Ultima chiamata per il soldato Gigi

Ultima chiamata per il soldato Gigi

La dirigenza ha imposto 4 punti tra Sassuolo e Atalanta. Senza quelli si cambierà condottiero

di paoloblasotti

L’ultimatum è scoccato. DELNERI dovrà conseguire 4 punti tra Sassuolo e Atalanta altrimenti si cambierà condottiero. Il quinto negli ultimi 4 anni. Gianpaolo Pozzo sembra essere tornato il mangia allenatori di un tempo, quando l’Udinese vivacchiava tra serie A e serie B quando la squadra non conosceva la stabilità tecnica che avrebbe incontrato dalla seconda metà degli anni 90, inanellando 23 anni consecutivi in serie A. L’Udinese in effetti sembra essere tornata quella di fine anni 80, e la sconfitta di domenica, anche dal punto di vista numerico ricorda molto il 2 a 6 imposto in casa dall’Avellino in quel 15 marzo 1987. La Holding, la cui gestione ormai già da una decina di anni è passata in mano a  Gino Pozzo, invece di consolidarsi è implosa tornando alle origini, quando il padre Gianpaolo si era da poco messo al timone della barca in un mare, quello del Calcio, a lui sconosciuto sfidando scogli pericolosi come i 9 punti di penalizzazione, e l’incapacità gestionale e l’inesperienza che lo portavano a puntare su allenatori esotici e giocatori a fine carriera (Gallego, Graziani etc). Gli scogli di oggi invece provengono da oltre manica, e portano il nome del Watford, la creatura che è cresciuta nella pancia della proprietà (per i tifosi come un cancro o una serpe in seno) e che ora ha raggiunto dimensioni ragguardevoli tanto da anteporla alle attenzioni del socio di maggioranza, al cospetto della sua creatura di origine: L’Udinese.

I tifosi lamentano una presidenza lontana, da videoconferenza, assente anche domenica sugli spalti del Friuli per il match con la Juventus.

Gino Pozzo si è perso una squadra che era partita bene, pressando alto, passata in vantaggio con Perica, per poi agevolare la rimonta e il sorpasso dell’avversario con i soliti regali (autogol incredibile di Samir) e il gol di Khedira, viziato da una mancata diagonale difensiva di Adnan. Si è perso una squadra arrembante per una buona mezz’ora in 11 contro 10, che ha messo alle corde la vecchia signora, aggrappata più volte alla maestria del vecchio Buffon, per poi raggiungere il pari. Si è perso inoltre la Caporetto dell’ultima mezz’ora, nella quale la Juve ha annullato l’inferiorità numerica nell’unico modo in cui è possibile farlo ovvero con le palle inattive, chiudendo la gara sul 4 a 2 e decorandola con le 2 ulteriori ciliegine del 6 a 2 finale, che hanno umiliato squadra e soprattutto tifosi.

Del Neri ha pochissime ore per rimettere  in carreggiata quella che ormai è diventata un’armata brancaleone.

Numeri alla  mano solo il Benevento ha fatto peggio in termini di sconfitte e gol subiti.

Di buono c’è che l’Udinese dispone del sesto attacco del campionato. Magra consolazione, ma indicativo sul fatto che c’è del buono in questa rosa, e che se gli effettivi fossero guidati da un’organizzazione di gioco e una impermeabilità difensiva, e da una certa disciplina tattica, il valore dei 12 nazionali riuscirebbe a sublimare il collettivo.

L’Udinese è crollata anche fisicamente, in superiorità numerica, nella ripresa al cospetto di una squadra che oltre che ad essere in 10 aveva condotto una battaglia mercoledi in Champions per rimontare lo Sporting di Bruno Fernandes, uno dei tanti ex che una volta lontano dal Friuli hanno saputo infilare una linea di rendimento positiva.Che sia l’aria di Udine che fa male?  E’ crollata dicevamo perchè il tecnico punta tutto sul fisico e poco sul fraseggio e la fluidità della palla, e su un campo pesante come quello di Domenica, se punti tutto sul fisico alla fine paghi dazio. Senza un gioco si corre tanto (a vuoto) e si corre male; se si conosce l’abilità di far correre la palla, che come dice Sacchi non suda,  di mantenersi corti, di pressare in collettivo, trovarsi è più semplice, ci si stanca di meno e si mette in difficoltà l’avversario.

Del Neri ha poco tempo; fin’ora si è dimostrato cocciuto e ottuso, chiuso su quelle che sono le sue convinzioni. Affonderà con esse oppure con esse saprà risorgere? Si vedrà tra qualche ora. L’impressione è che ha a disposizione l’ultima cartuccia, e dovrà mirare bene per andare a bersaglio. Non avrà altre possibilità.

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