E’ l’ora delle scelte….giuste!

E’ l’ora delle scelte….giuste!

Del neri deve scegliere gli uomini giusti e su quelli imbastire l’abito tattico migliore, ma non deve essere cieco e lasciare fuori dal progetto alcuni a scapito di altri che continuano a deludere.

di paoloblasotti

Dopo la scornata con il Toro ci si interroga se, a campionato finalmente cominciato anche per Del Neri, a breve potrà essere messo un tampone a quell’emorragia di errori che consente agli avversari di portare a casa l’intera posta e all’Udinese di rimanere con un pugno di mosche in mano.

La squadra è solita complicarsi il cammino agevolando le cose agli avversari; è capitato già troppe volte in questo primo scorcio di campionato, dal gol di Birsa la prima giornata, alla verticalizzazione per Borriello a Ferrara con avversario a terra e Halfredson a guardare, alle incertezze di San siro per finire con gli errori di Scuffet e gli orrori sempre di Halfredson con il Toro. In seno anche una buona dose di sfortuna, poichè il secondo gol del Toro sarebbe stato perfetto come copertina di Mai dire gol, e la squadra granata praticamente si è trovata davanti di due gol facendo un tiro e un cross.

Del Neri rimarca che il campionato è cominciato con il Genoa e che da allora nessuna squadra ha più messo sotto l’Udinese e che i bianconeri sono sempre rimasti in partita fino all’ultimo. Già ma rimanere in partita fino all’ultimo significa che alla fine si è perso, e se vogliamo fare i precisini anche nel corso dell’unica, fin’ora, vittoria pure l’avversario, il Genoa, è rimasto in partita fino all’ultimo sebbene fosse ridotto in 10 uomini.

Quando certi errori si ripetono in serie avviene anche perchè alla squadra sta venendo a mancare la spina dorsale composta da portiere, centrale di difesa, centrale di centrocampo e punta. Il portiere ha mostrato più incertezze che virtù in queste prime giornate, Danilo sembra in fase calante non solo dal punto di vista tecnico tattico (non esce mai sull’uomo e rincula sempre ) ma anche dal punto di vista della Leadership (non sembra in grado di guidare la linea difensiva ne di spronare i suoi da buon capitano); in mezzo quando è stato chiamato in causa Halfredson sono sempre stati disastri, mentre davanti dal golpe che ha fatto fuori Thereau fin’ora non si registrano significativi miglioramenti in termini realizzativi, anche se va registrata una migliore fluidità di intesa tra gli attaccanti.

Il tecnico però dispone del manico e del termometro del gruppo. Se la squadra ha marinato le prime due partite per sua precisa dichiarazione ” per noi il campionato comincia con il Genoa” nonostante fosse chiaro che per tutti cominciava domenica 20 Agosto contro il Chievo, la responsabilità è sua.

Gigi del Neri ha portato avanti un discorso tattico durante l’estate, con Balic regista di centrocampo, per poi rimettere tutto nel cassetto e sconfessare tale lavoro riproponendo gente fuori forma, cambi di modulo repentini in una sola partita (3 con il Chievo e con il Milan) spaziando dal 433 al 4141, dal 442 addirittura alla difesa a 3. C’è confusione nelle sue idee, e la confusione del tecnico si rispecchia sulla squadra. Ma non c’è solo questo. I moduli vengono suffragati dall’impiego di uomini probabilmente fuori posizione: in un 442, o in un 4141, comunque con due linee a 4 tra difesa e centrocampo, si tende ad insistere con l’impiego di Fofana che non è ne mente pensante ne interditore di ruolo ma bensì un perfetto incursore da mezzala in un centrocampo a 3; De Paul continua a giostrare da ala senza disporre della corsa dell’esterno, limitandolo a spendersi in rincorse sull’avversario di turno che gli tolgono lucidità per le giocate illuminanti. Tra l’altro la sua posizione rimane ibrida perchè all’argentino viene concessa licenza di accentrarsi e non sempre di andare sul fondo a crossare. Lasagna viene sovente allargato ad esterno sinistro nei 4 di centrocampo, quando in realtà è una seconda punta (anche con il Toro il meglio lo ha concesso quando si è messo in linea con Maxi Lopez), mentre Samir viene provato ancora terzino quando la sua carta di identità dichiara essere in realtà un centrale di difesa. Dulcis in fundo,  in un 442 non si può prescindere da un regista che scandisca i tempi di gioco e possa ottimizzare le corse e le rincorse dei vari corridori a disposizione di Del neri, da Jankto a Lasagna, da De Paul a Pezzella. Questo particolare è risultato molto evidente nella gara con il Torino, dove la squadra a tratti ha commosso per generosità, dove c’erano fin troppi portatori di palla a tutta velocità, ma nessuno che li sapesse servire o innescare, con la conseguenza di perdere tempi di gioco e rallentare la manovra diventando molto prevedibili. La palla corre più delle gambe, si stanca di meno, e a poco vale se si corre tanto (come i dati della serie A riportano ) se la corsa si spende a vuoto e senza il lume di una ragione dettata da un geometra di centrocampo.

La squadra dispone di potenzialità, a nostro modo di vedere, ma al momento non vengono espresse, e alcuni elementi rimangono stranamente ai margini del progetto, mentre altri vengono confermati anche a fronte di burrascose prestazioni. Del neri deve fare chiarezza nelle sue scelte, prima di tutto sugli uomini sui quali puntare, e una volta scelti gli uomini adattare un vestito tattico che li esalti. Nella scelta degli uomini però non deve essere cieco e insistere sui cavalli sbagliati o zoppi. A disposizione ci sono tanti puledri rampanti, che onestamente, meglio dei brocchi con i quali si è corso fino adesso, difficilmente potranno fare.

 

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