Luci ed ombre

Luci ed ombre

I nuovi hanno offerto tutti un buon apporto, ma la mentalità della squadra va rivista e corretta. Inammissibile non chiudere una gara in superiorità numerica e venire chiusi all’angolo nel finale da un avversario che è stato “soccorso” e rimesso in piedi!

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La gara di Domenica ha prodotto qualche lampo e qualche black out nella prestazione offerta.

Del Neri ha saputo rinnovare la formazione inserendo le nuove pedine offerte dal mercato, le quali hanno risposto tutte in maniera convincente; la squadra ha palesato una disciplina tattica accorta e diligente, ha approcciato molto bene l’incontro, ha lasciato intravedere discrete trame, ma ha evidenziato anche il braccino corto sedendosi sugli allori di un risultato favorevole ma tutt’altro che al sicuro, e su una superiorità numerica che di fatto non ha mai legittimato.

Le luci

Sicuramente tutti i nuovi: Nuytinch si sta dimostrando una roccia e  una certezza la dietro: personalità da leader, fisico da boscaiolo cattivo, tempismo e senso della posizione da difensore esperto e navigato, attenzione da giocatore importante. Larsen ha dimostrato di avere gamba, di essere “dentro” il ruolo, di essere disciplinato tatticamente con attenzione nelle diagonali e precisione e puntualità nelle sovrapposizioni (con lui De Paul si è trovato a meraviglia) e di avere discreti piedi. Barak ha stupito ancora di più per la tigna, la fisicità, la capacità di stare in campo, il suo essere scafato che tradisce la  giovane età e la capacità e la lucidità di servire sempre il compagno giusto al momento giusto, unito anche al fatto di avere buoni piedi. Un numero 8, per chi rimane ancorato al calcio di un tempo, un Dino Baggio se vogliamo accostarlo a qualche esempio del passato; un ottimo acquisto a nostro modo di vedere, che complice anche il suo fisico siamo sicuri Del neri spenderà in parecchie gare quest’anno.

Convincente anche la prova di Behrami, una gara alla Pinzi per lui, buttafuori davanti la linea difensiva. Su di lui fluttuavano nell’aria molte perplessità circa la sua tenuta fisica, considerando che l’ultima annata al Watford da questo punto di vista non era stata esaltante; la gara di domenica ha invece dimostrato che il giocatore c’è ancora, è tonico e dispone ancora della gamba sufficiente per reggere i ritmi del calcio italiano, che, va ricordato, se misurato con il metronomo e confrontato con quello inglese, è in difetto di qualche battito.

Parlando di tenuta fisica e tonicità, al pari di Behrami ha sorpreso anche Maxi Lopez. Di lui si erano spesi fiumi d’inchiostro nel evidenziare le sue rotondità addominali, ironizzando con satira e pure disprezzo la sua credibilità come atleta, prima che come calciatore, invece pure lui domenica si è dimostrato ancora un atleta, a corto di condizione e scatti ok, ma ha dimostrato di essere ancora un giocatore, e quando crescerà nella brillantezza, ora assente, potrà dare una concreta mano alla squadra. Sulle sue qualità tecniche nessuno dubitava,  ne tanto meno sulle sue  caratteristiche di centravanti in grado di giocare spalle alla porta, di dispensare ottime sponde e suggerimenti per il compagno di reparto o all’occorrenza di tenere palla per l’inserimento dei centrocampisti. Contro il Genoa ha fatto vedere tutto questo, e anche una voglia matta di tornare ad essere protagonista sulle frequenze della serie A. Proprio la dedizione e la serietà con le quali si è calato nella nuova avventura, che a detta sua, lo sta emozionando come al suo esordio con il River, lascia ottime referenze e ottime speranze per il proseguo della stagione.

Le ombre

Purtroppo è ancora la mentalità a zavorrare eventuali velleità da media classifica per l’Udinese. Domenica dopo buoni primi 35′ contro la squadra di Juric, dopo un vantaggio meritato, e dopo essere rimasta in 11 contro 10, la squadra di Del neri anzichè uccidere l’avversario segnando il punto del k.o. tecnico (un 2 a 0 avrebbe chiuso la gara e ucciso ogni velleità di rimonta del grifone), ha vivacchiato, amministrando il misero vantaggio, facendo sparire quel pressing alto che aveva caratterizzato la prima mezz’ora, facendo rialzare un avversario in chiara difficoltà alla quale bastava subire altre due accelerate per essere scaraventato fuori dal ring della gara, per poi chiudere addirittura all’angolo gli ultimi 10 minuti (in parità per l’espulsione di Pezzella), con un Genoa speranzoso fino al 93′ in un pareggio che se fosse giunto non sarebbe stato forse nemmeno tanto rubato.

Tutto ciò è inammissibile. Ok il campo pesante che ha evidenziato come la condizione forse non è ancora al top per portare un pressing alto per tutta la gara o per 2/3 di essa, ma pare oltremodo evidente che l’Udinese si porta a presso il retaggio di questi ultimi anni, ovvero di squadra che si accontenta del compitino, che non sa andare oltre, che anche quando potrebbe comandare e chiudere la gara si ferma dopo l’1 a 0, che si dimostra sparagnina insomma nella mentalità. Un atteggiamento del genere è giustificabile sul 3 a 0 non sull’1 a 0. E’ censurabile il fatto di giocare per quasi un’ora in superiorità numerica e fare in modo che nessuno se ne accorga. Fa rabbia perchè il grifone era stato domato in parità numerica e con tutti i suoi protagonisti in campo (Lapadula,Bertolacci e Pandev), mentre in 10 e con i cambi della disperazione, il Genoa era riuscito a risalire la china e mettere all’angolo la squadra di Del neri.

Non sarà questa concezione disadorna  di affrontare le gare a far scalare all’Udinese  posizioni nelle gerarchie della serie A. Questa è una mentalità da salvezza,  va detto. Mentalità che va corretta e sintonizzata su altre frequenze, ben più alte, frequenze che sembra siano nelle corde di questa squadra che dimostra di avere del potenziale interessante. Anche il tecnico dovrà metterci del suo: inserire Halfredson quando hai già Behrami in campo, invece di Balic, ovvero rinunciare a gestire la palla e alla possibilità di alimentare ripartenze in 11 contro 10, offre un messaggio chiaro alla squadra, un messaggio poco orientato al coraggio e più alla paura e alle barricate per difendere un risultato striminzito. Anche il fatto di togliere una punta per un difensore non aiuta. In 11 contro 10 tutto ciò non è tollerabile.

Per ora l’Udinese è ancora un cantiere aperto. La gara di domenica ha detto che la squadra mostra qualcosa di interessante quando sa pressare alto e ripartire in verticale, fruendo del palleggio e dei movimenti delle punte e dell’inserimento delle mezzali; Questo lavoro però alla lunga stanca poichè presuppone di andare sempre a 100 all’ora e 90′ cosi rischiano di essere terribilmente lunghi. La ruggine di una condizione fisica non al top rischia di finire nel cono di luce e di balzare anche alla vista di un cieco. A volte è utile anche saper ragionare con la palla, rallentare i tempi di gioco, cristallizzarne il possesso, per poi riaccelerare quando il fiato è tornato a gonfiare i polmoni. Un regista come Balic può avere la sua utilità nel contesto, altrimenti questa squadra sarà sempre costretta a girare a mille per determinare le proprie fortune.

1 commenti

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  1. riso68 - 1 settimana fa

    La punta è uscita DOPO l’espulsione di Pezzella. A 10 minuti dalla fine, in vantaggio, difendendo a 4, qualsiasi allenatore lo avrebbe fatto.
    Visto il negativo avvio del campionato e le critiche ricevute, forse la prestazione del secondo tempo è anche figlia della paura di lasciarsi scappare i 3 punti.

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