Neuro 2016: un Europeo da impazzire

Neuro 2016: un Europeo da impazzire

Si va verso i quarti dell’Europeo era delusioni e qualche conferma. L’Italia che non t’aspetti e un Belgio che quatto quatto rischia di arrivare in finale.

L’Italia va, eccome se lo fa. Chi l’avrebbe detto? I tifosi (nazionalisti) più accesi, qualche scommettitore impavido e pochi altri. Il rituale italico prima della partenza per la Francia è stato sempre lo stesso. Critiche, dubbi, ironie. Per poi ricredersi e definirsi, come sempre, i più fervidi sostenitori della maglia Azzurra nel momento in cui ci si accorge che sì, questa Nazionale piace, gioca bene e vince.

Antonio Conte ha dato anima e corpo alla squadra. Che si è unita come gruppo e lo si vede in campo: si difende in undici, si attacca almeno in 6. Il gioco è italiano: contropiede (nemmeno ripartenza, proprio contropiede) e una difesa solida e fisicamente difficilmente superabile. In mezzo la qualità viene con uno che in campionato è stato perfino snobbato, quel Giaccherini che il Bologna vorrebbe ora tenersi stretto. Ma va sempre così: dei giocatori nostrani ci si accorge quando umiliano il tiki taka spagnolo. Lo stesso vale per Parolo, o per quelli che poi ci si chiede ‘ma perché non giocano da noi’, vedi Pellé o Darmian.
L’Italia ha talento questo va ribadito, ma purtroppo i suoi club continuano a preferire la via estera e i nostri alla fine sembra che si possano esprimere al meglio solo quando trovano l’habitat naturale giusto, come sta avvenendo in Francia.

E’ un Europeo abbastanza privo di vera qualità. La Germana è come sempre un panzer, la Francia è un diesel che comincia sempre soffrendo per poi uscire alla distanza, il Portogallo è Ronaldo dipendente, il Belgio si fonda sul gioco, ma la stessa Italia gli ha reso la vita difficile.

E’ l’Europeo delle sorprese: l’Islanda che manda a casa l’Inghilterra è una favola da incorniciare, se non fosse che la squadra dell’oramai ex ct Hodgson era la più brutta degli ultimi 3o anni. Non è una novità: gli inglesi avranno il campionato più bello del mondo, ma lo è grazie agli investimento che portano tanti stranieri forti. Ora, dopo la Brexit (non solo dall’Europeo) si vedrà. Dall’altra parte un’isola con 300 mila abitanti raggiunge i quarti con una squadra di una nazione che ha più vulcani attivi che giocatori professionisti. Ma è il bello del calcio, anche vederli difendersi a spada tratta, tirare 3 volte in posta e vincere.

Già bocciate sonoramente Russia (specchio dei suoi tifosi), Svezia (Ibra e la sua eredità saranno pesanti), Repubblica Ceka (tanta buona volontà, poco altro), insomma c’è poca cosa in questo torneo che la Uefa ha voluto allargare a un numero forse esagerato di squadre in nome del solito spettacolo tv.

Ora si entra nel vivo. Germania-Italia è già la partita, le altre vengono dopo. La Francia aspetta l’Islanda e tranne sorprese i bookies avranno vita facile; Polonia-Portogallo regalerà una semifinale a due squadre abbastanza noiose, mentre Galles-Belgio sarà forse il quarto più frizzante con due squadre che almeno non faranno troppi calcoli, anche se nessuna delle due appare trascendentale. I britannici sono gli ultimi residuati dell’Isola che non c’è, segnale da non sottovalutare.

Un azzardo? Belgio, Italia, Francia e Polonia le quattro finaliste. Con gli Azzurri che a Parigi dovrebbero sfidare proprio i padroni di casa per una finale anticipata e col Belgio che quatto quatto se la riderebbe. Forse è vero, Dio esiste e vive a Bruxelles.

 

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