Udinese, una squadra ma non ancora un gruppo

Udinese, una squadra ma non ancora un gruppo

L’Udinese appare ancora troppo eterogenea, con troppa concorrenza e soprattutto ancora solo una squadra, non un gruppo

Per fare una squadra forse bastano delle cene, ma per fare un gruppo serve ben altro: serve unità d’intenti, serve capire soprattutto che essere individualisti porta a poco. E all’Udinese la sensazione è che questa rosa composta per il 90 per cento da stranieri sia ancora troppo individualista. O forse è meglio dire egoista: i progetti personali futuri rischiano di venire prima del progetto principale presente, che è la stagione.
Certo a parole tutto appare facile: sorrisi, foto (o come li chiamo oggi selfie), frasi preconfezionate, ma la realtà dei fatti dice che questa Udinese ha ereditato una situazione pesantissima e non basta qualche sorriso di circostanza o qualche proclama per cambiare le cose.

Gli innesti fatti potrebbero anche essere positivi (condizionale d’obbligo, tutti da verificare), ma ci sono ancora tanti dubbi riguardo la struttura stessa della rosa.
L’attacco titolare rischia di essere formato da una coppia in prestito, ovvero Zapata e Peñaranda. Thereau ha già detto che il suo sogno è approdare al Marsiglia, anche perché sta fiutando che a Udine la concorrenza davanti si fa troppo pesante, ma il club in prestito non lo vuole cedere. Davanti inoltre sembra comunque mancare una cosa fondamentale: quello che la butta dentro. Per anni si è vissuti alle spalle di Di Natale, la sgradita sensazione è che non si è capito a fondo che l’eredità andava pensata prima non solo oggi.
A centrocampo l’arrivo di De Paul è positivo, l’argentino porta certamente qualità. Ma la coperta rischia di rimanere sempre corta visto che il modulo è sempre lo stesso. Un centrale basso davanti alla difesa o De Paul alto dietro le punte costringe comunque a scelte obbligate e a esclusioni che alla lunga possono creare qualche problema. Kone, messosi in luce in pre stagione, appare già dimenticato, Balic rimane un oggetto misterioso, Lodi è dato partente (Fernandes già praticamente della Samp). Intanto Jankto, anch’egli tra i migliori, sembra pagare l’ingombrante presenza di Armero (e in futuro di Adnan). Anche in questo caso la sensazione è che ci siano giocatori che devono giocare più di altri, anche se mister Iahini è categorico nel smentire questa opinione.
Sarà, ma anche in difesa Angella (uno che qualche gol lo fa) per ora sembra chiuso dalla triade Heurtaux, Danilo e Felipe.

La situazione alla lunga rischia di diventare esplosiva come già successo se non si corre ai ripari subito. Il compito di Iachini è cercare di creare un gruppo, non solo una squadra, ma come visto non è semplice anche perché l’annoso problema è che manca uno zoccolo duro di italiani. Sembrava a maggio che la società avesse capito che questo non era solo un vezzo da tifosi, ma un’essenza primaria per cercare di cementare e cucire rapporti tra individui di lingue differenti che si sentono tutti titolari, invece la strada percorsa è sempre la stessa. Pinzi, Domizzi, Di Natale, Pasquale, prima di loro anche altri garantivano questo aspetto. Poi tutto si è andato sgretolando e con lo Spezia si è assaggiato l’antipasto della stagione: undici stranieri in campo.

Oggi ci si chiede anche che sarà di Scuffet, che almeno in Coppa Italia poteva giocare. Un talento recluso in panchina tutto l’anno rischia di diventare un talento che si perde.

In tutto questo c’è il campionato all’orizzonte con un avvio decisamente in salita. Perdere già punti rischia di creare ancora più ansie, paure e nervosismo. Ma il bivio è lì e l’Udinese non può più permettersi di sbagliare strada. Non tutti gli anni può trovare squadre che le fanno regali inaspettati.

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