Agente 002, professione secondo portiere

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Rewind tra i vice che hanno difeso i pali dell’Udinese: da Chimenti a Scuffet, storie di panchina vissuta

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Spesso sottotraccia, dimenticato in panchina. A volte quello del vice, è un ruolo quanto mai stretto, specie se a ricoprirlo è un portiere di Serie A. Abbastanza talentuoso per il massimo campionato italiano, ma comunque seconda scelta quando in campo scende l’undici titolare. Figura enigmatica, riserva coi guantoni, pedina dai mille impieghi, eroe dai nascosti risvolti. C’è il giovane portiere che prende appunti dal maestro, l’estremo difensore affermato alla ricerca della definitiva consacrazione in un top club europeo. Infine c’è il veterano che, con l’esperienza maturata lungo il corso della propria carriera, non si stacca dal grande calcio e in cambio aiuta chi gli è davanti. A crescere, a formarsi senza crollare sotto il peso psicologico di quei pali distanti chilometri l’uno dall’altro: la porta enorme, suggestione da prime volte.
Una “chioccia” o forse una guida, in ogni caso una figura di riferimento per cui l’Udinese si sta muovendo in questi giorni di mercato. Non che a Simone Scuffet serva la balia per protegger la sua squadra dai tentativi a rete avversari, ma è indubbio, e negli anni testato, come un elemento rodato a sostegno di un giocatore ancora sulla via della maturazione sportiva possa portare al giusto equilibrio nel reparto difensivo bianconero.
A testimoniarlo il ruolino di marcia di un portiere come Samir Handanovic, che nei suoi anni trascorsi con la maglia delle zebrette può beneficiare dell’apporto di colleghi fatti e finiti come Antonio Chimenti ed Emanuele Belardi. Con le loro imprecisioni, con i loro pregi e difetti, nel triennio 2007-2010 i due ex juventini si rendono in parte artefici della formazione di quello che, ancora oggi, risulta essere tra i migliori numeri uno in Italia.
Nelle stagioni successive, allora, l’esplosione del gigante sloveno: tra 2010 e 2011 Handanovic passa da trainee a trainer, con Rafael Romo, ma anche Jan Koprivec e Daniele Padelli, apprendisti purtroppo mai in grado di affermarsi in bianconero. Il testimone lasciato dall’estremo difensore nerazzurro viene così preso da Zeljko Brkic nel 2012. Il serbo non delude, ma tantomeno esalta. L’infortunio nel luglio del 2013 ne preclude eventuali glorie future e trascina i friulani nei mesi di sofferenza vissuti per gran parte di quella stagione. Fuori Brkic, dentro Ivan Kelava. Fuori dall’Europa League, dentro ad un tunnel di papere e critiche spesso feroci, un periodo denso di nervosismo in cui fra i pali dell’Udinese manca di fatto un vice degno di sopperire alla mancanza del numero uno titolare.
Dalle ceneri di quella squadra, emergerà poi il nostro Scuffet, ma questo non prima della parentesi che vede Orestis Karnezis protagonista fra i pali dei bianconeri. Dato ormai per partente, nelle sue tre stagioni a Udine il greco si ritaglia un posto fra le poche certezze emerse sotto Stramaccioni o Colantuono – fosse arrivato in un altro periodo forse ce lo saremmo goduto un pochino di più? -, un posto di tutto rilievo nello scacchiere di Gigi Delneri. Alle sue spalle Scuffet, Meret, Romo e Perisan: allievi a scuola di tuffi dal nazionale classe ’85.
Con la stagione 2017-18 in fase di costruzione, si fa sempre più caldo il nome di Albano Bizzarri. Associato al club friulano quale secondo dietro a Scuffet, l’ex Chievo Verona e Pescara potrebbe rappresentare proprio quell’uomo di comprovata esperienza in grado di guidare il talento di Remanzacco verso il definitivo lancio tra i grandi portieri del nostro campionato.
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