Udinese, 120

Udinese, 120

L’Udinese nel 2016 compie 120 anni. Il club è chiamato a onorare questo anniversario con un progetto che rilanci davvero le ambizioni dei Friulani

Centoventi, l’Udinese nel 2016 compie 120 anni di età. Il primo semestre non ha di certo onorato questo anniversario storico, si spera che la seconda parte sia degna di questo appuntamento.

Di certo la prima cosa che serve per festeggiare questo 120esimo appuntamento con il calcio a Udine, è l’attaccamento alla maglia, al Friuli, a quello che rappresentano Udine e l’Udinese per le centinaia di migliaia di Friulani, sia residenti sia quelli sparsi per il mondo.
L’Udin è il legame che li tiene uniti, è il vessillo da tenere alto. Chi indossa questa maglia deve capire che non è una casacca come altre. Magari non ha scudetti, ma è una maglia che rappresenta un popolo intero. Snobbarla o sminuirla per ambizioni personali è un insulto ai Friulani. Per questo in questa stagione di cambiamento (annunciato) si chiede che chi sposa questo club sia consapevole di quello che esso rappresenta.

Si chiede di lottare sempre, prima di ottenere risultati. Si chiede di identificarsi con la gente che da queste parti non è mai invadente, ma è calorosa come da nessun’altra pare quando serve. Si chiede di rispettarla e di starle vicino per quanto si può in un calcio sempre più distante dai tifosi.

Centoventi anni sono una bella responsabilità anche per i Pozzo, da trenta in sella. Hanno vissuto il centenario, finito in gloria con l’inizio di un ciclo incredibile, ma ora devono fare un salto ulteriore. Il cambio generazionale tra Giampaolo e i figli ha creato dubbi: più di qualcuno percepisce che oramai la società è considerata solo come uno strumento commerciale, che non è un crimine, ma è anche vero che il calcio non è solo numeri.
Serve una svolta che faccia capire che c’è di uovo un progetto: certamente l’abolizione delle comproprietà è stata un terremoto non da poco per la politica vincente che si era intrapresa, ovvio che altre squadre abbiano iniziato  copiare il modello Udinese, ma è anche vero che se non si torna a stare un passo avanti agli altri non si va lontano.

Oggi il Sassuolo sembra aver preso lo scettro che per anni è stato del club bianconero, non solo come risultati, ma come lungimiranza. E a Udine si chiede in parte di copiare questo novo modello sostenibile, fatto di italiani e giovani ambiziosi.

Centoventi anni dovranno essere festeggiati a dovere nel gioiello che porta il nome di ‘Friuli‘ (lo sponsor non farà mai breccia da queste parti, non ce ne abbia). Lo stadio è l’apice della gestione di Giampaolo Pozzo, che l’ha voluto fortemente. E’ ammirato ovunque, ma senza una squadra che lo onori e senza un nuovo progetto servirà a poco.
L’Udinese deve ripartire dai Friulani, i veri vincitori anche nell’ultimo anno per passione. L’Udinese deve riavvicinarsi a loro quotidianamente, andandogli incontro non solo economicamente, ma anche assecondando la richiesta di cambiamento che si leva da tutte le parti. La vicinanza quotidiana dopo gli allenamenti non è un capriccio, ma un modello consolidato a Udine.

Questo anniversario sarà storico: l’Udinese può entrare in una nuova era, ma può anche rischiare di precipitare. Per ora le scelte fatte portano con loro tanti punti interrogativi, per ora a festeggiare sembra essere sempre il Watford dove appare chiaro che idee ci siano per svilupparlo. Per ora il mercato più che una rivoluzione sembra portare una rivalutazione. Ma vedremo alla fine, di certo non si può trascurare un anniversario storico.

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