Triestina caos, giocatori in rivolta: stipendi non pagati

Triestina caos, giocatori in rivolta: stipendi non pagati

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Non c’è pace per la Triestina. Sul campo malmenata dal Venezia in Coppa Italia, fuori con la grana stadio (rischia di perdere il Rocco), nello spogliatoio aria di tempesta.

I giocatori alabardati, infatti, hanno emesso un comunicato stampa per far luce sulla loro situazione:
«Presentiamo questo comunicato per spiegare qual è la situazione attuale della Triestina. Vogliamo premettere che tutti noi siamo i primi ad essere dispiaciuti per le condizioni nelle quali ci ritroviamo, ma non per questo rinunceremo a mettere in campo il nostro impegno e la professionalità per difendere questa gloriosa maglia e, anzi, ci metteremo ancora più dedizione e volontà. Purtroppo – continua la nota –  la situazione non è facile in quanto la società non ha mantenuto gli accordi che normalmente si raggiungono ad inizio della stagione sportiva, stessa cosa dicasi per i regolari rimborsi federalmente previsti, in merito ai quali fino ad ora non è stato pagato alcunché da inizio stagione, con il risultato che ora stiamo vivendo una stagione calcistica di totale confusione e disorganizzazioneAi calciatori che provengono da fuori città non è più garantito un alloggio e non sanno più dove andare, quelli che raggiungono ogni giorno il campo d’allenamento con i propri mezzi privati percorrendo anche più di 150 km al giorno, lo fanno a loro spese».

«Ciò che appare ancora più grave – sottolineano i giocatori –  è che non ci è messa a disposizione nemmeno la fornitura medica che non soltanto non è mai sufficiente, ma alle volte, come nel caso delle bende per le fasciature o dei medicinali di base, è completamente assente. Non c’è mai nemmeno un medico socialeNon ci è stato fornito nemmeno il materiale sportivo per allenarci (ci troviamo infatti a svolgere gli allenamenti ognuno con il propri indumenti sportivi) e nemmeno la divisa di rappresentanza che normalmente si utilizza la domenica. Inoltre, quando ci sono le gare ufficiali, noi ci presentiamo in trasferta nei campi del Triveneto con le nostre proprie macchine a nostre spese (ed appunto con i nostri abiti civili)».

«In grave difficoltà – ancora –  ci sono anche i giovani calciatori in rosa (spesso appena maggiorenni), che sono lontani da casa, costretti a vivere alla giornata senza certezze. Stessa grave situazione la stanno vivendo i calciatori che hanno una famiglia da tutelare. In aggiunta a tutto questo, non possiamo dimenticare l’assurda decisione di mettere arbitrariamente “’fuori rosa” sei elementi fondamentali per la rosa, alcuni integrandoli dopo alcune settimane senza dare loro nessuna spiegazione, creando così soltanto tensione e incertezza in tutta la squadra».

«Avremmo potuto già da tempo mettere in luce questa situazione – spiegano – , ma non lo abbiamo voluto fare per non alimentare ulteriori critiche e per tutelare al più possibile la squadra. Ma ora, arrivati a questo punto, nell’evidenza dei fatti e di una situazione che peggiora sempre più, a fronte di continue promesse che tutt’ora ci vengono fatte, ci sentiamo presi in giro come si sentono presi in giro i tifosi della Triestina.  Con questo comunicato intendiamo inviare un messaggio a tutta la città, alle autorità ed ai tifosi tutti, nella speranza che la situazione si risolva quanto prima per il bene soprattutto di questa gloriosa maglia Alabardata tanto amata dai triestini».

«Noi – concludono – , da parte nostra, ribadiamo ancora una volta che non ci tireremo indietro. Nonostante tutto. Nonostante questa proprietà».
Lo rilevano in una nota i giocatori dell’Unione Triestina rilanciato su facebook dal settimanale “City Sport” e riportato da TriestePrima.it.

 

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