Cuore pesante

Cuore pesante

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Arrivare alla gara che per me conta come un derby, contro i multicolori sampierdarenesi, avendo praticamente le stesse possibilità di vittoria che oggi avrebbe la Nazionale contro, che so, l’Argentina o il Cile, non mi fa certamente pensare positivo. Ho, non lo nego, cuore pesante per mille ragioni, ultima fra le quali il pallone.

Nella vita di ognuno di noi la cosa più dolorosa è l’indifferenza: il sentimento che tanti friulani ormai nutrono verso i propri colori, indossati malamente da una plètora di podòsferi. Ignari del fatto che considerare Udine un trampolino di lancio è umano, è invece sciocco gettare le occasioni dalla finestra comportandosi pigramente. Sempre che, ovviamente, lo standard non sia questo. Fosse così, sarebbe triste per tutti: i tifosi, i cantori, la società, loro stessi.

Oggi quasi quasi la finirei qui: anche stasera un’altra bomba, vera o minacciata, ha cancellato una gara internazionale ad Hannover. Non è questa l’arena per discutere di cose così importanti, io essendo inoltre inabile ad avere cogenti opinioni: fatto che mi ha spinto a trincerarmi dietro un silenzio sociale assoluto o quasi. Dico solo, e lo faccio per esperienza vissuta e comunanza finitima con fratelli islamici (ma islamici veri), che la religione non c’entra un beneamato con quanto sta succedendo: c’entra la disperazione, la volonta di sentirsi qualcuno financo imbottendosi di tritolo, c’entra il desiderio di affrancarsi dalla schiavitù. Soprattutto, come sempre, è una questione di soldi: non per nulla il sedicente califfo (a questo barbudo preferivo nettamente l’omonimo motorino rosso di mio papà. In alternativa il grande cantante romano) ha deciso di crearsi uno stato indipendente piantando le tende (metaforicamente parlando, non mi fregherete con questo) su un terreno inzuppato di petrolio. Acquistato, codesto oro nero, dal grande stato ove recentemente primi ministri a noi vicinissimi hanno trascorso gioviali e produttive giornate, prima di rientrare ed indignarsi recisamente per quanto successo. Li armiamo poi ci stupiamo se… Parliamo di calcio,  sarà meglio così.

Indifferenza, dicevo: una piazza qualsiasi si sentirebbe autorizzata ad organizzare le peggio cose se, per motivi qualsiasi (rotazione terreni, privacy tecnico-tattica, tutela dell’immagine) si oscurassero gli allenamenti agli occhi della ventina di aficionados presenti al Bruseschi. Invece qui non succede nulla: esattamente la stessa cosa che mi attendo se domenica Edér e Muriel ci facessero a pezzi. Si vedrebbero, questo sì, squarci più ampi fra i seggiolini colorati del Sandero, qualche mugugno, ma nulla più di questo.

Perché qui dobbiamo fare a capirci: sento da decenni criticare il pubblico udinese per un atteggiamento, a dire dei più caldi tifosi curvajoli, riconducibile più al teatro lirico che ad uno stadio calcistico. Quindi? Credete veramente che andare al campo da calcio implichi automaticamente urlare novanta minuti, insultare le tifoserie avversarie, dichiarare la propria non-appartenenza alla cittadinanza di una grande città campana? E chi lo dice, Voi?

Rivendico il diritto di tutti a sostenere la squadra esattamente come si sentono di fare, nella maniera che ritengono giusta. Ovvio: ci sono i protestatori di professione, quelli che non avessero una squadra da massacrare di urla negative magari si accanirebbero sulla consorte, ma costoro non sono supporter bensì maleducati.

Quindi è vieppiù ammirevole l’atteggiamento della curva, nel sostenere ad oltranza la disastrosa Udinese di questi tempi, ma non può esser biasimato chi magari si reca (per abitudine di lunghissima data) allo stadio col cuore pesante di tristezza.

Altro piccolo inciso: allenatori. Ne ho recentemente scritto, ho detto della passione (nelle diverse sfumature che tale termine riveste in italiano) che creano, della volatilità della loro posizione in panca.

Per restare sul pezzo, la Samp non presenterà Zenga domenica al Dacia, ma il figliuol prodigo Montella: peggio per noi. questo perché l’uomo ragno si è una volta ancora dimostrato impreparato a sostenere una panca in serie A. Sarà buono in Serbia, Romania, paesi arabici ma qui è storia diversa. Penso lo stesso di Colantuono: come Walter una brava persona, ma l’Udinese non è l’Atalanta, non vive di tensioni e cuore. Qui da sempre si gioca al calcio, e solo da tre anni tale caratteristica fondamentale è disattesa.

Ho letto colleghi, per (credo) personale e affezionata frequentazione, rivalutare la prestazione di Stramaccioni Andrea, di professione profeta roman-sangiovannese. Dicono, costoro, che in fondo andava confermato, dato che la brutta prestazione dell’Udinese attuale testimonia della sua innocenza rispetto a quanto (non) fatto l’anno passato.

Non è così.

Stramaccioni ha goduto della paziente attesa di ciò che non arrivò mai da parte della piazza tutta; l’Udinese ha ottenuto il punteggio finale (simile a quello di quest’anno, se si rimane a tale media punti/partita) più basso della storia recente; Stramaccioni Andrea, uomo molto intelligente, è stato cacciato perché primo responsabile di vergognose disfatte come quelle di Cesena, Parma, di Palermo e Samp in casa. Gare senza tiri in porta, gioco inesistente, parole tante e fatti zero.

Sarò chiarissimo: sono alto 178 centimetri, forse 179 ma invecchiando caleranno; mi piace il basket, da matti, ci ho giocato ma di fronte a gente come Fuss (221 cm) ero un nano. Certo: se me ne vado fra i pigmei faccio la mia porca figura. Ma solo perché la loro altezza media è 149 centimetri.

E non basta, a difesa delle non-prestazioni del neo-allenatore del Panathinaikòs (spero, nella sua intelligenza spesso sbandierata, che sappia mettere “du parole ‘n croce” pure in greco, perché i tifosi del Pao di Alafouzos tendono a esser meno pazienti di quelli bianchineri), la pochezza della rosa. Non si era, non si è tanto scarsi da giustificare una tale povertà del gioco.

Credo che nella sfortuna di trovarsi di fronte una Samp con in panca uno dei migliori trainer italiani; nella sfortuna di aver perso Guilherme e Zapàta (ma ormai sono cose remote); nella sfortuna di aver perso totalmente il timing con la propria squadra, quel ritmo non sincopato che lega, ad esempio, Lino Lardo e i suoi cestisti (ebbene sì, sono assolutamente innamorato della pallalcesto), Colantuono abbia la possibilità di stupirmi. Me lo aspetto? No. Perché il mio calcio, ieri come oggi, preferisce un direttore d’orchestra in panca anziché un guerrigliero con la polvere da sparo bagnata. Mi dicono che Pizarro starebbe tornando di moda in casa biancanera: ha trentasei anni, se n’è andato non benissimo, eppure mi dico “magari”. Magari per la capacità metronòmica e rara del Pék di gestire la palla. Per la sua innata capacità di cambiare geometrie e ritmi Lo so: paragonarlo a Iturra è decisamente ingeneroso. Ma pensare ad un centrocampo con Lodi, Bruno e Davìd mi consolerebbe in uno scenario tristissimo e desolante. Guidati, in panca, e faccio una previsione tutta mia, da un signore che qualche anno fa (diciassette) si presentò sotto la curva biancanera in trasferta vestito da gattone.

Franco Canciani @MondoUdinese 

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