L’ex società prodigio ridotta a sopravvivere. E Quagliarella potrebbe affossarla…

L’ex società prodigio ridotta a sopravvivere. E Quagliarella potrebbe affossarla…

Oggi la situazione è complicata. Probabilmente la salvezza dell’Udinese passerà per la sfida casalinga col Bologna, la vera finale spareggio che potrebbe decretare chi delle due sta peggio. Noi un’idea ce l’abbiamo. Speriamo solo di essere smentiti dai fatti, ma basta parole per favore.

di Redazione

In giro per l’Italia i non addetti ai lavori, ovvero i tifosi che non conoscono le dinamiche interne dei club, si chiedono come mai l’Udinese, per tanti anni società modello, oggi è praticamente una squadra che deve da anni sperare nelle disgrazie altrui per salvarsi. Per un lustro le è andata bene, quest’anno…Chissà.

I motivi sono molteplici e di certo di non facile soluzione. Non basta un cambio di allenatore o di dirigente per cambiare rotta, lo hanno capito anche i muri di uno stadio costruito per essere un altro modello, e che potrebbe diventare una cattedrale nel deserto, dove magari a riempirlo saranno i tifosi del Pordenone che, se dovesse andare in B, giocherebbe quasi certamente al “Friuli” (questo è il suo nome decretato anche per legge, benché ne dica qualcuno), magari con più pubblico.

Partiamo proprio dalla gente friulana bianconera: encomiabile, ma anche autolesionista. Già Zaccheroni ammoniva ai tempi delle grandi vittorie, che a Udine mancava la giusta pressione, che non significa esagerazione, ma ovvia critica quando le cose vanno male, applausi scroscianti quando vanno bene. A Udine il paradosso è che anche dopo un ko con il Parma (non la Juve o il Napoli), la squadra vada sotto la curva, mentre i dirigenti – appoggiati dalla loro tv – si prodigano in commenti di delusione solo per il risultato. Ma come? Possibile che non si capisca che così facendo (e succede da anni) si creano alibi ai giocatori, che non saranno la prima causa di queste sciagurate stagioni, ma che alla fine hanno loro la palla tra i piedi. Se pensano di aver fatto il massimo, senza nemmeno un fischio dopo un 1-2 causato da errori sciagurati sia dietro sia in mezzo, sia davanti, allora c’è poco da aggiungere.-

In secondo luogo l’Udinese è stata assemblata male. Lo diciamo da tempo, da anni: troppi doppioni, giocatori come Vizeu (solo l’ultimo di una lunga lista) che appaiono come plusvalenze da bilancio che come esigenze tecnico tattiche, rattoppi in extremis che non sembrano di certo prime scelte, così come non appaiono prime scelte gli allenatori.

Purtroppo in Italia quello che era considerato un modello ora viene visto come un rischio. Se si deve accettare per forza va bene, altrimenti meglio attendere tempi migliori.

Vengono quindi le ambiguità societarie. Mantenere Watford e Udinese non è un vantaggio né per l’una né per l’altra. Un imprenditore ha il diritto di scegliere cosa gli è più conveniente, ma la delocalizzazione degli interessi, lasciando le briciole nella terra natia non può portare risultati eclatanti né da una parte né dall’altra. Solo che in Albione soldi ce ne sono e la squadra è fatta con logica e con progetto, a Udine sembra fatta per arrivare ai 40 punti e nulla più. Ma se gli anni scorsi la salvezza, seppur sofferta, è arrivata, oggi la situazione appare diversa, perché Chievo a  parte , non ci sono squadre materasso. E gli scontri diretti dicono che per ora l’Udinese ha fatto i tre punti solo con i clivensi e con il Cagliari, poco in vista di una possibile classifica avulsa.

Troppi stranieri: lo si dice da tempo. Pasquale, Pinzi, Domizzi, Di Natale sono cari e lontani ricordi, quel nucleo che comandava nello spogliatoio coadiuvando anche il compito dell’allenatore. Loro la faccia non volevano perderla, amando il simbolo che portavano davanti prima del nome sulla loro maglietta. Oggi tutti pensano al mercato, forti di procuratori che a Udine la fanno da padroni più che da altre parti.

Per non parlare delle frasi ad affetto non mantenute, tipo “Meret sarà il portiere del nostro futuro”, oppure le classiche ma intramontabili “mai più sofferenza, vogliamo una squadra con ossatura nostrana”.

Infine la scarsezza dei giocatori, che si adattano a un modulo vetusto che non ha niente da dire, ma che non può essere cambiato perché troppi pseudo titolari per diritto altrimenti dovrebbero stare fuori con un più logico 4-4-2, modulo non esaltante, ma pratico ai fini dell’obiettivo da raggiungere.

Diciotto punti dopo 19 giornate sono una miseria che stride con quello che si vuole far apparire. A Udine va di moda l’apparenza, che spesso, se non sempre inganna.

Intanto mentre il Parma vola prendendo Inglese (cercato dai Pozzo con offerte irrisorie), a Udine si riesce a demotivare anche Lasagna, che si sente privo di fiducia (dov’è la fascia di capitano, come può cambiare di braccio senza un vero motivo a inizio stagione?). Ma non è l’unico caso e molti dei cosiddetti rincalzi non aspettano altro che poter vedere il loro contratto scadere o svalutarsi.

Lo spogliatoio è poi unito? Anni fa Pozzo Sr, quando aveva ancora la parola forte e chiara, aveva detto a chiare lettere che questo spogliatoio è “difficile” (vedi voce stranieri e procuratori), ecco spiegato arrivo di un generale in panchina, quel Colantuono che neppure usando tanto bastone e poca carota è riuscito a far rendere i suoi, perché il problema non sta in panchina o nei metodi, ma sta altrove.

Se poi ci aggiungiamo che ai tempi di Strama, Quagliarella, allora alla Juve, aveva accettato il ritorno a Udine, ma di tutta risposta si è sentito rispondere che era troppo vecchio, che c’era Ranegie (????!!!!), allora ecco spiegati alcuni motivi di un declino costante e inesorabile, come una pallina sul piano inclinato che cade, cade, cade, prendendo sempre più velocità.

E proprio Quagliarella la prossima giornata potrebbe raggiungere Batistuta come record di domeniche a segno: sai che sberleffo per chi lupo ha considerato “finito”, così come hanno considerato finiti e senza nessuna gloria gente come Pinzi e Di Natale?

Infine è mancato un ricambio generazionale: la Primavera quando era di mister Mattiussi e con l’aiuto di Carnevale aveva prodotto talenti puri (vedi Jankto), eppure si è sempre preferito guardare altrove. Magari avrebbero fallito in A, ma forse una chance i vari Coppolaro, Magnino, e altri l’avrebbero meritata.

Oggi la situazione è complicata. Probabilmente la salvezza dell’Udinese passerà per la sfida casalinga col Bologna, la vera finale spareggio che potrebbe decretare chi delle due sta peggio. Noi un’idea ce l’abbiamo. Speriamo solo di essere smentiti dai fatti, ma basta parole per favore.

 

 

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