Zico e Baggio insegnano cos’è un fuoriclasse e non solo un campione

Zico e Baggio insegnano cos’è un fuoriclasse e non solo un campione

I due grandissimi numeri 10 sono accomunati da tante cose: Baggio passa i 50 anni con i terremotati, Zico torna tra la sua gente e si sente uno di loro. E in campo facevano cose che tanti pseudo campioni di oggi si sognano

Quello che molti oggi hanno perso di vista è la differenza tra campione e fuoriclasse. Dei primi ne spacciano un’infinità, poi magari scoprendo che del campione hanno solo l’indole a un look particolare, ma sul campo sono piccoli brocchi alla ricerca di qualche contratto.

Poi ci sono i fuoriclasse. Oggi forse solo Ronaldo e Messi possono essere insigniti di tale titolo. Fa un po’ tristezza pensando ai vecchi tempi (nemmeno tanto vecchi, suvvia), dove se ne contavano a bizzeffe: Baresi, Maradona, Platini, Van Basten, Cantona, senza andare troppo indietro nel tempo.

Ma due su tutti spiccano, due stelle che brillano come le Pleiadi, un punto di riferimento per tutto il firmamento del calcio. Baggio e Zico.

BAGGIO RACCONTA ZICO

Partiamo dal Divin Codino. “Tutti hanno a che fare con difficoltà e problemi nella propria vita, io credo che la differenza la faccia l’atteggiamento. Se ti lasci andare, perdi un’occasione per misurare quanto è grande la tua vita“. Lo ha detto Baggio, arrivando a Norcia, nella tensostruttura dove ha festeggiato  il 50/o compleanno. In tanti ad aspettarlo, soprattutto giovani. Il campione, accompagnato dal manager, ha deciso, infatti, di festeggiare tra gli sfollati del terremoto del Centroitalia. “La gente qui è ammirevole, umile e vive per le cose semplici, è un esempio per tutti“, ha detto ancora. Stamattina l’ex Divin codino ha visitato Amatrice, dove ha incontrato il sindaco, Sergio Pirozzi, e i bambini del comune reatino, nella mensa di Campo Lazio, dove stavano festeggiando il Carnevale. Nella tensostruttura un buffet offerto da Bianconi ospitalità e poi la torta di compleanno. Baggio dormirà a Norcia, in un camper noleggiato per l’occasione. Festeggiare il compleanno con chi soffre non è cosa da poco, cosìcome non è cosa da poco quello che ha fatto in campo. L’unico, assieme a pochi altri (Maradona e Zico) a risolvere una partita da solo.

Il fato vuole che il suo mito sia proprio il Galinho, oggi di nuovo a Udine, accolto da eroe esattamente come nel 1983, segno che i tifosi non hanno memoria corta come qualche vecchio giornalista si ostina a ribadire. L’Udinese ha avuto Anche Sanchez e Di Natale, campioni veri, ma non fuoriclasse. Il fuoriclasse è altro.
La storia di Zico è particolare: nasce povero, il fratello è forse anche più forte (si dice), ma è contro il regime che regna in Brasile e lascia il calcio perché vede nel fratellino qualcosa in più. Quel brillare degli occhi che è tipico di chi segna così come sogna.
Zico è venuto a Udine sognando lo Scudetto. Non è andato a Milano o Torino perché, come lui stesso ha spiegato, “vincere con l’Udinese ha un altro sapore, dalle altre parti saresti uno dei tanti“.
Baggio ha vinto con le grandi, ma è riuscito lo stesso a levarsi da tutti gli altri: questione di classe anche fuori dal campo.

Umili, disponibili, fieri delle proprie origini, dei loro sacrifici, silenziosi, mai una parola fuori posto. E sempre dalla parte dei tifosi.
Il fato  vuole anche che Zico a Udine la prima volta venne per una partita per i terremotati del 1976. C’è sempre qualcosa che accomuna i grandi. Che non dimenticheremo mai.

Solo una cosa gli manca: il Mondiale. Zico ha ceduto contra la Grande Italia, Baggio ha sbagliato un rigore a Pasadena, ma non è da questi particolari che si giudica un giocatore.

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