La quiete prima della tempesta

La quiete prima della tempesta

L’Udinese vive giorni di quiete per preparare al meglio l’ultima col Carpi e l’ultima di Di Natale. Poi sarà tempesta, ma serve attenzione perché i temporali non sempre portano solo aria fresca

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La quiete prima della tempesta: questi giorni vogliono essere di festa in casa Udinese, anche se i tifosi non hanno poi mica tutto questo entusiasmo. Ma c’è Di Natale da onorare, Domizzi da salutare, c’è un campionato da finire al meglio con l’intento di non fare peggio dello scorso come punti. Poi da lunedì, mentre scatterà il ‘rompete le righe‘ per i bianconeri, la società prenderà in mano la situazione. Con molte teste che potrebbe cadere.

Paròn Pozzo continua a professarsi ‘estraneo ai fatti’: “Finora siamo stati sempre considerati un “gioiellino” da questo punto di visto, ci aspettavamo di concludere la stagione al decimo posto. Ma io ho la coscienza a posto, ho fatto tutto il possibile, saranno altre persone a dover rispondere”, ha detto. Ora però ci si chiede se i vertici possano esimersi dalle responsabilità, scaricando tutto sugli altri. In fondo dai giocatori, fino agli allenatori e ai dirigenti l’ultima parola spetta sempre ai Pozzo.

Comunque la si veda ci saranno tanti cambiamenti, soprattutto in squadra: “Credo si debba rinnovare profondamente la rosa. C’è bisogno, più che di aria, di acqua fresca: servono forze e stimoli nuovi per tornare a essere l’Udinese, squadra capace di sorprendere nell’anno buono”, ha aggiunto sempre Pozzo.

Anche qui stride però il nome del primo acquisto, il tunisino 31enne Hamdi, una punta centrale che al massimo sembra poter fare da vice a Zapata (sempre che non ci sia l’intenzione di perdere il colombiano). Ma se rimanessero entrambi, Perica a quel punto che farebbe? Senza contare che i tifosi bianconeri si attendono finalmente una svolta sì, ma soprattutto di scelte. Si sente l’esigenza di avere italiani in squadra, non solo in rosa. Quattro, cinque in campo  che possano are identità fuori e dentro lo spogliatoio.

La tempesta è lì, minacciosa, ma non sempre i temporali portano aria pulita: dopo una prima sensazione di freschezza, col profumo del cemento che si confonde con quello dei fiori, l’afa e l’umidità possono tornare più prepotenti di prima. Serve ragionare, capire gli errori di tutti.

Onestamente in una stagione dove la salvezza è arrivata per demerito altrui più che per meriti propri, i giocatori appaiono come i primi responsabili andando in campo.  Insomma serve riconcepire la struttura e poi andare  a valutare cosa si vuole per la squadra: serve comprendere che questo ‘benedetto3-5-2, considerato un marchio di fabbrica, dal terzo anno di Guidolin (quando aveva una rosa super qualificata) è sembrata solo un artificio. Se si decide di proseguire però su questo, serve avere un tecnico che lo sposi a pieno e giocatori capaci di interpretarlo. Finora si sono presi allenatori che nella loro storia avevano solo la difesa a quattro, anche questo è stato un errore.

Serve tornare però soprattutto a pensare all’Udinese come centro dell’interesse: la sensazione è che in queste due stagioni lo stadio e le altre consorelle abbiamo tolto energie. Magari non è così, ma serve recuperare proprio le forze per prendere in mano in prima persona la squadra. Pozzo forse deve fare questo ulteriore ‘sacrificio’, senza delegare più di tanto.

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