Udinese, l’asticella oggi è ai minimi termini

Udinese, l’asticella oggi è ai minimi termini

Dopo il ko con la Juve il dibattito sull’Udinese è acceso più che mai: mentre Pozzo sogna di posizionarsi sempre tra le prime sei, oggi c’è tanto lavoro da fare. Con i tifosi e con la squadra. Col Watford che deve diventare chiaro come progetto: opportunità o peso?

1 Commento

« Vogliamo provare ad alzare l’asticella, provare a entrare sistematicamente tra le prime sei, provare a non parlare più di salvezza ». Giampaolo Pozzo ha grandi sogni, come quello dello Stadio realizzato. Tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di cose da fare.

Tra i primi punti per riuscire in questo ambizioso progetto ci sarà da materializzare lo slogan che capeggia al ‹ Friuli ›: la passione è la nostra forza. Vero, ma per trascinare i friulani serve qualcosa di più.
Serve abbattere certe barriere, portare la gente  sempre più a contatto con i ‹ suoi › giocatori, oggi vicini sul campo, ma distanti fuori; serve portare qualche bandiera, visto che nel 2016 lasceranno gli ultimi senatori; servirà qualche innesto importante e qualche giocatore immagine; servirà far parlare più italiano questa Udinese perché, onestamente, salvo poche eccezioni non si capisce nulla di quello che dice in campo e fuori.  Non si potrà pensare di fare sempre i miracoli come in passato in un calcio che cambia come è cambiato lo stadio, alla velocità della luce.

L’Udinese non è più la padrona incontrastata del mercato: le nuove norme l’hanno penalizzata, ora serve farsi trovare pronti, ma non solo portando a Udine giocatori che devono rilanciarsi come quest’anno, ma coniugando le esigenze di bilancio a investimenti in prospettiva.

Il Watford in questo senso deve diventare chiaro come progetto: opportunità o peso per la crescita per l’Udinese? I tifosi se lo chiedono.

La squadra, questa squadra, non può competere con le prime sei del campionato e ce ne vorrà per farla tornare in alto perché c’è da rivedere l’idea stessa di come è stata assemblata. La Juve ha messo in luce con disarmante naturalezza tutti i limiti di una Udinese troppo povera di qualità per poter competere.

Paròn Pozzo è un sognatore, è vero: ma non basta lo stadio gioiello se non lo si riempie di un’anima vera, quella che ti appassiona. Non perché vince, ma perché ha anche  qualcosa da dire, qualcosa che la identifichi con la sua Terra.

L’Udinese di oggi, ahinoi, dopo il Carpi è ripiombata nel suo grigiore: quel barlume di luce che si era acceso a Torino e che era stato confermato con l’Atalanta si è spento.  A Modena la squadra non è scesa in campo, con la Juve ha giocato 20 minuti prima di sciogliersi.

Alzare l’asticella passa da varie cose e oggi c’è da chiedersi se questa squadra ha ancora fame: è troppo forte per pensare di retrocedere (o meglio, sembra ancora più forte delle ultime tre), ma è decisamente inadatta a poter pensare di competere per la sinistra della classifica.

Ora la sfida sarà non ripetere il campionato dell’anno scorso, altrimenti i 10 mila abbonati di oggi rischiano di essere un traguardo anch’esso difficile da raggiungere. Stramaccioni per risultati analoghi fu crocifisso subito, oggi Colantuono ha la fiducia del club, ma anche lui deve tirare fuori qualcosa in più della grinta da questa squadra.

1 commenti

1 commenti

Inserisci qui il tuo commento

  1. riso68 - 2 anni fa

    Nel giorno della prima a stadio completamente aperto (quindi inaugurato, checché se ne dica), nel giorno dell’ORGOGLIO dei Friulani 1896, la squadra perde (e ci sta) senza lottare (inaccettabile!).
    Non ne faccio una questione di qualità (molto scarsa peraltro, ma non serviva la partita di ieri per scoprirlo, vero Gino?) ma di umiltà e grinta! Di cuore e volontà!
    Vogliamo gente che lotta, che gioca con il cuore!
    Una figuraccia.
    Complimenti a tutti.

    Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy