “Io e i Pozzo non abbiamo avuto il tempo di dirci grazie. Mi spiace per come ci siamo lasciati”

di Redazione
Due anni fa Luciano Spalletti disse: “Io e i Pozzo non abbiamo avuto il tempo di dirci grazie. Mi spiace per come ci siamo lasciati”. La prima volta di Spalletti in bianconero fu nella stagione 2000/01. Doveva sostituire Gigi De Canio, compito che svolse egregiamente tanto da salvare i bianconeri. Si trasferì ad Ancona e lì ottenne un’altra salvezza. I Pozzo lo richiamarono a Udine dove ottenne la qualificazione alla coppa Uefa il primo anno (2002/03) e la Champions nel torneo 2004/05. Ma nel giugno del 2005 il tecnico riferì a Gianpaolo Pozzo che non aveva più gli stimoli necessari per proseguire alla guida dell’Udinese: “Ritengo chiuso il mio ciclo, non posso garantire il quarto posto tutti gli anni”. Futuro? “Ufficialmente non mi ha mai contattato nessuno”. E probabilmente avevano influito anche le polemiche  su un ritiro nel marzo di quell’anno che non gli era andato giù. “Mi hanno rotto i c…, si andrà a Palermo con largo anticipo”, si era infuriato Pozzo dopo la sconfitta casalinga col Bologna. “Un provvedimento gratuito e offensivo”, aveva replicato duramente il tecnico a distanza di 48 ore. Poi le polemiche, grazie anche alla cinquina rifilata al Palermo, erano rientrate, ma qualcosa si era rotto. Ufficiosamente si era già accordato con la Roma. Dapprima il Paron cercò di resistere, poi dovette cederlo alla corte capitolina. E proprio nel post partita di Roma-Udinese di quello stesso anno, Pozzo disse: “La chiusura con lui è stata imprevista, ma dopo non è stato da medaglia d’oro e stendo un velo pietoso. Era meglio che si concentrasse sulla partita, piuttosto che su di me. Spalletti doveva rispettare il contratto”.
Il neo allenatore giallorosso non fece attendere la sua risposta: “Io so come devo comportarmi, perché me lo ha insegnato mio babbo. Riguardo il fatto di essere il moralizzatore del calcio avrei dei dubbi. Cinque anni fa non è stato così preciso come mi aveva promesso. Avevamo un accordo e un progetto, poi mi esonerò, richiamandomi dopo un anno solo perché le cose non andavano come da lui previsto”. I tifosi però non hanno mai perdonato il suo ‘tradimento’ e lo hanno sempre subissato di fischi ogni volta che è tornato da avversario a Udine.
Ma, al di là del brusco addio, Spalletti a Udine ha fatto la storia della squadra. Ha scoperto e lanciato molti talenti… dall’esplosione di Muntari e di Felipe, a quella di Iaquinta, Pizarro,  Jankulovski Di Michele. Per non parlare di un certo Totò Di Natale.
“Pretendeva tanto, ma ti dava tutto”, ricorda il capitano di quella splendida Udinese, Valerio Bertotto. “Lo sento ancora perché da quando ho deciso di fare l’allenatore da lui qualcosa ho preso. È bravo a gestire il gruppo. Chiede intensità, lavora bene col pallone, ma integra con tutti gli elementi utili per portarti a una grande condizione fisica. Chiede fatica e organizzazione. Ma se lavori da professionista non fai fatica ad andarci d’accordo. Difetti? È un po’ permaloso, ma sta allo scherzo”.

 

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