Udinese alla prova dei fatti

Udinese alla prova dei fatti

Dopo tre mezze prestazioni l’Udinese col Bologna è chiamata alla svolta per non ricadere nella malattia: servono i tre punti, inutile girarci attorno. Il rischio che rimane concreto è che senza una accelerata si faccia la fine dell’anno passato con la testa già alle vacanze.

L’Udinese come già detto è una convalescente che  col Bologna deve guarire assolutamente. Un ricaduta, leggasi solo un altro punticino o ancor peggio una sconfitta, la farebbero tornare  nella malattia. Che non ha un nome ben preciso.

Perché la squadra bianconera dimostra di esserci (anche a Milano), ma poi spesso si scioglie troppo presto. Insomma non bastano 45 minuti, come con Lazio, Empoli e Milan, per ottenere i successi. In questi tre casi è arrivato un punto, alla fine equo, ma che mostra una Udinese double face.

Come mai ci siano cali così evidenti è difficile spiegarlo: episodi dovuti da paure ataviche, calo fisico, crollo mentale dopo aver dato tutto all’inizio. Vai a capire, così come non puoi capire perché chi subentra spesso non è all’altezza di chi esce.

Rimane però il problema di fondo che va preso di petto. Il rischio concreto che l’Udinese corre non è quello di retrocedere (non l’ha mai rischiato così come non l’ha mai fatto l’anno scorso), ma di cadere come l’anno passato nel limbo. In una sensazione di vacanze anticipate dove le motivazioni sono difficili da trovare.

A proproposito di confronti: il tanto biasimato anno di Strama a oggi contava ancora un punto in più in classifica, per cui questa Udinese che aveva come obiettivo dichiarato il migliorare quella stagione deve mettersi a correre. Non solo un  tempo, ma per novanta minuti.

Bologna, Genoa e Verona  a febbraio devono portare almeno 7 punti: inutile girarci attorno, perché se non si vuole davvero cadere nella Terra di Nessuno della classifica, serve una svolta decisa.
Dopo tre pareggi e tre mezze prestazioni i bianconeri devono mettere la freccia: i nuovi possono dare una mano, sta a Colanuono capire l’assetto migliore.

Infine Di Natale: vederlo sbracciarsi in panchina da tre gare come se fosse lui il tecnico è un’immagine che non va trascurata. Senza leader italiani in campo, si sta ritagliando un ruolo che potrebbe essere un apri pista per il futuro, oltre che per il presente. Un allenatore aggiunto più che un campione part time.

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