Udinese-Pordenone: da fantascienza a reale possibilità

Udinese-Pordenone: da fantascienza a reale possibilità

Il Pordenone sogna la B e la meriterebbe grazie al gioco che il friulano Tedino le sta dando. L’Udinese rischia la Serie B a causa di un gioco che non c’è, ma anche di molti altri problemi. E il prossimo anno pensare a uno Stadio Friuli pieno di passione friulana, ma neroverde, oggi non è più utopia. A Udine c’è distacco, rabbia, delusione. A Pordenone c’è una società che rispecchia i valori e le tradizioni di questa terra.

Un salto in un futuro che solo mesi fa era fantascienza pura, oggi è più che mai realistico: Stadio Friuli, stagione 2016/17, spalti tinti di neroverde e di passione. No, non è un refuso, uno sbaglio. Il Pordenone merita la Serie B e la prossima stagione se riesce nella promozione (mai come oggi davvero concreta) senza un Bottecchia adeguato, potrebbe giocare a Udine. Non sarebbe uno stadio alieno: i friulani, gente passionale anche se non sembra, si stanno avvicinando sempre più al miracolo disegnato magistralmente da Bruno Tedino, tecnico che come detto dalla Gazzetta è stato fin troppo sottovalutato. Nato a Udine, ma uomo di calcio totale. Uno a cui piace lavorare con i giovani (gli si illuminano gli occhi quando parla dei vari Meret, Coppolaro, Magnino, avuti con lui in Azzurro), ma che sa far rendere al meglio anche gli esperti. Il tutto grazie a un gioco che piace a tutti: ai giocatori che sanno che li esalta, al pubblico e alla critica. Ma anche grazie a un sapiente lavoro di psicologo all’interno dello spogliatoio. Non c’è uno in casa Pordenone che non sappia di essere tenuto in considerazione.

Il segreto è questo, non serve altro e ora con sette vittorie consecutive anche il primato per i Ramarri non è lontano.

Sembrano la squadra di Giacomini a fine anni settanta: un allenatore capace e innovativo, un mix di friulani, giovani ambiziosi e vecchietti pronti al sacrificio. Partita dal ripescaggio in Serie D e oggi al vertice della Pro.

Ma anche l’anno scorso non meritava la retrocessione: l’avvento di Rossitto è stato forse tardivo, se fosse arrivato prima Don Fabio da Polcenigo, chissà. Questo non toglie che in estate l’intuizione di riportare a casa Tedino è stata geniale e produttiva. Grazie Fabio, ma qui abbiamo la possibilità di fare grandi cose. Nessuno lo disse allora, ma la sensazione è che dietro a questi successi ci sia stata la consapevolezza di poter fare davvero qualcosa che solo da fuori appare miracoloso.

Sai che beffa: il Friuli disegnato per l’Udinese che si appassiona di Pordenone.

Eppure potrebbe essere così.

Mai come questa volta i bianconeri rischiano di retrocedere. L’Udinese di oggi è una accozzaglia di stranieri, poca identità, gioco praticamente invisibile, un tecnico romano che ancora non ha legato con il carattere dei friulani. Gente tosta che ama i fatti e non le parole. A Udine tra scuse, recriminazioni, scivolate sulle bucce di banana si sta facendo di tutto per non creare passione. Il Watford poi è la ciliegia sulla torta: hai voglia a dire che l’Udinese è al centro del progetto quando le cifre spese per gli Hornets sono sotto gli occhi di tutti. Colantuono è agli antipodi da Tedino, come caraterete, come gioco, come gestione. E mentre ci si interroga come mai la società non abbia optato per Donadoni la scorsa estate, uno che a Udine piace da sempre, ora la domanda è: come farà Colantuono a salvare la baracca dopo essere stato di fatto delegittimato con la pesante accusa che la sua squadra non corre?

L’Udinese è caos oggi, il Pordenone è pragmatismo. E pensare a un derby friulano in B non è più una battuta o un sogno per qualcuno.
Uno Stadio Friuli che rischia di appassionarsi per dei friulani che la rispecchiano, ma che oggi non sono i bianconeri. Guarda che beffardo sarebbe il destino.

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