La perseveranza di Gigi Delneri

La perseveranza di Gigi Delneri

La rivoluzione è stata nella testa e non negli uomini o sulla lavagna tattica

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Ha vinto, ha stravinto Gigi Delneri. La settimana che lo ha visto probabilmente più vicino di sempre all’esonero, da quando sta sulla panchina dell’Udinese, è culminata con un trionfo che ha di fatto puntellato in maniera sufficientemente salda la panchina. Quattro chiodi ben assestati hanno tolto ogni oscillazione e ora, con maggiore stabilità e fiducia si guarda al proseguo del campionato.

Gigi ha vinto la gara contro lo scetticismo e il pessimismo che lo avevano accompagnato durante il ritiro, nonchè contro tutti i dubbi del caso, chi invocava la difesa a tre, chi bramava l’impiego di altri giocatori, niente da fare, lui ha deciso che sarebbe affondato o sarebbe uscito da questa situazione con le sue convinzioni, le sue idee e soprattutto i suoi uomini.

Così è stato. L’Udinese vista con la Sampdoria è stata tatticamente, e dal punto di vista degli interpreti, la stessa Udinese vista più volte quest’anno, 4141 con Behrami a protezione dell’immancabile difesa a 4, i due attaccanti esterni larghi a centrocampo e la punta centrale più staccata e avanzata. Cosa è cambiato? l’atteggiamento in primis, e in secondo luogo la garra agonistica e la concentrazione.

Gigi sapeva che la squadra creava tante occasioni da gol (settimi per tiri in porta) e anche in fase realizzativa i gol non mancavano ( 8 in 6 gare praticamente era il nono attacco della serie A prima della sfida con i blucerchiati). Il problema semmai stazionava dietro, la difesa: 13 gol subiti, peggio aveva fatto solo il Benevento. Ma attenzione, Gigi sapeva che più di metà di questi gol subiti non erano dipesi dall’atteggiamento tattico (difesa a 4 o a 3) ne dalla fase difensiva, parola della quale a tanti piace riempirsi la bocca, ma essenzialmente da errori, o meglio orrori, individuali dei difensori o di centrocampisti chiamati a difendere, insomma infortuni singoli, che spianavano la strada agli avversari e affossavano l’Udinese. Insomma non era l’equilibrio a mancare ma l’attenzione, che andava rimodulata su una soglia più elevata.

E’ per questo che Del neri non ha cambiato ne modulo ne interpreti. Il ritiro è servito per mettere i vari peccatori davanti ai loro peccati, fare un esame di coscienza, confessarsi tutti insieme, e recuperare concentrazione, grinta e voglia da professionisti di Serie A quali dovrebbero essere.

Stessi ingredienti dentro il pentolone, ma il sapore della minestra è stato molto più succulento. SI è visto aggressività, pressing portato più alto, De Paul e Lasagna che si alzavano più rapidamente in fase di possesso, squadra corta in 40 metri, e raddoppi sulle caviglie dei portatori di palla fin dalle prime battute, per far capire al nemico che la partita avrebbe dovuto sudarsela e non poco. Ultimo accorgimento tattico, qua si voluto dal Gigi, infoltire la zona centrale del campo cercando di soffocare la costruzione di gioco della Samp che si affida al mediano metodista Torreira, e ben poco alle fasce. In questo modo la Sampdoria doveva fare gioco con i centrali di difesa, con tutti gli imbarazzi del caso. Bloccato Torreira, il gioco dell’Udinese si è concentrato sul recupero palla, a volte anche alto, grazie ad un più alto baricentro di gioco, e veloci e ficcanti verticalizzazioni per le punte e i corridori che si lanciavano nello spazio, imbeccati dalle ottime sponde di Maxi   lopez e dalle intuizioni di De Paul. Senza un regista il gioco dell’Udinese è questo.

Certo, il rigore procurato da Puggioni, e l’espulsione ingenua di Barreto hanno agevolato il compito, e il vantaggio acquisito ha permesso di rendere questo piano tattico ancora più facile da realizzare, ma le partite vengono spesso decise dagli episodi, e a volte la fortuna nell’averli a proprio favore dipende molto anche dall’interpretazione corretta che una squadra può dare.

E’ stata la partita di Maxi Lopez, un rigore procurato, uno battuto e un gol, quello della sicurezza, di pregevole fattura. L’argentino si sta dimostrando utile come regista offensivo, capace di difendere palla e lanciare con precisione i compagni nello spazio (Anche a Milano era stato cosi vedi assista a Lasagna ), e stavolta si è dimostrato freddo anche davanti la porta. Magari non segnerà molti gol, ma siamo sicuri che ne farà segnare parecchi ai suoi compagni di reparto e anche ai centrocampisti. Anche Perica al suo fianco potrà segnare parecchio con le sue imbeccate. Lopez è un attaccante che può facilmente integrarsi con qualsiasi punta in rosa.

E’ stata la partita anche di Fofana, il quale ha dimostrato di essere devastante se utilizzato da incursore negli spazi, mentre è molto più prevedibile quando la partita è molto tattica e bisogna gestire il possesso palla e meno utile in fase di recupero della stessa. Del neri sa di disporre di un’arma tattica letale, ma solo se utilizzata nel contesto  a lui più congeniale. Le geometrie e la fluidità della manovra non fanno parte del repertorio del Franco-ivoriano. Lui è un purosangue da corsa palla al piede, un box to box, non un pensatore.

Insomma vittoria convincente e ottenuta senza alcuna rivoluzione tattica o di uomini. Il problema era la testa degli stessi, che andava riconfigurata sulle soglie giuste di attenzione e aggressività. Del Neri è rimasto coerente con i suoi dogmi. L’auspicio è che per il proseguo del campionato la testa dei bianconeri sia sempre questa. Nella lotta alla salvezza non si può prescindere da uno spirito battagliero.

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