Crisi di valori e di valore

Crisi di valori e di valore

Mancano qualità, idee, convinzione e motivazioni: l’Udinese è allo sbando. E il danno economico è già ampiamente tangibile. Gli errori delle ultime tre stagioni si stanno ripercuotendo sul presente e condizioneranno anche il futuro del club

Un disastro, su tutti i fronti. La sconfitta di domenica contro il Genoa ha ingigantito oltremisura lo stato di crisi che sta attraversando l’Udinese. La classifica alle spalle dei friulani si è drammaticamente accorciata e solo un calendario “favorevole” con Sampdoria e Palermo impegnate rispettivamente a Milano e Roma ha consentito ai bianconeri di non ritrovarsi a ridosso della zona rossa. Poteva essere una stagione tranquilla, senza grandi ambizioni, ma nemmeno patemi. Invece, per l’ennesima volta, la formazione di Stefano Colantuono è di nuovo costretta a inseguire una salvezza che fino a pochi giorni sembrava già in cassaforte. Diciamolo subito: i bianconeri hanno qualcosa in più delle squadre che stanno dietro, ma l’esperienza (e la recente storia) insegna che il calcio può riservare sorprese, belle o brutte che siano.

Oggi l’Udinese si trova incastrata in un gomitolo di errori, causati da scelte poco ponderate della società (in primis), ma anche da decisioni non sempre adeguate da parte dell’allenatore e da un atteggiamento eccessivamente “leggero” da parte dei giocatori. Da qui al termine del campionato tutti si devono considerare costantemente sotto processo. Senza “se” e senza “ma”. Qualità, idee e attaccamento alla maglia – che sembrano essersi improvvisamente volatilizzati – andranno recuperati, attraverso una preparazione fisica e soprattutto mentale mirate. Salvare il salvabile deve diventare la priorità, anche se ci sembra più un palliativo che la cura. Perché i problemi non sono nati dal ko con il Genoa, ma hanno radici lontane, come spesso abbiamo sottolineato attraverso queste pagine. E le conseguenze non saranno mimetizzate da un paio di vittorie (che ci auguriamo tutti arrivino già nelle prossime gare con Hellas Verona e Frosinone).

Per anni abbiamo assistito a una gestione societaria praticamente infallibile: grazie a uno scouting chirurgico e a un intervento tempestivo dei dirigenti sul mercato, l’Udinese per anni è riuscita ad assicurarsi talenti giovanissimi dalle grandi potenzialità, valorizzati in terra friulana con pazienza e tenacia, per poi essere piazzati ai grandi club per cifre considerevoli. Una filosofia lungimirante che ha garantito per anni la sopravvivenza del club, unita a risultati straordinari. E’ nato così il famoso “modello Udinese”. Ma dov’è oggi quel modello? Guardando la rosa attuale, è difficile trovare risposta a tale interrogativo. Chi sarà il re del mercato estivo? Chi sarà quel giocatore che garantirà la prossima campagna acquisti? L’unico prospetto di caratura internazionale è Silvan Widmer, che però in questa stagione si è smarrito tra panchina e prestazioni sottotono. Il suo valore è stato eroso da un minutaggio scarso, che difficilmente potrà essere rimpinguato in modo importante nelle ultime 12 giornate. E oltre allo svizzero chi c’è? Per trovare giocatori “appetibili” dobbiamo alzare l’età media ed ecco, quindi, che appaiono: Orestis Karnezis, Thomas Heurtaux (che però è stato utilizzato davvero poco in questa stagione anche quando era nelle migliori condizioni), Emmauel Badu… insomma non ci sono più Kwadwo Asamoah, Mauricio Isla, Mehdi Benatia o Allan, per restare nella stretta attualità. E, cosa ancor più grave, finora non è stato valorizzato nessun elemento del settore giovanile. Un’occasione persa che, vista la classifica deficitaria, difficilmente sarà recuperabile da qui alla fine della stagione. Mayday, mayday!

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