Eterno Fabio Quagliarella: amato dai più, temuto da tutti

Eterno Fabio Quagliarella: amato dai più, temuto da tutti

Domenica sarà nuovamente sfida all’ex bianconero Fabio Quagliarella, giocatore da sempre rispettato dal pubblico friulano anche in seguito al suo addio

di Redazione

Eppur continua a segnare. Se l’età lo costringe all’abiura del ruolo di bomber, risoluto lui non si piega, e incurante divulga il suo calcio. Passano gli anni, il sistema non cambia: tutto orbita attorno a suoi gol, dalle sorti di un match alle gioie dei suoi tifosi. Quelli della Sampdoria, che su questa teoria “Quaglia-centrica” stan gettando le basi per un sogno chiamato Europa. Ben 17 delle 44 reti messe fin qui a segno in campionato dai blucerchiati, infatti, portano il marchio dell’attaccante di Castellamare, filosofo sperimentale del pallone in ogni suo moto, goleador sempreverde sul terzo gradino degli attuali top scorer della stagione di Serie A in corso. In due parole: Fabio Quagliarella.

Ex ben voluto da pressoché tutte le squadre in cui ha militato in carriera, la punta ora in forza al team di Marco Giampaolo domenica affronterà una fetta del proprio passato, quel bianconero vestito nel biennio 2007/2009 a cui dovrà fare uno sgarbo se vorrà aiutare la sua Samp a rialzarsi dopo lo stop di San Siro contro il Milan. In caso di gol, c’è da scommetterci, lui non esulterà, reazione tipica, questa, di chi ha il cuore diviso in due. Se non in molte più parti. Tanti infatti i club di cui lo stabiese ha indossato i colori, altrettante e più le marcature delle quali si è reso autore di fronte ai suoi vecchi club: per rispetto nei confronti dei tifosi che l’hanno amato, dunque, spesso a una realizzazione son corrisposti gesti di scuse, l’espressione desolata in volto di chi ha appena ferito un amico.

Apprezzato anche in Friuli, dove l’ultimo centro del Quaglia nazionale nei panni di avversario venne seguito dagli applausi del pubblico di casa in Udinese-Torino del 2015 – 3-2 per la banda Stramaccioni –, tale atteggiamento fece infuriare i granata l’anno seguente, quando al San Paolo, dopo un suo gol, l’attaccante esibì i palmi uniti a mo’ di invocazione, una richiesta di perdono diretta al popolo partenopeo. Alle conseguenti critiche è allora imputabile il passaggio del giocatore alla Sampdoria durante la sessione invernale 2016. Quagliarella di nuovo in blucerchiato – con buona pace di chi l’avrebbe rivoluto a Udine – la bellezza di nove anni dopo.

La prima esperienza con la Doria si era conclusa per lui nel 2007 alle buste, ovvero nell’atto finale di contrattazione avente l’obiettivo di risolvere la comproprietà del suo cartellino diviso tra Sampdoria e Udinese. I friulani allora, puntando la somma più ingente, erano riusciti ad assicurarsi l’esclusiva sulle prestazioni del centravanti scuola Torino, concretizzando così un investimento fra i più onerosi ed azzeccati della famiglia Pozzo nel nuovo millennio. In 87 presenze, 33 i gol e 12 gli assist fra campionato e Coppa Uefa: un bottino personale da record e numeri pazzeschi per l’Udinese, che in quegli anni vantava un reparto offensivo stellare, tra i migliori del campionato. Compagni di Quagliarella in quel periodo sotto Pasquale Marino, infatti, punte del calibro di Antonio Di Natale, Alexis Sanchez, Simone Pepe e Antonio Floro Flores. Nomi da far scendere più d’una lacrimuccia.

Tappa successiva il ritorno nella sua Napoli. Accolto come il figliol prodigo nell’estate 2009, se ne andrà poi alla Juventus con l’etichetta di “core ‘ngrato”. Il passaggio in bianconero dopo soltanto un anno in azzurro farà scalpore e all’apparenza verrà giustificato dai più con la semplice esigenza di agguantare qualche trofeo. E in effetti così parrà fino a inizio 2017, dopo tre Scudetti e due Supercoppe italiane con addosso la maglia della Vecchia Signora, tanta esperienza e una serie di illazioni sul suo conto piovute per condannarlo come il più becero dei traditori. A tradirlo però, o piuttosto a infamarlo con lettere indirizzate al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis nel suo periodo di militanza con gli azzurri, un ex ispettore della Polizia postale, condannato nel febbraio scorso a quattro anni e otto mesi di reclusione per i ricatti e le azioni perpetuate nei confronti di Quagliarella. L’uomo – e allora amico – al quale l’attaccante si rivolgeva invano nel tentativo di trovare un colpevole per le minacce nei suoi confronti, si celava in realtà dietro alle proprie indagini fasulle tenendo così in scacco il giocatore e al tempo stesso la sua famiglia. Ebbene, con la pena sancita all’agente l’incubo ha finalmente avuto fine.

Quagliarella, senza pensieri, è tornato a giocare, è tornato a buttarla dentro. Ad oggi allora è il miglior marcatore di Serie A ancora in attività. 125 i gol realizzati sempre con quel 27 sulle spalle, numero appartenuto a Niccolò Galli, suo compagno nell’Italia Under 18 scomparso in seguito a un tragico incidente stradale, grande amico del quale Fabio onora la memoria ad ogni partita, qualunque sia la maglia. Perché un calciatore lo si valuta sulla base del rendimento, ma a sancirne la fibra morale bastano i gesti, gli atti d’amore per un amico così come per dei tifosi.

Simone Narduzzi

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