Udinese, processo al modulo

Udinese, processo al modulo

Il 3-5-2 (e varianti) da tre anni porta gola raffica presi e sconfitte. Questione anche di uomini, ma siamo certi che perseverare sia la strada giusta considerando che mancano fasce e centrocampo adeguati?

Udinese eliminata,vecchi problemi che riemergono: se è vero, come dice Beppe Iachini, che in poche settimane non si possono fare miracoli, è altrettanto vero he ci si attendeva nella prima gara vera della stagione qualche risposta.

E almeno una c’è stata: la difesa a tre dopo tre stagioni con 172 gol sul groppone, è più che mai obsoleta. I due mediani davanti, tutta grinta e polmoni (Badu e Fofana) non hanno dato garanzie di copertura eccessiva e anzi il francese appare più che mai acerbo. Ma soprattutto le fasce laterali non sembrano garantire la giusta dose di spinta e copertura, specie sulla sinistra dove Armero è più che mai in discussione.

Non ci si capacita del perché il club bianconero continui a crescere in questo modulo. Se è vero che i numeri sono fini a sé stessi, è anche vero che sono dei vestiti e se calzano male andrebbero cambiati. Le modifiche (vedi De Paul più avanzato) portano sempre una scoperta da qualche parte. Inutile girarci attorno: la coperta è questa e deve bastare. Il punto è che se si pensa a offendere ci si scopre, se al contrario ci si copre (come l’anno scorso) non si trovano sbocchi.

Il 3-5-2 è stato ‘inventato’ da Guidolin e ha esaltato come non mai un bomber di razza come Di Natale, ma dietro c’erano interpreti di primo piano. Oggi manca sia il bomber sia gli interpreti di primo piano, col solo De Paul che pare saper addomesticare il pallone. Troppo poco.

Urge una svolta o una crescita. I dubbi su questa dopo tre anni di disgrazie e gol sono leciti più che mai. La svolta appare difficile non essendoci più dei terzini veri per tornare alla difesa a quattro.

La coperta rischia di restare piccola e il campionato incombe con un calendario tosto: già dopo la sconfitta con lo Spezia nello spogliatoio friulano non tirava una bella aria, figuriamoci la depressione se dopo nove giornate la squadra resterà legata agli ultimi posti.

Il lavoro è la prima medicina dicono tutti gli allenatori e Iachini non è da meno: «Dobbiamo voltare pagina. Se ne esce con il lavoro. Sono convinto che nelle prossime settimane, con qualche correzione, potremo migliorare». E’ così, ma lavorare su vecchi vizi rischia di peggiorare le cose, forse.

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