AAA Udinese cercasi

AAA Udinese cercasi

Dopo la sconfitta dell’Udinese col Carpi, cercasi risposte dalla squadra ancora immatura e dal club che non può perdere di vista i suoi tifosi

Altro che Paolini, a Udine deve essere passato David Copperfield il grande illusionista a stelle e striscie, che con un colpo dei suoi ha fatto sparire l’Udinese.

Non si preoccupi Federica Sciarelli, nessuno ha intenzione di presentarsi a “Chi l’ha visto” per reclamare la sua sparizione. Tanto, prima o poi la ritroveremo, almeno così si spera.

Certo che a Carpi i bianconeri hanno invertito la via maestra, così ben intrapresa a Torino e contro l’Atalanta e invece di prendere l’ascensore per agguantare la terza vittoria di fila, sono scesi nello scantinato fra ragnatele e disordine sparso.

Mai stati in partita, se non per qualche manciata di minuti, e non vale neppure contare il gol di Zapata, buono solo per lui, e neppure un palo casuale di Badu a giochi fatti.

Chapeaux al Carpi che ha ampiamente meritato la vincita, la terza in questo campionato dopo aver subito 33 gol in questo torneo.

Facile ora sostenere che la squadra di Colantuono ha avuto un pessimo approccio alla gara, come facile pensare ad un raptus di supponenza contro gli ultimi o quasi della classe.

Non c’è giustificazione che tenga, a Carpi i ragazzotti bianconeri dovevano andare col petto in fuori e vincere, ogni altra considerazione è pura letteratura. E non importa chi è sceso in campo e chi ha scaldato la panca. La maturità di una squadra si misura in questi match. E questa equipe matura non lo è.

Con questo non si vuole sconfessare le buone prove precedenti e la dignitosa classifica sin qui acquisita, ma in questo anno sabbatico, bisogna pensare al futuro, non certo inteso come mercato in corso, ma come programmazione a lungo termine, da tempo ormai in disuso per una Società che di questo era stata maestra.

Sono molte le cose che i Vip societari dovranno mettere all’ordine del giorno, a cominciare dalla costruzione di una squadra che sappia mantenere alto il suo pedigree calcistico in sintonia con uno Stadio che oltre ad essere bello ha bisogno di artisti che lo esaltino, per proseguire poi ad un riordino affettivo con una tifoseria sempre più abbandonata a se stessa, ma fedelissima alla squadra. L’impressione che i problemi societari siano talmente tanti da sottovalutare l’attaccamento friulano alla squadra, se non nel momento dell’abbonamento.

Non servono i proclami stampati su paginone del Messaggero Veneto per proclamare affetti e dedizioni verso l’Udinese, verso ciò che rappresenta l’Udinese per i Friulani, per poi fare come se questi non esistessero.

Non si chiede di fare le primarie o referendum per sentire il parere dei tifosi, ma neppure spiaccicare la Dacia sopra lo Stadio Friuli. Sia chiaro che la cosa, in questo mondo dove conta solo Re Denaro, non mi sconvolge, ma perlomeno si eviti di prendere per i fondelli la gente. Anche i tifosi hanno una dignità, ben maggiore di chi governa questo calcio.

Se i Vip societari sono convinti che il nuovo Stadio basti a coagulare l’ambiente ormai lontano stanno commettendo un grande errore. Sappiano che ai tifosi da mille euro al mese o senza lavoro o baciati dalla legge Fornero, della Club house non gliene importa nulla, quella è roba di rappresentanza. Loro vogliono andare allo stadio e vedere la loro squadra giocare e possibilmente vincere. I calici pieni di bollicine li lasciano volentieri agli altri.

Sarà bene ricordarsi che il patrimonio tifosi che l’Udinese ha, vale in questo momento, ben più della squadra, e disperderlo sarebbe un peccato mortale ,la cui tardiva confessione non garantirebbe l’assoluzione neppure da parte di Papa Francesco. Volevo parlare della partita, ma visto che questa non c’è stata sono scivolato altrove. Oggi la squadra ha ucciso il mio calcio … vi prego resuscitate almeno quella parte sana dei Friulani che piangono e soffrono per l’Udinese.

Domenica ci sarà il vernissage dello Stadio contro la Juventus e sono certo che oltre al pienone la squadra saprà offrire una grande prestazione. Nonostante ciò, quello che ho scritto sopra resta ancor più valido.

PS. L’icona più bella di Carpi Udinese è stato l’ingresso in campo dei due allenatori abbracciati. Castori e Colantuono, i peones della panchina. Questo è il calcio che mi piace. Bravi !

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