La rivoluzione non russa

La rivoluzione non russa

Delneri è una garanzia, sotto i baffi qualcosa ribolle, ma serve ora il coraggio (e l’appoggio del club) per tenere fuori qualcuno lanciarne altri.

I giudizi estivi non sempre sono critiche prevenute, a volte chi li dà non è proprio sprovveduto e i suoi pensieri sono frutto di logica. Se qualche mese fa scrivevamo che non vedevamo una coppia gol degna tifare 20 gol in 2 (che significherebbero almeno 25 punti), voleva dire che serviva qualcosa. E’ arrivato De Paul, che in Spagna era stato rispedito senza troppi problemi in Argentina. E se non si era adattato al calcio iberico che lascia praterie nelle difese, figurarsi in Italia. Lo paragonammo a Ortega, ex Samp, e oggi ancora una volta confermiamo il giudizio: grande tecnica, ma che potrebbe essere utile a tratti solo in squadre come Juve, Inter o Roma. Come media gol non parliamone, 1 per adesso.

Thereau e Zapata sembrano due ibridi che non trovano la giusta collocazione. Vado avanti io? No io? No tu! No vai tu!. Insomma a volte c’è confusione, senza contare che il colombiano è un treno che creerà anche spazi, ma come lucidità nel momento cruciale è pari a quella di un maratoneta al 42esimo km. Thereau fa partite eccelse, ma il suo limite è che è intermittente come una lunetta natalizia. Facendo uno più uno, per ora l’unico che ha dato una smossa all’attacco è stato Perica.

Tornando ai giudizi estivi dicevamo che da quando è andato via Allan non c’è stato un centrocampista capace di difendere, rubare palloni e attaccare insieme. E’ arrivato Kums, presentato anch’egli come un colpo da maestri, ma il belga non si è adattato. O difendevo ruba palloni, ma gli manca la fase offensiva, determinante per il gioco dell’Udinese, tanto che ora gioca Hallfredsson, un buon operaio del centrocampo che ha dato equilibrio alla squadra, ma non gol e assist.

Senza contare l’incredibile scelta di Iachini che fin dall’inizio aveva fatto venire qualche sospetto ai tifosi, anche ai meno esperti. Fortunatamente quest’anno non si è atteso troppo nel cambiare e la scelta fatta è giusta, ma un allenatore da solo può incidere poco.

Insomma il risultato è più 1 rispetto alla classifica che aveva l’Udinese l’anno scorso ala stessa giornata, 4 punti con tre presi nel ritorno. La media e la logica dicono che alla fine si arriverà tra i 38 e i 40 punti a meno di una rivoluzione che Delneri è chiamato proporre. Nulla di eclatante. La difesa va, ma serve inserire gente che abbia più fame di quella attuale (l’involuzione di Fofana ne è l’esempio maggiore). O forse anche tentare di passare a un 3-4-3 di zaccheroniana memoria. Oramai la retroguardia ha preso fiducia, si può tentare, anche se c’è il solito problema sulla sinistra. Qualcosa va cambiato, la rivoluzione necessita di idee, non di attese.

Anche perché a differenza dei numeri, quest’anni quelli delle ultime tre garantiscono una certa tranquillità e la possibilità di fare esperimenti anche in chiave futura (Balic perché non si prova almeno 20 minuti nel finale come mezzala?).

Insomma l’Udinese non ha stupito nonostante i fuochi artificiali con cui sono stati proposti gli acquisti (Peñaranda un ufo), è nella media dell’anno passato e per non finire comunque con le critiche del caso (al di là della salvezza) ci si attende qualche mossa. Delneri è una garanzia, sotto i baffi qualcosa ribolle, ma serve ora il coraggio (e l’appoggio del club) per tenere fuori qualcuno lanciarne altri.

 

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