L’insostenibile leggerezza del non essere

L’insostenibile leggerezza del non essere

Per uscire da questa impasse serve un capo vicino alla squadra. Troppi generali e poca truppa, lo diciamo da sempre solo che il Capo di Stato non si capisce bene quali intenzioni abbia. Per ora l’unica cosa è cercare di arrivare a gennaio almeno a 20 punti, poi con qualche correttivo cercare di risalire.

di Monica Valendino, @Moval1973

Schermata 2017-09-21 alle 07.51.18Partiamo da un punto semplice:Stramaccioni era bravo, ma giovane; Colantuono forse troppo duro per una squadra eterogenea ed anarchica. De Canio, al contrario, troppo morbido. Iachini è stat un ufo, ma si intravedeva già ad agosto lo spettro della telefonata fatidica. Oggi Delneri: metteranno lui sulla graticola per mascherare gli errori che vengono dall’alto.

All’Udinese, sconfitta col Torino o e ora già invischiata nella zona calda della classifica, non basta il carattere. Quello i giocatori, dalla terza categoria in su ce lo mettono, ci mancherebbe beh. Manca la logica. Questa squadra non ha una spina dorsale fatta di leader capaci di dettare legge, appare confusa quando passa in svantaggio,  cerca sempre un giocatore come De Paul, che al di ,là di quache gol, non è un attaccante vero, ma nemmeno un centrocampista e come sottolineavamo quest’estate in tempi non sospetti assomiglia sempre pò a quel genio e sregolatezza di Ortega che finì alla Samp  che poi retrocesse.

Stryger, Barak, Hallfredsson (in scadenza di contratto e già con le valigie pronte per tornare a Verona) sarebbero stati da dare in prestito a farsi le ossa come accadeva anni fa.

L’Udinese ha una strana leggerezza del non essere. Detronizzata da reginetta del mercato, ha prima puntato su vecchietti con faccia piena e piedi non di certo da antologia, poi ha cambiato rotta puntando su giovani che appaiono spaesati senza un nucleo di italiani serio, inteso come capace di fare da tramite tra allenatore e squadra.

Il mister ha idee, ma poi l’Udinese punta tutto sul carattere e perde energie e, quindi idee. Lanci lunghi, possesso palla in svantaggio come le due parate decisive di Scuffet che avrebbero potuto portare il Toro a un risultato anche più ampio.

Occasioni da gol alla pari pur giocando in casa, e nonostante una grinta fin troppo  veemente, i falli fatti sono inferiori a quelli dei granata.

Insomma che squadra è questa? L’è tutto da rifare direbbe il grande Gino Bartali, ma qui non si può che sperare.

C’è chi parla già di fantascienza con un ritorno di Guidolin come direttore tecnico, di Prandelli, ma la sostanza non cambierebbe.

Questa squadra è povera e se finora ha preso gol fin da luglio un po’ di preoccupazione ci dev’essere. Anche perché c’è la Roma davanti e il rischio di crollare ulteriormente esiste. I jolly da sfruttare sono finiti nella tazza che non si usa per la colazione. I moduli non c’entrano affatto: qui, come da anni sosteniamo, c’è una masnada di giocatori  che non parlano la stessa lingua né in campo né fuori. I fischi fanno male e l’orgoglio viene fuori, ma purtroppo nel calcio vince la tecnica e questa è mediocre.

Attenzione Udinese: il calendario si fa ora sempre più complicato e se non si inventa qualcosa (per favore non aggrappiamoci agli infortuni), il rischio  che il morale vada a fondo come la classifica esiste.

Ma per uscire da questa impasse serve un capo vicino alla squadra. Troppi generali e poca truppa, lo diciamo da sempre solo che il Capo di Stato non si capisce bene quali intenzioni abbia. Per ora l’unica cosa è cercare di arrivare a gennaio almeno a 20 punti, poi con qualche correttivo cercare di risalire.

Ma questa insostenibile leggerezza del non essere permane.

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