Strano ma Verre

Strano ma Verre

La rivoluzione annunciata dall’Udinese si sta rivelando una conferma delle politiche passate

L’Udinese ha una peculiarità: sembra quasi che il club se ne freghi totalmente dell’animo dei tifosi. Perché solo con un sano disinteresse si può comprendere la cessione di Valerio Verre al Pescara per 4 milioni, quando bastavano 200 mila euro per il riscatto definitivo.

Solo un club che pensa di essere infallibile può evitare di ascoltare le quasi implorazioni dei suoi sostenitori, che in fondo non chiedono altro che potersi di nuovo identificare una squadra coltivando i vivai nostrani. Verre non è Iniesta, sia chiaro. Ma ha giocato due più che buoni campionati di B, l’anno corso veniva presentato in pompa magna, solo un anno fa di questi tempi Andrea Carnevale ne decantava le doti.

Oggi l’Udinese ha scelto di preferirgli Fofana, che non ce ne abbia, ma fino a una settimana fa solo gli addetti ai lavori lo conoscevano. Vero che viene dal City, ma Guardiola non cederebbe di certo un 21enne potenzialmente campione. Diciamo che piuttosto è l’ennesima scommessa, visto che la prima squadra a Manchester non l’ha nemmeno sfiorata. Una scommessa come lo sono stati i vari Willians, Maicosuel e compagnia.

I tifosi a Udine chiedono di poter finalmente rivedere qualche italiano in campo (almeno 5 o 6 contemporaneamente) non per vezzo, ma perché hanno il forte sospetto (condiviso da molti) che uno spogliatoio abbia bisogno di un trainante nostrano. Di gente che sappia dov’è Udine non solo perché è stato su Wikipedia, che sappia cosa significa indossare una maglia che profuma di 120 anni di storia.  Non ce ne abbia Fofana, ma probabilmente se andava al Watford piuttosto che a Udine per lui sarebbe stato lo stesso. E lo è per tutti quegli stranieri movimentati dai procuratori che sembra facciano il bello e il cattivo tempo. Quelli che ti piazzano perché più facile vendere il maliano di turno piuttosto che il beneventano.

L’Udinese non sembra volersi scrollare di dosso la sua esterofilia estrema. Quando la squadra ha vinto gli stranieri ci  sono stati, vero, ma c’era un solido gruppo di giocatori italiani accanto che ha saputo guidarli e inserirli. Chiedete a Sanchez cosa è significato per lui stare vicino a Pinzi e Di Natale.

La squadra futura che sta prendendo forma sembra ancora più orfana di punti di riferimento: i senatori se ne sono andati, in compenso sono arrivati ufficialmente oltre al centrocampista francese, l’esotico Hamdi, e l’eredità di Pozzo dal Granada, ovvero  Foulquier e El Arabi. In più sta per arrivare Ewandro.

In compenso Jankto, uno che appena arrivato in Friuli appiccicava post-it sui vari oggetti per imparare la lingua più facilmente, non farà ritorno.

Il mercato per adesso è deludente. Valdifiori è un buon regista se arriva, Angella un ottimo difensore. Ma è troppo poco. La rivoluzione annunciata si sta rivelando una conferma delle politiche passate. Strano ma Verre.

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